FEDE E VITA
Convegno nazionale Cei su catechesi e comunità cristiana
(Pesaro) – Il passaggio degli adulti da "destinatari" a "soggetti dell’educazione e della comunicazione" e "le condizioni per renderli consapevoli di questo giusto protagonismo": è questo il "cuore" dell’evento, come indicato da don Guido Benzi, direttore dell’Ufficio catechistico nazionale della Cei, in apertura del convegno nazionale dei direttori degli Uffici catechistici diocesani sul tema: "Adulti testimoni della fede, desiderosi di trasmettere speranza. Responsabilità e formazione della comunità cristiana" (Pesaro, 20-23 giugno). Il convegno, che è una delle tappe di avvicinamento al Congresso eucaristico nazionale di Ancona (3-11 settembre) ed è stato preparato con il contributo della Consulta nazionale e della Commissione nazionale per la catechesi degli adulti, vede la partecipazione di 263 iscritti tra direttori e collaboratori degli Uffici catechistici diocesani: sacerdoti, laici, laiche e catechisti provenienti da 127 diocesi. Il tema della formazione degli adulti viene approfondito, in tutti gli interventi, alla luce degli Orientamenti pastorali per il decennio "Educare alla vita buona del Vangelo", che sono stati presentati da mons. Marcello Semeraro, vescovo di Albano e presidente della Commissione episcopale per la dottrina della fede, l’annuncio e la catechesi, il quale ha notato come la formazione degli adulti è “un’urgenza pastorale” per cui è fondamentale “un progetto, articolato e condiviso, di pastorale integrata”.
Accoglienza e accompagnamento. Alcune indicazioni su come muoversi nel campo dell’educazione e formazione degli adulti sono emerse dalla relazione di mons. Walther Ruspi, responsabile del Servizio per il catecumenato dell’Ufficio catechistico nazionale, che ha individuato nell’"accoglienza" e nell’"accompagnamento" i due atteggiamenti principali che occorre adottare. Questi ultimi richiedono una "maturazione" della comunità cristiana parrocchiale, che deve "imparare a vivere l’esperienza della sua vita liturgica come grande luogo educativo", e una "trasformazione profonda" delle medesime parrocchie, perché diventino "luogo di accoglienza, di dialogo, di discernimento e iniziazione al mistero di Cristo". Mons. Ruspi ha anche evidenziato che "l’impegno ad accompagnare Cristo nella comunità è una vera e propria ‘chiamata di mediazione’ rivolta a ogni battezzato" e richiede "una doverosa e responsabile preparazione degli accompagnatori adulti".
Schemi pastorali. Altre indicazioni sono giunte da mons. Andrea Lonardo, biblista, pastoralista e direttore dell’Ufficio catechistico diocesano di Roma, per il quale “dal Convegno di Verona in poi si ripropone ogni volta la questione di come utilizzare proficuamente la nuova proposta di schematizzazione nei cinque ambiti, vita affettiva, lavoro e festa, fragilità, tradizione, cittadinanza, ma anche di come continuare a beneficiare della precedente schematizzazione, il trinomio Parola-Liturgia-Carità, che si era imposto nell’uso nei decenni precedenti”. L’esperto ha sottolineato che il trinomio "ci consegna tre aspetti, tre ‘compiti’, possiamo dire, della missione della Chiesa”, mentre “la proposta dei cinque ‘ambiti'” ha molto “più profondamente la pretesa di porre la questione di come la novità cristiana illumini, attraverso queste dimensioni, la vita umana”. Don Cesare Bissoli, consulente per il Settore dell’apostolato biblico dell’Ufficio catechistico nazionale, spiegando come "il credente adulto è il testimone maturo della fede reso capace di ascoltare e parlare con Dio", ha messo in rilievo che "la Parola di Dio, in quanto sorgente primaria di verità e grazia è il cibo adeguato per l’adulto".
Adulti credenti. Ma chi sono oggi gli "adulti credenti"? Secondo Alessandro Castegnaro, docente di sociologia e religioni alla Facoltà teologica del Triveneto, "sono più anziani, inattivi e femminilizzati" e hanno un rapporto con la Chiesa di "identificazione" ma anche di "critica" e il loro "grado di condivisione" delle verità del credo cristiano è "variabile". Per Marco Cangiotti, docente di filosofia politica dell’Università di Pesaro, l’adulto, oggi, è un "attore responsabile" e questo suo modo di essere si può constatare soprattutto nel campo della "generazione", che si può declinare nella dimensione del "progetto", nel senso di programmare un figlio che poi si "possiede" e in quella dell’"avvenimento", ovvero l’apertura a "qualcosa di nuovo che accade". Don Pio Zuppa, docente di teologia pastorale alla Facoltà teologica pugliese, ha notato che "non esiste più l’uomo adulto formato per sempre" ma esiste l’"adult-in-progress" che "vive il cambiamento come opportunità", cosa possibile solo se "nei luoghi della formazione ecclesiale, si torna a parlare il linguaggio dell’esperienza e della vita"; tra i metodi "nuovi" suggeriti c’è quello "narrativo-autobiografico". Paola Dal Toso, ricercatrice all’Università di Verona e segretario della Consulta nazionale delle aggregazioni laicali, ha rilevato la difficoltà di rapporto tra "adulti credenti" e parrocchia, dove "si vive la contraddizione dei termini ‘responsabilità’ e ‘corresponsabilità’"; un altro dei problemi di fondo della parrocchia "non è quello dell’individuazione di laici disponibili ad assolvere compiti, ma quello della maturità laicale per la missione della Chiesa e la sua testimonianza nel mondo".