UE E AMBIENTE
Un documento in vista del quarto “Vertice della terra”
“È fondamentale che gli Stati, qualunque sia il loro grado di sviluppo, gestiscano in modo sostenibile le risorse e il capitale naturale”: Janez Potocnik, commissario Ue all’ambiente, ha presentato il 20 giugno a Bruxelles, assieme al collega Andris Piebalgs, con delega allo sviluppo, un documento che dovrebbe aprire il dibattito tra le istituzioni comunitarie in vista del quarto “Vertice della terra” che si terrà nel giugno 2012. Effetti visibili, risposte comuni. L’incontro sui temi dell’economia verde e della governance a livello mondiale (Rio+20) si svolgerà a Rio de Janeiro venti anni dopo la Conferenza delle Nazioni unite per l’ambiente e lo sviluppo (Rio 1992). Nella comunicazione dell’Esecutivo sono definiti “obiettivi e azioni specifiche per i due temi della conferenza, correlati l’uno all’altro: facilitare il passaggio a un’economia verde nel contesto dello sviluppo sostenibile e della lotta contro la povertà e assicurare una migliore governance in materia di sviluppo sostenibile”. Potocnik ha aggiunto nella stessa occasione: “Per i Paesi in via di sviluppo può trattarsi di una grande opportunità, perché le risorse e il capitale naturale sono intrinsecamente legati alla lotta contro la povertà. Per ottenere questi risultati a livello globale occorre creare le condizioni di mercato e normative adeguate” su scala planetaria. La posizione comune dell’Ue verso Rio+20 dovrà essere presentata in sede Onu entro il 1° novembre: nei prossimi mesi, dunque, il testo dell’Esecutivo troverà ancora posto nell’agenda di Consiglio, Europarlamento e Commissione. Lo stesso Andris Piebalgs ha osservato: “I Paesi in via di sviluppo sono i primi ad essere colpiti dai cambiamenti climatici e dal degrado ambientale. Gli effetti più visibili sono alluvioni, siccità e innalzamento del livello dei mari, fenomeni che mettono a rischio lo sviluppo economico e sociale che noi cerchiamo di stimolare con la nostra assistenza”. Rio+20 offrirà, secondo il commissario, “l’occasione per consolidare l’impegno politico a migliorare le condizioni di vita di milioni di persone. Dobbiamo passare a un’economia verde che ci aiuti a realizzare una crescita sostenibile a vantaggio di tutti i cittadini”.Tre capitoli principali. La comunicazione della Commissione si fonda su tre capitoli principali. Nel primo indica la necessità di “investire in risorse chiave e capitale naturale”. “Si tratta – vi si legge – di risorse idriche, energie rinnovabili, risorse marine, biodiversità e servizi ecosistemici, agricoltura sostenibile, foreste, rifiuti e riciclaggio”. Questi settori forniscono “sostentamento a milioni di persone e possono contribuire ad alleviare la povertà. Inoltre, in futuro potrebbero diventare settori chiave della crescita economica e dei mercati mondiali”. Il secondo punto posto in evidenza indica invece la via degli strumenti normativi e di mercato da combinare tra loro: “Occorre introdurre ecotasse, eliminare sovvenzioni controproducenti sotto il profilo ambientale, mobilitare le risorse finanziarie pubbliche e private e investire in competenze e professionalità legate all’ambiente”. Si ritiene utile anche “mettere a punto indicatori che permettano di misurare il progresso in senso più ampio, ossia tenendo conto degli aspetti ambientali e sociali, parallelamente al Pil”. In terzo luogo è importante migliorare la governance e “incoraggiare la partecipazione del settore privato”: vanno dunque consolidate e razionalizzate “le strutture attuali di governance internazionale (ad esempio potenziando il programma Onu per l’ambiente)”. È essenziale “anche accrescere sensibilmente la partecipazione e l’impegno delle imprese e della società civile”. Il parere dei cittadini. Contestualmente alla diffusione della comunicazione per il quarto “Vertice della terra” di Rio de Janeiro, la Commissione ha diffuso un’indagine demoscopica riguardante i cittadini europei e le loro posizioni in materia ambientale. Alcuni risultati sono scontati, altri meno: ad esempio si evince che “un’ampia maggioranza di cittadini è d’accordo nel ritenere che un uso più efficiente delle risorse naturali e la protezione dell’ambiente possano favorire la crescita nell’Ue”. Inoltre “9 cittadini su 10 ritengono che, nonostante la crisi economica, l’Unione debba stanziare fondi per finanziare attività a favore dell’ambiente”. È notevole anche il sostegno “per l’attività legislativa a livello comunitario”: 8 cittadini su 10 ritengono che per proteggere l’ambiente nel loro Paese sia necessaria una normativa decisa fra tutti gli Stati membri. A questo proposito, Potocnik ha dichiarato: “Molte tendenze indicano che gli europei sono oggi più che mai impegnati a difesa dell’ambiente. E parliamo di fatti e non solo di buone intenzioni: due europei su tre affermano di aver fatto una raccolta selettiva dei rifiuti nell’ultimo mese, più della metà si sforza di ridurre il proprio consumo di energia, 4 su 10 cercano di usare meno prodotti usa e getta e un numero crescente di cittadini si sta convertendo a forme di trasporto più ecologiche”.