EDITORIALE
Ue e immigrazione: un vocabolario in 23 lingue
La Torre di Babele portò a ben modesti risultati. E ancora oggi quando gli uomini non si capiscono fra di loro, quando non si pongono obiettivi buoni e condivisi, concludono poco o nulla. Fatte le debite proporzioni, il ragionamento si può applicare alle migrazioni. Come è possibile – ci si è domandati a Bruxelles – realizzare normative e politiche coerenti per la gestione delle migrazioni provenienti da Paesi terzi, se fra i 27 Stati membri dell’Unione europea non ci si intende, se la parola “asilo” può essere fraintesa, se “accoglienza”, “respingimento”, “straniero”, “integrazione” sono termini che evocano realtà differenti a secondo delle latitudini?A partire da queste semplici riflessioni, segnalate in sede Ue già dal Consiglio europeo di Tampere del 1999 e poi messe nero su bianco nel 2009 con il Programma di Stoccolma che si occupa di libertà, giustizia, sicurezza, migrazioni, è nato il “Glossario migrazione e asilo”, realizzato da European Migration Network (Emn), rete comunitaria che coadiuva le istituzioni Ue in questo settore. L’idea di fondo è relativamente semplice: fornire un vocabolario valido nelle 23 lingue ufficiali dell’Unione, una sorta di minimo comune denominatore dal quale partire per affrontare il nodo migratorio, con risposte e provvedimenti efficaci sul piano delle leggi e degli interventi operativi sia a livello nazionale che comunitario. Il Glossario ha richiesto anni di lavoro e ha coinvolto decine e decine di esperti dei diversi Stati Ue; ha recentemente visto la luce prima nella versione inglese, quindi stanno seguendo quelle negli altri idiomi del continente. Jean-Louis De Brouwer, dirigente della Commissione europea che ha seguito la redazione del testo, nella prefazione scrive: “La presentazione sistematica dell’uso e dell’interpretazione comune dei termini qui proposti rappresenta uno strumento mediante il quale i policy-makers e i professionisti del settore operanti negli Stati membri, così come nelle istituzioni comunitarie, potranno più adeguatamente confrontare i rispettivi contesti e le esperienze nazionali, a favore di un’armonizzazione delle politiche”. Tale compito sarà “ulteriormente agevolato dalla traduzione dei termini contenuti nel Glossario in numerose lingue comunitarie”. L’elevato numero di termini proposti riflette inoltre, secondo De Brouwer, “la complessità delle tematiche dell’asilo e della migrazione, rispetto alle quali questa pubblicazione si pone come guida di riferimento comune”.Tale curioso, e per certi aspetti affascinante, vocabolario internazionale, riporta 300 termini fra i quali Asilo, Cervelli (circolazione di), Cittadinanza, Discriminazione, Espulsione, Flusso di massa. Si passa poi a Genocidio, Integrazione, Lavoratore migrante, ma anche a Lavoro sommerso, Matrimonio di convenienza, Protocollo di Palermo (convenzione internazionale contro la tratta di esseri umani), Respingimento, Rifugiato, Soggiorno (permesso di), Transito… Il termine Clandestino giustamente non vi figura. Mentre il dizionario esordisce con “Accoglienza (condizioni di)”, così spiegato: “Insieme di misure riconosciute dagli Stati membri a favore dei richiedenti asilo ai sensi della Direttiva 2003/9/CE”. Termine che in inglese è tradotto con “reception conditions”, in francese si dice “conditions d’accueil”, in finlandese è “vastaanotto-olosuhteet”, in polacco “warunki przyjmowania”, in portoghese “condições de acolhimento”. Lingue diverse, ma identico significato.