CHIESE IN BREVE

Ccee, Germania, Italia

Ccee: comunicato finale dell’incontro a VilniusLa Nuova evangelizzazione in un “mondo particolarmente segnato dalla secolarizzazione”, il tema della libertà religiosa, il problema dell’invecchiamento della popolazione europea, la comunicazione della vita della Chiesa “in tempo di crisi”. Sono stati molti gli argomenti affrontati a Vilnius, in Lituania, agli incontri promossi dal Ccee (dal 16 al 21 giugno) prima dei segretari generali delle Conferenze episcopali europee e poi dei portavoce e degli addetti stampa. Le due riunioni – si legge nel comunicato finale diffuso dal Ccee – hanno visto la partecipazione complessiva di 60 partecipanti rappresentanti di 30 Conferenze episcopali del continente. Riguardo al tema della libertà religiosa, i segretari generali hanno affermato che “questo è un diritto umano fondamentale fondato sulla dignità della persona umana. La Chiesa e l’Europa devono fare il possibile per garantire che questo diritto sia rispettato in tutto il mondo così come lo deve essere in Europa”. I presuli hanno anche evidenziato la “crisi demografica” che si registra nel continente con “le gravi conseguenze” per “i sistemi assistenziali e previdenziali”. I portavoce invece si sono soffermati sulla visita del Papa in Scozia, Inghilterra e Galles e sulle attività dell’agenzia cattolica SIR Europa a servizio delle Chiese e dell’informazione in Europa.Germania: cattolici ed evangelici contro la PidNo alla “tutela differenziata della vita”. Lo hanno ribadito in un appello diffuso il 22 giugno l’arcivescovo di Monaco, card. Reinhard Marx, e il vescovo evangelico della Baviera, Johannes Friedrich. Il documento è indirizzato ai parlamentari del Bundestag che a fine giugno sono chiamati a decidere sull’ammissione della diagnosi pre-impianto (Pid). “Anche fissando determinati presupposti” per la Pid, “ciò non cambia il fatto che la vita umana venga selezionata in base a determinate caratteristiche”, mettono in guardia i rappresentanti delle due Chiese. Il card. Marx e Friedrich ammettono che “il desiderio di avere un bambino vivo e sano è assolutamente comprensibile”. Tuttavia, “la decisione sulla Pid ha effetto sull’approccio della nostra società con la vita umana”. E “il diritto a vivere la propria vita non può essere negato a nessuno”. Secondo i due esponenti delle Chiese, ammettere la Pid “significherebbe in ultima analisi considerare degne di tutela le persone solo se sane e non disabili”, con conseguenze “anche per le persone alla fine della loro vita che non sono in grado di percepire, pensare o avere coscienza di sé”. Infine, hanno ricordato il card. Marx e Friedrich, si “genera sofferenza nelle persone che vivono la malattia o la disabilità che si intende evitare con la Pid”, in quanto si dà loro l’impressione che la loro vita non sia degna di essere vissuta”.Italia: un convegno della Cei sugli adulti e la fedeIl passaggio degli adulti da “destinatari” a “soggetti dell’educazione e della comunicazione” e “le condizioni per renderli consapevoli di questo giusto protagonismo”. È questo il “cuore” dell’evento, come indicato da don Guido Benzi, direttore dell’Ufficio catechistico nazionale della Cei, in apertura del convegno nazionale dei direttori degli Uffici catechistici diocesani sul tema: “Adulti testimoni della fede, desiderosi di trasmettere speranza. Responsabilità e formazione della comunità cristiana” (Pesaro, 20-23 giugno). Il convegno, che è una delle tappe di avvicinamento al Congresso eucaristico nazionale di Ancona (3-11 settembre) ed è stato preparato con il contributo della Consulta nazionale e della Commissione nazionale per la catechesi degli adulti, ha registrato la partecipazione di 263 iscritti tra direttori e collaboratori degli Uffici catechistici diocesani: sacerdoti, laici, laiche e catechisti provenienti da 127 diocesi. Il tema della formazione degli adulti è stato approfondito, in tutti gli interventi, alla luce degli Orientamenti pastorali per il decennio “Educare alla vita buona del Vangelo”, che sono stati presentati da mons. Marcello Semeraro, vescovo di Albano e presidente della Commissione episcopale per la dottrina della fede, l’annuncio e la catechesi, il quale ha notato come la formazione degli adulti è “un’urgenza pastorale” per cui è fondamentale “un progetto, articolato e condiviso, di pastorale integrata”.