EDITORIALE

La forza dell’indignazione

Per vincere il torpore che c’è anche in Europa

“Indignatevi!”: questa piccola opera di Stéphane Hessel (diplomatico, politico e scrittore tedesco naturalizzato francese combattente della Resistenza francese e deportato a Buchenwald) ha conosciuto un successo sorprendente. Le manifestazioni spontanee dello scorso fine settimana a Madrid, Parigi e Bruxelles ne sono un frutto. Ricordano quelle del maggio ’68, ma su tutt’altra onda. L’ex partigiano ha pubblicato, poco tempo dopo – qualcuno lo sapeva? – un altro opuscolo: “Impegnatevi!”. Ed ecco, fresco di stampa, un “Credo politico” firmato da Éric de Beukelaer.Ancora una voce europea che si leva per farci uscire dal nostro torpore. L’ex portavoce dei vescovi del Belgio osa riprendere quell’antica convinzione giudeo cristiana secondo cui la vita è un’incessante “pasqua”, un susseguirsi di morti per meglio rinascere, in assenza della quale la vita sprofonda nel nulla della nostalgia del passato o della felicità ridotta alla sua mera consumazione. È urgente ascoltare questo invito pressante a passare dal breve termine dell’interesse immediato e del facile godimento – il famoso “carpe diem” – al lungo termine dell’avvenire della nostra umanità, della nostra Europa e del nostro pianeta, essendo questi ultimi strettamente legati fra loro.Indignatevi! Impegnatevi! Perciò, credete, ma senza tradurre questo verbo “credere” unicamente in termini religiosi. Si tratta di quella che Jean-Claude Guillebaud (giornalista, autore di “Come sono ridiventato cristiano”) chiamava “la forza di convinzione”, l’unica che può spostare le montagne, e Dio sa quanto, oggi, sembrino alte.Per difendere la civiltà, infatti, le nostre regole democratiche non bastano. Ricordiamoci che hanno portato Hitler al potere. Occorre, inoltre, uno “stato d’animo”. Soltanto una “fede” nella dignità dell’uomo permetterà ad una civiltà plurale e policroma – “incrociata” – di costruirsi superando la paura della differenza. Del resto, Stéphane Hessel e Éric de Beukelaer fanno entrambi riferimento alla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo del 1948. Datemi un punto d’appoggio e solleverò il mondo, diceva Archimede! Questo punto è nell’interiorità di ciascuno, parola che non è sinonimo di quel privato in cui si vorrebbe tanto relegare le nostre convinzioni. È giunta l’ora di un nuovo contratto sociale, dove il primo posto non spetterà più all’individuo anonimo ed intercambiabile delle nostre statistiche commerciali, ma alla persona e alla sua inalienabile dignità. Anche in Europa abbiamo fin troppo ridotto il cittadino a un consumatore! Indigniamoci e troviamo in una nuova spiritualità cittadina la nostra forza d’indignazione.