CHIESE IN BREVE

Lituania, Francia

Lituania: il presidente dei vescovi sulle sfideL’esperienza dei dieci anni trascorsi in un campo sovietico di lavori forzati in Siberia e le sfide che la Chiesa lituana deve affrontare oggi nella società lituana. Ne ha parlato il presidente della Conferenza Episcopale Lituana (Cel), mons. Sigitas Tamkievièius, intervenendo all’incontro promosso dal Ccee dei portavoce e addetti stampa a Vilnius. Il vescovo ha fatto un paragone fra la punizione subita dal regime comunista e il difficile ruolo del vescovo nei nostri tempi. sottolineando “l’importanza di sentirsi vicini a Dio”, sia in carcere molti anni fa che durante il servizio episcopale che ha amministrato negli ultimi 20 anni. Per quanto riguarda le sfide che la Chiesa cattolica deve affrontare nel Paese, ha parlato di una tendenza generale presente nella società, che riduce la religione a una materia privata che concerne il singolo individuo: “le persone hanno tendenzialmente un’avversione nei confronti delle esigenze imposte da sacerdoti e vescovi, soprattutto in materia di morale”, ovvero nell’area della bioetica, come il trattamento degli embrioni e la fecondazione in vitro, che è un tema molto delicato e attuale. Il parlamento lituano la settimana prossima voterà su una nuova legge in materia. Mons. Tamkievièius ha anche parlato della Lituania come membro dell’Unione europea, affermando che, a causa dell’apertura delle frontiere, il Paese ha perduto molti giovani che sono andati nei Paesi occidentali per lavoro, ma allo stesso tempo vede questa appartenenza come una sfida per la nazione “a trovare un modo di preservare l’identità cristiana nella società”.Francia: card. Vingt-Trois sulla “gender theory” Una rappresentazione “sinistra” e “disarticolata” della sessualità umana, che appare così senza alcuna considerazione per l’aspetto affettivo. Così André Vingt-Trois, cardinale arcivescovo di Parigi, ha definito la presenza della “Gender Theory” nei futuri manuali scolastici delle classi degli studi medi superiori francesi, frequentate da ragazzi di 16 anni. La “teoria del genere”, nata negli Stati Uniti trent’anni fa, afferma che nel mondo moderno la differenza tra uomo e donna è più un fatto sociale che biologico, e che l’orientamento sessuale conterebbe quindi più del sesso biologico. Questa teoria, ha affermato il porporato in un’intervista a “Radio Notre-Dame” riportata dall’Osservatore Romano, “è un modo di affrontare l’esperienza umana della sessualità in maniera interamente sistematica, con la pretesa che l’orientamento sessuale sia una costruzione puramente culturale”. “Nessuna predisposizione fisiologica o psicologica ” ha continuato il cardinale Vingt-Trois “ma solo la scelta personale di un orientamento sessuale”, che libera l’individuo da qualsiasi quadro normativo datogli dalla natura e dalla società. L’arcivescovo di Parigi ha poi ricordato come le rappresentazioni simboliche sessuali giochino un ruolo fondamentale nella costruzione della personalità e che introdurre dunque una simile teoria nei programmi scolastici significherebbe proporre “una sessualità che si riduce a una relazione sessuale, senza considerare come questa relazione sia articolata con la costruzione di una persona”. Non mancano inoltre critiche all’impostazione generale dell’educazione sessuale nelle scuole francesi, “centrata esclusivamente sulle malattie sessualmente trasmissibili, per dare consigli su come evitarle, e sull’interruzione di gravidanza, che rappresenta il passe-partout”. Per l’arcivescovo di Parigi, uno degli aspetti più tristi di questa visione è che “quando gli educatori non riescono a predisporre una vera introduzione alla vita affettiva, sono ridotti a farne un tema di scienze naturali”. L’energia affettiva dei giovani, conclude il porporato, non è semplicemente un fenomeno ormonale ma qualcosa che è costitutivo della loro persona e che deve farli crescere, sempre “all’interno di una relazione umana”.