L’Ue in breve

Direttiva su efficienza e risparmio energeticoUna nuova direttiva intesa a “usare le energie in maniera più efficiente in tutte le fasi della catena, dalla produzione e trasformazione dell’energia stessa al suo consumo finale, passando per la distribuzione”. L’iniziativa dell’Esecutivo Ue, datata 22 giugno, si colloca all’interno di un più vasto piano comunitario per ridurre del 20% il consumo energetico entro il 2020. Su questo obiettivo si sono espresse tutte le istituzioni Ue e vi hanno aderito gli Stati membri (Consiglio europeo del 4 febbraio 2011, Consiglio dei ministri dell’energia del 10 giugno 2011). “Se i prossimi anni non vedranno alcun cambiamento – avverte la Commissione -, l’obiettivo sarà raggiunto soltanto per metà, cosa che mette a rischio la competitività, la lotta per ridurre le emissioni di CO2 e la sicurezza degli approvvigionamenti nell’Ue”, incidendo “pesantemente sulle bollette dei consumatori”. “La nostra proposta – ha puntualizzato il commissario Günther Oettinger – mira a rendere più efficiente l’uso dell’energia nella vita quotidiana e ad aiutare i cittadini, le autorità pubbliche e l’industria a gestire meglio il loro consumo energetico”. Tra le misure proposte figura anzitutto l’obbligo giuridico per tutti gli Stati membri “di istituire regimi di risparmio energetico”: le società di distribuzione o di vendita di energia al dettaglio saranno, se la proposta dell’Esecutivo divenisse operativa, obbligate a risparmiare ogni anno l’1,5% del volume delle proprie vendite, “attuando tra i consumatori finali interventi di efficienza energetica quali ad esempio il miglioramento del sistema di riscaldamento, l’installazione di doppi vetri o l’isolamento dei tetti”. Il settore pubblico dovrà dare l’esempio: “Gli enti pubblici si impegneranno a favore della diffusione sul mercato di prodotti e servizi a basso consumo energetico sottostando all’obbligo legale di acquistare edifici, prodotti e servizi efficienti sotto il profilo energetico”. Essi dovranno inoltre ridurre progressivamente l’energia consumata. Altre indicazioni riguardano le imprese industriali, l’efficienza nei processi di produzione di energia e quelli di distribuzione.Riconoscere le qualifiche professionali all’esteroAggiornare la direttiva sul riconoscimento delle qualifiche professionali per facilitare la mobilità dei cittadini a fini professionali, rafforzare il mercato unico e “contribuire a rendere più competitiva l’economia europea” mediante la crescita e la creazione di occupazione. La Commissione in questo senso ha pubblicato, il 22 giugno, un libro verde che apre una consultazione a livello comunitario sul valore e il riconoscimento dei titoli di studio tra i 27 Stati aderenti. Per il commissario al mercato interno, il francese Michel Barnier, è necessario “facilitare la mobilità dei lavoratori verso i posti di lavoro esistenti”. Per tale ragione, durante l’aggiornamento della direttiva del 2005 “considereremo numerosi aspetti importanti, compresa la creazione di una carta professionale per le professioni interessate, migliorando i requisiti formativi per talune professioni”. Il Libro verde sottolinea alcune possibili soluzioni future. La prima è appunto l’introduzione di una carta professionale, che potrebbe consentire al lavoratore “di dimostrare le sue credenziali (possesso delle qualifiche necessarie, abilitazione all’esercizio della professione) ai consumatori, datori di lavoro e autorità pertinenti in un altro Stato membro”. Si cercheranno poi intese sui requisiti formativi minimi per talune professioni, come quelle sanitarie. “A tal fine potrebbero essere necessari – spiega il Libro verde – alcuni aggiustamenti della durata e del contenuto della formazione, nonché il possibile cambiamento delle capacità linguistiche”. Le persone e gli enti interessati sono invitati a rispondere alla consultazione entro il 20 settembre 2011; la Commissione organizzerà una conferenza ad alto livello il 7 novembre e una proposta legislativa è prevista per dicembre 2011. Per informazioni: http://ec.europa.eu/internal_market/qualifications/index_en.htm. Eurostat, il Pil pro capite nei 27 Stati UeIl Prodotto interno lordo per abitante (espresso in standard di potere d’acquisto) dell’Ue27 varia dal 43% della Bulgaria al 283% del Lussemburgo. Le profonde differenze di ricchezza tra gli Stati aderenti all’Unione emergono da una ricerca di Eurostat. Facendo 100 il Pil per abitanti dell’Ue27, quello della zona euro (17 Paesi che utilizzano la moneta unica) si colloca un poco sopra, a 108. Esattamente in media Ue si posiziona l’Italia (100), mentre fanno meglio Spagna (101), Francia (107), Regno Unito (113). I livelli più elevati di Pil si trovano nei Paesi del nord Europa (Lussemburgo, Paesi Bassi, Danimarca, Irlanda, Svezia, Finlandia, oltre a Belgio, Austria e Germania (quest’ultima si colloca 19 punti sopra la media comunitaria). In fondo alla classifica si trovano Bulgaria, Romania, i Paesi baltici e la Polonia.