EGITTO
Intervista con padre Luciano Verdoscia
Egitto in fase di stallo: dopo il grande movimento democratico lanciato dalle proteste del mondo giovanile e sfociato nella caduta del regime di Hosni Mubarak, ora è il tempo delle forze politiche che in autunno dovranno presentarsi al voto per guidare il Paese. I più accreditati alla vittoria finale – secondo gli analisti – sembrano essere i Fratelli Musulmani, i più organizzati e i più pronti ad affrontare una campagna elettorale che si preannuncia senza esclusione di colpi. I giovani di piazza Taharir pagano lo scotto di una mancata organizzazione politica e soprattutto l’assenza al loro interno di leadership carismatiche capaci di incarnare quei progetti di democratizzazione, di rispetto dei diritti e di giustizia sociale, che sono alla base dei loro programmi. In questo orizzonte si gioca, inoltre, un’altra decisiva partita, quella della laicità dello Stato, voluta dalla maggioranza del popolo egiziano ma che gli accreditati alla vittoria elettorale, i Fratelli Musulmani, sembrano non poter garantire, nonostante alcune aperture dei suoi leader in tema di laicità e di pluralismo politico e religioso. Aperture analoghe anche da parte di Ahmed Al-Tayeb, grande imam dell’Università islamica di Al-Azhar, per il quale la legge islamica non prevede uno Stato guidato da personalità religiose. Una posizione che, secondo gli analisti, sembrerebbe essere in contrasto con gli insegnamenti dell’Università islamica in tema di difesa delle leggi e dei principi religiosi. Ne abbiamo parlato con il missionario comboniano, padre Luciano Verdoscia, da circa 20 anni in Egitto.
Qual è la situazione attuale in Egitto?
“Siamo in un periodo critico poiché lo stallo in cui siamo non sappiamo dove ci sta portando. La voce della protesta non si sente più alta come nei mesi scorsi, mancano voci di leadership tra la rivoluzione di gennaio, così come non si sentono in modo forte quelle dei salafiti e dei Fratelli Musulmani. Questo fa nascere il dubbio su cosa questi ultimi stiano manovrando sotto. Ci sono associazioni che hanno una struttura e un’organizzazione politica significativa, cresciute sotto il regime di Mubarak. La popolazione vigila perché è contraria alle posizioni estreme dei Fratelli Musulmani e dei salafiti. A preoccupare, inoltre, è anche la mancanza di una vera leadership all’interno dei giovani che hanno animato la rivoluzione nei mesi scorsi. Figure come El Baradei o Amr Moussa sono delle personalità che non provengono dalla massa giovanile che ha suscitato l’onda verde della rivoluzione. Questo per i giovani è un lato debole in vista del voto”.
Ma ci sono anche voci importanti che chiedono la democratizzazione del Paese…
“Molti intellettuali musulmani riconoscono la necessità di laicizzare il Paese e chiedono una trasformazione dell’Egitto da Paese politico-confessionale a Paese laico. Ci sono molti comitati e circoli di politici e intellettuali che nei media si fanno promotori di questa idea. Certamente una cosa sono le buone intenzioni altra cosa sono i fatti e le decisioni concrete in merito”.
Vuole dire che queste aperture potrebbero essere solo un modo per guadagnare consensi tra l’elettorato moderato in vista del voto in autunno?
“Se sono aperture reali o solo sistemi per guadagnare consensi lo vedremo. Posso solo sperare che ogni scelta futura porti verso uno Stato più laico e democratico. Certo non si può negare che forze oscure stiano lavorando contro il Paese favorite da un’economia allo sfacelo che impedisce alla popolazione di uscire fuori dalla condizione di povertà in cui versa. E cosa resta allora? Solo la religione che restituisce dignità alle persone”.
La minoranza cristiana come sta vivendo questa fase di stallo?
“I cristiani hanno attraversato momenti non belli avendo subito diversi episodi di violenza. Tutti chiedono la democratizzazione del Paese e una presa di coscienza sul rispetto e sulla tutela dei diritti umani, sulla giustizia e sulla libertà da parte delle nuove leadership. I nostri cristiani a riguardo hanno le idee chiare. Purtroppo in questa fase di stallo si possono annidare gravi problemi che in futuro potrebbero esplodere con virulenza. Per cui registriamo con soddisfazione le aperture di tanti leader religiosi e intellettuali islamici per uno Stato laico ma vigiliamo affinché non accada il contrario. Un governo religioso non è democratico. Gli egiziani sono un popolo pacifico che chiede solo di vivere nella democrazia e nella giustizia sociale”.