UNIONE EUROPEA
Consiglio europeo: punti fermi ieri e oggi a Bruxelles
Forse è vero che, messa alle strette, l’Unione europea riesce ad assumere decisioni necessarie e che non possono essere rimandate. Così il Consiglio europeo del 23 e 24 giugno ha messo nero su bianco una serie di punti fermi su governance economica, migrazioni, partenariato con i Paesi del Mediterraneo, leadership della Bce e allargamento. Decisioni che hanno apparentemente accontentato tutti ma che ora devono diventare operative.
Economia e migrazioni. "Non è stato un summit drammatico, come si voleva far credere alla vigilia, ma certo è stata una riunione importante per tutte le decisioni che abbiamo assunto sulla governance economica, le migrazioni, l’adesione della Croazia, la nomina dei vertici della Bce". José Manuel Barroso, presidente della Commissione, fornisce la sua versione del Consiglio europeo che per due giorni ha riunito a Bruxelles i capi di Stato e di governo dell’Unione. "Per quanto riguarda la politica economica sottolinea siamo stati capaci di trovare un accordo nel momento in cui serviva. Ora occorre applicare le linee guida che sono state decise". La governance viene rafforzata, il "semestre europeo" sembra aver dato i suoi frutti, la Grecia sarà aiutata ad evitare la bancarotta. "Il problema migratorio aggiunge è complicato e ha creato tensioni in alcuni Paesi negli ultimi mesi. Ma s’è capito che c’è tutto da guadagnare con un approccio condiviso". Il sistema di Schengen viene confermato, assieme al suo principio basilare, ossia la libera circolazione delle persone entro i confini dell’Ue, ma "è stato stabilito che servono regole aggiornate e la Commissione presenterà una proposta in settembre". "Guardando al Mediterraneo, si avvieranno dei partenariati con i Paesi" del Nord Africa, volti allo sviluppo economico e alla stabilità politica e sociale". Infine una nota sui Balcani: "Le porte dell’Europa comunitaria restano aperte a tutti i Paesi" della regione.
Primavera araba. "Occorre aiutare i giovani del Nord Africa e dell’area mediterranea a crearsi un futuro nel loro Paese", puntando "sullo sviluppo e il sostegno alle democrazie". Herman Van Rompuy, presidente del Consiglio europeo, a sua volta commenta il summit dei capi di Stato e di governo annunciando che è stato raggiunto un accordo su tutti i temi all’ordine del giorno, compreso l’avvio di partenariati con i Paesi che stanno vivendo la "primavera araba". "Condanniamo aggiunge le repressioni del regime siriano e per questo sono state adottate nuove sanzioni. Per quanto riguarda la Libia, manterremo la pressione militare fino a che Gheddafi" sarà alla guida del Paese. "Poi l’Ue sarà pronta a sostenere la transizione" della Libia. Sempre guardando al Mediterraneo, Van Rompuy ribadisce la richiesta per "la ripresa dei negoziati per una pace duratura in Medio Oriente". Tornando alle migrazioni, il politico belga ricorda che il Consiglio ha deciso di giungere "entro il 2012 a un sistema comune per l’asilo". Il presidente Van Rompuy tiene a ribadire che i 27 leader europei hanno trovato un punto di incontro sulla futura adesione della Croazia e sulla nomina di Mario Draghi alla guida della Banca centrale. Il successore di Jean-Claude Trichet "realizzerà una leadership forte, indipendente e autorevole" della Bce, come "hanno fatto i suoi due predecessori".
Porte aperte ai Balcani. "Abbiamo bisogno di leader forti, ma soprattutto di leader che sappiano cooperare tra loro": Victor Orban, premier ungherese, che con il summit conclude il mandato di presidente di turno dell’Unione, riflette sul funzionamento della "macchina comunitaria". "L’Ue oggi è migliore di sei mesi fa aggiunge . Appena iniziata la presidenza ungherese abbiamo dovuto far fronte a tre sfide inaspettate, cioè il disastro in Giappone, le rivolte in Africa del nord e l’aggravarsi della crisi dell’eurozona". Secondo Orban, l’Unione ha però saputo rispondere "rendendo tangibile una governance economica condivisa" e intervenendo nel Mediterraneo meridionale. Il capo del governo di Budapest che non nasconde lo scetticismo con il quale era stata accolta l’Ungheria al timone della presidenza semestrale segnala altri risultati: "Abbiamo dato avvio a una strategia per lo sviluppo integrato dell’area danubiana, abbiamo rimesso in moto la macchina dell’ampliamento dell’Unione con il sì alla Croazia" ed "è stata approvata una importante strategia inclusiva rivolta alla popolazione rom dell’Europa", che era uno dei punti salienti del programma presentato da Orban a inizio 2011. Jadranka Kosor, premier croata, commenta a caldo il via libera dei 27 leader Ue per la futura adesione di Zagabria: "L’adesione all’Unione europea è l’unica strada per la stabilità e per la prosperità nei Balcani". La conclusione dei negoziati è prevista entro la prossima settimana; la firma del Trattato avverrà entro il 2011 e quindi l’adesione è fissata al 1° luglio del 2013. "È un momento storico conclude per il mio Paese e per tutti i cittadini croati".