LIGURIA
Varato un programma di incentivi
La Regione Liguria ha varato un programma di incentivi volti a sostenere progetti di comuni e imprese per le energie rinnovabili, per un totale di 21 milioni di euro, insieme a un piano di semplificazione e snellimento delle procedure. Dal 2005 ad oggi, per il solo eolico, la Liguria è passata dai 2,5 kw ai 30 installati (più altri 30 già autorizzati). Incremento analogo per il fotovoltaico, da 0,85 a 30 kw, per biomasse (da 1,7 a 2,5), biogas (da 4,26 a 10,25) e idroelettrico (da 74,6 a 80).Una buona notizia. Per don Gian Piero Carzino, direttore dell’Ufficio diocesano per la per la vita sociale e il mondo del lavoro di Genova, "i 21 milioni di euro per incentivare le fonti rinnovabili" sono "certamente una buona notizia" perché "significano meno inquinamento e spinta a una maggior consapevolezza energetica per i cittadini e le imprese della nostra regione". "Non dobbiamo dimenticare – prosegue – che in Liguria abbiamo ditte che sono leader nel settore, quindi è anche un incentivo all’occupazione sfruttando un settore che, dopo il referendum, non può che crescere". Sviluppo anche occupazionale. Di "una buona, anzi ottima notizia" parla anche Roberto Pani, consigliere di presidenza delle Acli provinciali di Genova. Pani sottolinea però l’esigenza che "alla parole e alle iniziative seguano i fatti". Su questo aspetto cita infatti dati EurObserver’, dai quali risulta che, "parlando di fonti rinnovabili classiche" come l’energia geotermica, "l’Italia è storicamente all’avanguardia nello sfruttamento di questa tecnologia, che in effetti è nata nel nostro Paese, ma c’è da chiedersi come mai in Svezia, con 9 milioni di abitanti, siano installate circa 300 mila pompe di calore geotermiche per la climatizzazione di edifici e perché siano ugualmente molto diffuse in Germania, Francia, Danimarca, Finlandia e Svizzera, mentre in Italia ne sono installate solo poco più di 10 mila". Anche se la Liguria "ha fatto qualche innegabile progresso, ancora soffre un ritardo ingiustificato rispetto alle altre regioni d’Italia", osserva Pani, vedendo ora "un’immensa opportunità di sviluppo, anche occupazionale", derivante da "un impegno delle aziende liguri e dell’università, in termini d’investimenti e di formazione, nelle migliori tecnologie" che potrebbe portare l’Italia ad esportare personale qualificato in altri Paesi. Un’ultima considerazione, Pani la riserva all’energia solare, che "permetterebbe di risparmiare l’energia che si perde nella fase di distribuzione di energia elettrica, altro problema nostrano, sebbene comporti anche la necessità di ridefinire la struttura della rete elettrica nazionale". Per il bene comune. "La Regione si muove su una strada già percorsa con buoni risultati e promette anche una gradita riduzione della burocrazia", afferma Giovanni Sollenni, presidente provinciale Mcl Genova. "Sostenere l’iniziativa e la partecipazione privata aggiunge è importante per l’economia della nostra Regione e quella energetica è una delle questioni più scottanti della nostra società e del nostro Paese". Per questo "simili iniziative sono necessarie per dare impulso a un cambiamento di tendenza che finalmente si è avviato". "Paradossalmente – prosegue – questo cambiamento non è avvenuto grazie allo sviluppo, ma abbiamo avuto bisogno di una crisi di portata mondiale per capire che i nostri modelli di consumo e di utilizzo delle risorse non erano sostenibili". Sollenni, infatti, ricorda come "già papa Wojtyla, nel messaggio per la XXIII Giornata mondiale della pace del 1° gennaio 1990, parlasse del bisogno di educare alla responsabilità ecologica’ e di un’autentica conversione nel modo di pensare e nel comportamento’, richiamando a ciò tutti i componenti della società". E "anche Benedetto XVI prosegue nel solco tracciato dal suo predecessore, continuando a inserire la questione ecologica nel più vasto contesto della causa della pace nella società umana". Purtroppo, "le derive del consumismo hanno gravemente influito sugli equilibri naturali, messi a dura prova dall’inquinamento e dallo sfruttamento incontrollato delle risorse. Ma bisogna pensare anche agli squilibri sociali e ai drammi umanitari che hanno causato nei Paesi più poveri, impedendone spesso lo sviluppo". In questo senso "l’affronto è quindi duplice, nei confronti del creato e dell’umanità". "Ma i rischi – evidenzia Sollenni – non sono finiti" perché sono sempre possibili "nuove speculazioni che investano la green economy’, come in certi casi è già avvenuto. La cultura ambientale e le iniziative concrete devono essere invece interamente orientate al bene comune, mantenendo in questo contesto anche gli aspetti economici". Per questo, conclude, "lo sviluppo di un nuovo mercato, oggi, deve essere innanzitutto strumento di creazione di nuovi posti di lavoro". a cura di Adriano Torti(28 giugno 2011)