ANZIANI, SOCIETÀ E CHIESA
Conclusi oggi i Laboratori Sublacensi sul tema della terza età
Si è chiusa, oggi a Subiaco (Roma), presso il protocenobio benedettino di Santa Scolastica, l’edizione 2011 dei Laboratori Sublacensi, promossa dalla Fondazione Sublacense “Vita e Famiglia” presieduta da Luisa Santolini, e dedicata al tema “Vecchiaia: da destino a progetto”. Tre giorni di lavori e dibattiti che hanno visto gli interventi, tra gli altri, di giuristi come Alberto Gambino e Francesco D’Agostino, politici come il sottosegretario al ministero del Lavoro e alle Politiche sociali, Nello Musumeci, di esperti come Mario Trabucchi, già presidente della Società italiana di Gerontologia e Geriatria, di Ettore Gotti Tedeschi, presidente dello Ior, di Francesco Belletti, presidente del Forum delle Famiglie, di Angelo Ferro, già presidente dell’Unione cristiana imprenditori dirigenti (Ucid) e del segretario confederale della Cisl, Pietro Cerrito. Questi ultimi hanno dato vita, nel pomeriggio di ieri, ad una tavola rotonda, moderata da mons. Domenico Pompili sottosegretario Cei e direttore ufficio Cei comunicazioni sociali – dalla quale sono uscite anche esperienze e proposte concrete su come gestire il destino delle persone anziane sempre più longeve e attive.
Risorsa. “La longevità ha detto Angelo Ferro che oggi dirige le Opere dell’Immacolata Concezione di Padova, composte da 9 centri in Veneto, con circa 2.400 ospiti non autosufficienti e 1500 operatori è una risorsa. Gli anziani hanno un contenuto ed una presenza straordinari ma è evidente che oggi la vita di una persona di 60-65 anni deve essere ri-orientata con relazioni di senso, dando loro funzioni e ruoli. Se Dio ha permesso l’allungamento della vita è perché considera la vecchiaia una risorsa. E la persona anziana possiede un patrimonio di esperienze trasmissibili, è una ‘produttrice di relazioni'”. Un concetto ben compreso nei centri dell’Opera dove le persone non autosufficienti cercano di superare i loro limiti attraverso una rete di relazioni, di solidarietà e soprattutto di condivisione del proprio limite con l’altro. Il tutto attraverso una serie mirata di opportunità di socializzazione che investono sulle potenzialità residue dell’anziano non autosufficiente garantendo formazione e apertura di spazi nuovi di interesse. “La longevità non è una minaccia ma può servire, in questo modo, a migliorare la vita della società attivando un sistema di coesione sociale” ha concluso Ferro che ha lanciato anche la proposta di defiscalizzare il reddito per contribuire ad un fondo di assistenza.
Politica. Proposta recepita dal sottosegretario al ministero del Lavoro e alle Politiche sociali, Nello Musumeci, che ha ammesso che “la politica è stata colta impreparata dal fenomeno dell’invecchiamento che ora deve essere governato”. Innanzitutto cercando di capire “perché tra Nord e Sud esistono modelli educativi disomogenei ed approcci organizzativi diversi per quello che riguarda le politiche assistenziali. Come mai ha arguito il rappresentante del Governo un ricovero al Nord costa meno che al Sud? Oggi ha aggiunto il 63% degli anziani lavora a supporto delle nuove generazioni ed essi rappresentano una risorsa fintanto che sono autosufficienti, ma poi? A questa domanda manca una risposta politica che urge se si considera che oggi il 20% degli italiani ha un’età maggiore di 65 anni e se il trend demografico resterà lo stesso, nel 2051 la percentuale di ultresessantenni salirà al 35%”. La parola chiave per Musumeci è ‘prevenzione’ ed ecco allora la necessità di studiare il fenomeno ‘invecchiamento della popolazione’ magari attraverso l’istituzione di una Commissione ministeriale ad hoc che potrebbe aiutare a “determinare le spese sociali orientandole al meglio, per attenuare quelle sanitarie. Presto verrà anche discussa una legge che permetterà agli Enti locali di avvalersi degli anziani nei servizi dei Comuni”.
Flessibilità. “Se l’invecchiamento delle persone è una buona notizia, di certo non lo è quella dell’invecchiamento di un intero Paese causato da una natalità bassissima” ha affermato il presidente del Forum delle Famiglie, Francesco Belletti. E uno dei motivi di questa denatalità è “una politica familiare che non tiene conto dei reali bisogni familiari”. La sfida del futuro è trasformare la longevità in risorsa, cosa non facile in un tempo in cui si registra il tentativo da parte del Governo di ridisegnare il sistema pensionistico: “Serve costruire una flessibilità maggiore verso la fine della vita lavorativa valorizzando le possibilità di restare nel mondo del lavoro per quelle persone che nonostante gli anni sono ancora abili”. Belletti ha parlato di “quadrato magico” per sostenere gli anziani composto da “reddito, garantito da un lavoro a protezione dei rischi povertà; salute, fra 20 anni avremo generazioni di anziani che avranno avuto a che fare con droghe, alcool, fumo e errata alimentazione, serve prevenzione; relazione attivare una rete di solidarietà, vicinanza e prossimità all’anziano, in una parola domiciliarietà; cura, investire in un welfare per anziani malati in cui esperienza verticale dei Comuni, Regioni e Stato interagisca con quella orizzontale delle associazioni impegnate sul territorio”. Un’idea condivisa dal segretario confederale della Cisl, Pietro Cerrito che ha chiesto “una legge nazionale per la non autosufficienza che disciplini il ruolo dello Stato e delle Regioni come anche quello dei servizi del privato sociale e che dia una esatta definizione di ‘non autosufficienza’ sulla base della quale stabilire i criteri di erogazione delle varie indennità di accompagnamento”.
Protagonismo. “Il tema della longevità interpella anche la Chiesa come dichiarato al SIR da mons. Domenico Pompili, sottosegretario della Cei e direttore dell’Ufficio nazionale delle comunicazioni sociali e moderatore della tavola rotonda credo che trasformarla in risorsa vada a beneficio di tutti anche in termini ecclesiali, anche alla luce degli Orientamenti Cei del prossimo decennio. A livello pastorale è necessario rivitalizzare e valorizzare il protagonismo degli anziani che può essere risorsa in diversi campi, non solo sociali ma anche pastorali, utile anche a riattivare il dialogo, spesso discontinuo, con le nuove generazioni”.