CHIESE IN BREVE
Irlanda: card. Brady e congresso eucaristico”Possano questo Congresso eucaristico nazionale, e il Congresso internazionale l’anno prossimo, aiutare a guarire le ferite sociali, economiche, spirituali e morali che negli ultimi tempi hanno profondamente afflitto il nostro Paese e la Chiesa”. È l’auspicio formulato lo scorso 25 giugno dal card. Seán Brady, arcivescovo di Armagh e primate di tutta l’Irlanda, nell’omelia della Messa in occasione del Congresso eucaristico nazionale che si è svolto a Knock (25 -26 giugno) nell’ambito della preparazione al 50°Congresso eucaristico internazionale in programma dal 10 al 17 giugno 2012 a Dublino. Con riferimento al “significativo calo” nella partecipazione alla Messa domenicale, il card. Brady ha spiegato che “l’anno di preparazione al Congresso internazionale costituisce un tempo per recuperare il significato della Messa della domenica”. “La mia speranza – ha aggiunto – è che coloro che si sono allontanati dalla frequenza regolare della Messa sentano la semplice richiesta di Gesù: ‘Fate questo in memoria di me'”. Secondo il card. Brady, l’attuale “è un momento di rinnovamento per la Chiesa in Irlanda, che deve iniziare in unione con Cristo” e deve spingere “tutti noi a sedersi ed ascoltare, con l’aiuto dello Spirito Santo, la Sua Parola per scoprire che tipo di Chiesa Egli vuole in questo momento e in questo luogo”. Centrale la “nuova evangelizzazione” per “far conoscere il messaggio di gioia e speranza per l’umanità che viene celebrato e reso presente in ogni Eucaristia”. Gesù “comprende la debolezza della condizione umana” e “si rivolge a noi con compassione e amore che guarisce”, ma “ci lancia anche una sfida. Non teme di confrontarsi con la nostra pigrizia, il nostro egoismo e il nostro peccato”; ci chiama “alla conversione” e alla “pienezza di vita che viene dalla nostra immersione nella Parola e nell’Eucaristia”. Su www.iec2012.ie sono aperte le iscrizioni al Congresso eucaristico internazionale.Svizzera: diagnosi pre-impianto inaccettabileSecondo i vescovi svizzeri, la proposta del Consiglio federale di autorizzare a determinate condizioni la diagnosi preimpianto (Dpi) viola gravemente la dignità della persona umana inscritta nella Costituzione. “La diagnosi preimpianto – ha spiegato all’agenzia Apic il portavoce della Conferenza episcopale elvetica Walter Muller – induce ad un giudizio eticamente inaccettabile tra embrioni sani e malati”. Per Muller si tratta di una procedura “non accettabile perché è in gioco la dignità umana”. La proposta all’esame del Consiglio federale è volta all’eliminazione dell’attuale divieto di diagnosi preimpianto, pur sottoponendo tale pratica a strette condizioni e riservandone l’accesso unicamente alle coppie che rischiano di trasmettere malattie gravi ai propri figli. La tecnica consente di analizzare un embrione concepito in vitro prima dell’impianto in utero per scorgerne eventuali anomalie. Per la fecondazione in vitro, spiega ancora l’Apic, “si applica di norma la regola dei tre embrioni”, numero che “per le coppie a rischio” potrebbe essere portato a otto. Il progetto di legge esclude l’impiego della Dpi per selezionare “neonati-medicina”, ossia embrioni dai quali prelevare tessuti o cellule per un fratello o sorella malati, e intende “sopprimere il divieto della conservazione degli embrioni sovrannumerari” oggi distrutti o utilizzati nella ricerca sulle cellule staminali.Portogallo: Caritas, un 5% di solidarietà La Caritas portoghese chiede a tutti i cristiani il 5% del sussidio delle loro ferie per aumentare i contributi monetari del Fondo Sociale di Solidarietà (Fss), e allo Stato propone di creare una rete di protezione per le persone in difficoltà economica, che coinvolga enti pubblici e privati. Il presidente dell’associazione, Eugénio Fonseca ha affermato che “se i cristiani e tutte le persone di buona volontà si rendessero disponibili per l’offerta di questa percentuale del loro sussidio alle ferie si tratterebbe di una testimonianza molto eloquente di solidarietà nei confronti di coloro che non ne possono usufruire”. Il responsabile della Caritas ha ammesso che il Fss ha ora un saldo di 363 mila euro, “molto al di sotto delle necessità”, ed ha aggiunto che “le comunità cristiane devono mantenere vive le coscienze, affinché non diminuisca la condivisione dei beni”. Il fondo è stato creato nel novembre 2010 per iniziativa della Conferenza episcopale portoghese (Cep), e già dal mese successivo sono stati impiegati 406.500 euro provenienti da donativi e depositi fatti da 15 delle 20 diocesi toccate dagli appoggi. In tal modo, ne hanno beneficiato 2571 persone, mediante il pagamento dell’affitto e di prestiti bancari per l’acquisto di case, fatture della luce, acqua, gas, medicinali, materiale scolastico e mensilità di apparecchiature sociali. Fonseca ritiene che l’esistenza del Fss, “non dispensi affatto lo Stato da assumere le proprie responsabilità formando una Rete di Protezione, da realizzare al più presto”. Tale piattaforma deve congregare il maggior numero possibile di enti cooperanti, dalle reti di prossimità sociale al finanziamento pubblico, dando la priorità alla creazione e al funzionamento di gruppi di volontariato sociale in tutte le parrocchie, per la segnalazione di situazioni di difficoltà, prestazioni di primaria necessità, mediazione presso i servizi competenti e l’accompagnamento specifico di ogni situazione di disagio”.