UE-BILANCIO

Più ambizioso e stabile

Anche Cese e CdR a favore della linea dell’Esecutivo

Oltre all’Europarlamento, la Commissione trova altri due alleati nell’iter che l’Ue intraprende per la definizione del quadro finanziario pluriennale 2014-2020. Nei giorni scorsi si sono infatti espressi a favore della proposta avanzata il 29 giugno dall’Esecutivo i due organi consultivi della Comunità, il Comitato economico e sociale (Cese) e il Comitato delle Regioni (CdR).Investimenti e crescita. "Un euro investito a livello comunitario vale più di un euro a livello nazionale"; per questo "il bilancio Ue dev’essere rafforzato ed esercitare un effetto leva" in vari settori, fra cui quello economico e occupazionale. Il Cese rappresenta la voce della "società civile europea": il parere formulato sulla revisione del bilancio è stato redatto da Henri Malosse, presidente del gruppo Datori di lavoro, e dal correlatore Gérard Dantin, del gruppo Lavoratori. Vi si sostiene che il budget dei 27 si deve caratterizzare per "intelligenza" e "proattività" e "rispondere alle esigenze dell’Europa di oggi". "Il denaro dei contribuenti deve essere speso in priorità ben definite – si legge in una nota del Comitato che presenta il parere – e in progetti tangibili, dotati di un valore aggiunto a livello comune". I componenti del Cese apprezzano il fatto che la Commissione, nella sua proposta per il bilancio pluriennale, ponga l’accento sugli investimenti e sulla crescita. Interessante un’annotazione a carattere politico: "Il bilancio Ue non dovrebbe essere una mera questione di cifre. Nelle discussioni sul budget vanno affrontati gli obiettivi chiave" sul piano dell’integrazione continentale "e il modo in cui i 27 Stati membri vogliono lavorare insieme in futuro. È fuor di dubbio che gli attuali progetti politici dell’Unione, come la strategia Europa 2020, così come gli obiettivi in materia di crescita, occupazione, investimenti e innovazione, meritino un bilancio più ambizioso e stabile, basato su risorse proprie". Infatti il Cese valorizza l’idea, sponsorizzata dal Parlamento e dalla Commissione, di introdurre risorse autonome per finanziarie le casse comunitarie. "Conquistare" i cittadini. "L’unico modo per vincere la sfida di un bilancio ambizioso consiste nel conquistare l’opinione pubblica", sottolinea ancora, e opportunamente, il Comitato economico e sociale, il quale fornisce parere consultivi alle altre istituzioni Ue. "Non dimentichiamo che la non Europa ha un costo": così vengono annunciati, in collaborazione con l’Europarlamento, degli studi sulla "non Europa" per "provare che le cose possono essere fatte meglio e con costi inferiori se gli Stati collaborano tra di loro ed evitano che si creino doppioni nei bilanci nazionali, oltre che per quantificare il costo, per i cittadini europei, dei ritardi nell’integrazione", come ad esempio il mancato accordo su un brevetto comune o su un "cielo unico" europeo. Il Cese conclude. "È sbagliato concentrarsi sul volume del bilancio. Sarebbe meglio pensare a quello che il bilancio può fare per l’Europa".Sì alle "risorse proprie". Anche le regioni e le città dell’Unione, rappresentate nel Comitato delle Regioni, altro organismo consultivo con sede a Bruxelles, sostengono "con forza le ambiziose proposte di bilancio" presentate dalla Commissione. Il CdR si è confrontato su questi temi nel corso della plenaria del 30 giugno, invitando a un confronto serrato la vicepresidente della commissione bilanci del Parlamento europeo, la tedesca Jutta Haug. I membri del CdR avevano posto all’1% del Reddito nazionale lordo comunitario "il limite al di sotto del quale l’Unione non avrebbe avuto un bilancio veramente credibile". La presidente CdR, Mercedes Bresso, ha quindi "accolto positivamente" le nuove proposte, che fissano il bilancio all’1,05%. Parere positivo anche per la proposta delle risorse proprie, e in particolare per la ventilata introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie e di una nuova imposta europea sul valore aggiunto.Politica di coesione territoriale. "In effetti, il quadro presentato dalla Commissione integra la maggior parte delle proposte avanzate dal CdR nei suoi pareri sulla revisione del bilancio e sulla politica di coesione e sulla politica agricola future": Ramón Luis Valcárcel Siso, primo vicepresidente del CdR, appoggia l’introduzione di strumenti di flessibilità e in particolare le iniziative "per affrontare le situazioni di crisi nel settore agricolo". "Condividiamo – annota – anche l’idea di un forte ancoraggio alla strategia Europa 2020": per permettere all’Ue di uscire dalla crisi, "bisogna dotare tale strategia di risorse adeguate e fare in modo che essa sia oggetto di una vasta appropriazione, che vada al di là della stretta cerchia dei governi nazionali, coinvolgendo gli enti regionali e locali, gli attori economici e sociali e i nostri concittadini". Per il CdR, lo strumento principale per conseguire questo obiettivo rimane comunque la politica di coesione e di sviluppo dei territori.