GIOVANNI XXIII

Recapito sconosciuto

Nel 1961 una lettera del Papa al card. Beran tornò al mittente

Il 6 luglio 1961 "L’Osservatore Romano" pubblicava in prima pagina la lettera che papa Giovanni XXIII aveva inviato il 30 maggio dello stesso anno all’arcivescovo di Praga mons. Josef Beran in occasione del cinquantesimo di ordinazione sacerdotale dell’eroico presule boemo (Beran era stato ordinato a Roma il 10 giugno 1911 nella Basilica Lateranense).
Poteva sembrare ben strana la pubblicazione a distanza di più di un mese dalla data di spedizione, ma una ragione c’era: quella lettera non era mai arrivata al destinatario. Anzi, era tornata indietro in Vaticano con tanto di timbro apposto dalle autorità cecoslovacche: "Recapito sconosciuto". Un ennesimo sgarbo del regime comunista alla Santa Sede, in un periodo tragico e difficile dei rapporti con i Paesi al di là della cortina di ferro. In Cecoslovacchia come in altre nazioni – scriveva il Papa nella sua lettera –, "continua un iniquo stato di cose contro la Chiesa: sono state soppresse le congregazioni religiose, abolite le scuole private, proibita la stampa cattolica, bandita qualsiasi forma di insegnamento religioso, mentre una sistematica e organizzata propaganda atea si insinua, con forme sempre nuove, specialmente tra i giovani; i vescovi, in larga parte, sono impediti nell’esercitare le loro funzioni, incarcerati o confinati in località sconosciute…".
Era il caso appunto di Beran. Già deportato a Dachau durante l’occupazione nazista, dopo la consacrazione episcopale e la presa del potere da parte dei comunisti (febbraio 1948), l’arcivescovo di Praga era stato ristretto nel giugno 1949 agli arresti domiciliari nel palazzo vescovile, come risposta alle sue coraggiose omelie in difesa della libertà religiosa e contro la violenta campagna di persecuzione anticattolica attuata dal regime in tutto il Paese. Beran nel 1950 era stato definitivamente allontanato da Praga e confinato nel villaggio di Rozelov. In questo soggiorno forzato resterà fino al 1963. Uscito dall’isolamento, ma impedito dal regime a riprendere la sua missione pastorale, l’arcivescovo dovrà lasciare la Cecoslovacchia. È monsignor Casaroli ad accompagnarlo a Roma nel febbraio 1965, dopo che Tomášek era stato nominato amministratore apostolico di Praga. Il 22 febbraio dello stesso anno Paolo VI conferiva a Beran la porpora cardinalizia. Il primate di Boemia morirà la mattina del 17 maggio 1969, nel pontificio collegio Nepomuceno di Roma, con l’ultimo abbraccio di Paolo VI, giunto pochi minuti dopo il trapasso.
"Beati coloro che sono perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli". Così aveva scritto al "venerato fratello" Josef Beran, Giovanni XXIII citando il Vangelo, in quella lettera del 30 maggio 1961 mai arrivata al destinatario, perché sconosciuto al postino comunista. Per fortuna il postino celeste bussa sempre due volte.
P.I.