UE-BILANCIO

Soldi in andata e ritorno

Dall’Unione ai Paesi e dai Paesi all’Unione

Uno strumento on line per conoscere più da vicino il bilancio comunitario. Sul sito del Parlamento europeo (www.europarl.europa.eu) è infatti possibile verificare quanti soldi investe l’Europa in ciascuno Stato membro, e allo stesso tempo ci si può rendere conto di quanto ogni Paese versa al budget comune. “È un modo per aiutare i cittadini a orientarsi”, ha spiegato l’eurodeputato Alain Lamassoure, presidente della commissione bilanci dell’Assemblea di Strasburgo, presentando l’iniziativa. Qualche domanda. L’iniziativa è stata assunta in ragione del fatto che le due autorità di bilancio dell’Unione, ossia il Parlamento e il Consiglio Ue, cominciano questa settimana un serrato confronto sul Quadro finanziario pluriennale 2014-2020. La Commissione (cui spetta la prima mossa) ha avanzato la sua proposta il 29 giugno; l’Europarlamento la esamina nel corso della plenaria del 4-7 luglio, dopo aver già approvato, a inizio giugno, un suo documento-guida; quindi prenderanno avvio i negoziati che dovranno stabilire le coordinate del bilancio nell’arco di sette anni, che la Commissione indica in un ammontare totale di un miliardo di euro (circa 140 milioni l’anno, 1% del Pil europeo). Nel presentare i dati pubblicati nel sito, il Parlamento europeo si domanda: “Saranno previste nuove risorse o entrate per il bilancio dell’Ue? L’Unione è pronta a sostenere, nel bel mezzo della crisi finanziaria, i suoi ambiziosi obiettivi come previsto nella strategia Europa 2020? Sarà garantito il supporto finanziario necessario a svolgere i nuovi compiti previsti dal Trattato di Lisbona? Se sì, cosa accadrà ai settori più tradizionali come l’agricoltura e la politica regionale?”. Prima di affrontare i conti pluriennali, dunque, si intende presentare ai cittadini il contenuto del bilancio annuale, con il quale l’Ue sostiene l’agricoltura continentale, interviene per aiutare le regioni meno sviluppate, investe per formazione, ricerca, sicurezza, cultura e altri innumerevoli politiche.Conti in tasca agli Stati. Nel sito si scoprono alcune curiosità riferite a quanto ciascuno dei 27 Stati aderenti ha “preso” o ha “versato” al bilancio dell’Unione europea. Si legge, ad esempio, che nel 2009 (i dati sono riferiti a tale anno, ma da allora non sono variati sensibilmente) l’Ue ha speso 979 milioni in Bulgaria: “Di questi, 361 milioni (37%) sono stati destinati all’agricoltura, ma le spese bulgare erano ancora sotto la media europea” (in tale settore, infatti, gli Stati investono circa il 49% dei fondi ricevuti da Bruxelles). Fra l’altro la Bulgaria “è uno dei pochi Paesi che nel 2009 ancora ricevevano fondi dallo strumento di pre-adesione” per 221 milioni di euro. Nello stesso anno l’Ue ha speso in Francia 13,6 miliardi: “La Francia è di gran lunga il maggior investitore in politiche agricole: 9,57 miliardi all’anno”, ossia il 72% del totale. In Germania l’Unione ha investito 11,7 miliardi, di cui 6,7 (57%) sono stati indirizzati all’agricoltura, all’allevamento e allo sviluppo rurale; ampia, inoltre, la quota per ricerca e innovazione. L’Italia ha avuto dalle casse comuni 9,4 miliardi, destinati principalmente ad agricoltura (56%) e politiche regionali (fondi di coesione e strutturali, 26%); altri finanziamenti sono stati utilizzati per l’emergenza immigrazione e per il dopo-terremoto nella regione dell’Abruzzo. In Ungheria sono giunti 2,2 miliardi, in Polonia 9,3 miliardi, in Slovacchia 1,2 e nel Regno Unito 6,3 (il 17% dei quali spesi per ricerca e sviluppo, il doppio della media Ue).Lo “sconto” britannico. Interessante, poi, il confronto con i contributi al bilancio Ue, ossia i trasferimenti che provengono dagli Stati al budget comunitario. Si scopre così che “nel 2009 la Germania ha contribuito con 17,6 miliardi, mentre ha raccolto per conto dell’Ue altri 3,9 miliardi in dazi doganali e agricoli, da cui ha il diritto di trattenere il 25% per spese amministrative”. La Germania è il primo “contributore netto” delle casse comuni, ossia il Paese che versa più soldi di quanti ne “porti a casa” attraverso i finanziamenti comunitari (altri Paesi contributori netti sono Paesi Bassi, Austria, Danimarca, Svezia, Francia, Italia). Per fare altri esempi, il Belgio ha contribuito con 3,2 miliardi (e raccolto 1,9 miliardi in dazi doganali e agricoli); 2,2 miliardi sono giunti dalla Danimarca (oltre a 337 milioni in dazi); l’Estonia ha inviato a Bruxelles 135 milioni, la Spagna ha versato 10,1 miliardi (più 1,3 di dazi), la Francia ha spedito 18,8 (più 1,7), l’Italia ne ha raggranellati 13,9, l’Austria 2,1, la Slovenia 359 milioni. “Nel 2009 il Regno Unito ha contribuito con 7,9 miliardi al bilancio Ue e ha raccolto, sempre per conto dell’Unione, 2,9 miliardi in dazi”. Ma il Regno Unito ha goduto anche di 5,7 miliardi di “rimborso” (“rebate”), una delle curiose eccezioni che gravano sul bilancio comunitario e una delle “storiche” acquisizioni del governo britannico ai tempi della premiership di Margaret Thatcher (Accordo di Fontainebleau, siglato nel 1984).