VOCAZIONI IN EUROPA

Tempo di fiducia

Bilancio e prospettive dopo il congresso dell’Evs in Austria

Si è concluso il 3 luglio a Horn (Austria) il congresso Evs (European vocations service) che ha visto la partecipazione di tutti i responsabili nazionali dei Centri vocazioni europei sul tema “La vocazione è il cuore stesso della nuova evangelizzazione”. Giovanna Pasqualin Traversa, per SIR Europa, ha chiesto a don Ferenc Janka, vicesegretario generale Ccee (Consiglio Conferenze episcopali d’Europa), un bilancio dell’iniziativa. Non solo Europa: in quasi tutti i Paesi del mondo le vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata sono in calo…“Un relatore ha posto l’accento sull’importanza di cambiare prospettiva nel guardare all’argomento. Se si continua a parlare di crisi della Chiesa e di calo del numero dei ‘praticanti’ e delle vocazioni, prevarranno tristezza e depressione anziché progettualità, impegno e testimonianza. Occorre liberarsi di sterili nostalgie e valorizzare quello che c’è”.Che rapporto c’è tra vocazione e nuova evangelizzazione?“La prima è il cuore della seconda. Una grande intuizione del Concilio Vaticano II è la chiamata personale di Dio a tutti noi e l’affidamento a ciascuno di una specifica vocazione. La cultura vocazionale deve penetrare la pastorale giovanile, delle famiglie, la cura delle vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata”.Che fotografia è emersa dalle esperienze nazionali presentate? “L’Austria ha illustrato tre iniziative in cui è stato possibile parlare ai giovani della vocazione, coinvolgendoli in un programma più ampio all’interno del quale la questione vocazionale è stata inizialmente posta in modo indiretto. In un secondo tempo è invece emersa l’importanza decisiva per la loro vita di una risposta alla questione. Secondo il relatore polacco una vita autenticamente cristiana e le qualità personali del responsabile per le vocazioni sono più importanti di ogni tecnica/mezzo di comunicazione. Il contributo dei francesi ha fatto capire quanto sia importante chiarire anzitutto che cosa vogliamo veramente, qual è il nostro ‘grande sogno’. Fatto questo, dobbiamo strutturare le priorità, scegliere la meta e lavorare con una metodologia impostata su questi punti: a chi e quando parliamo, cosa vogliamo dire, come lo diciamo e dove lo facciamo”. Più in generale, come si pone l’Europa secolarizzata e percorsa da una crisi antropologica, culturale ed economica di fronte al fenomeno vocazioni/evangelizzazione?“L’Europa di oggi mi sembra simile ad un malato che avverte sintomi dolorosi che lo fanno soffrire, ma non ha voglia di andare dal medico per una diagnosi ed è ancora meno disponibile a sottoporsi ad una terapia. C’è uno stretto nesso tra la malattia dei concetti e dei comportamenti. Una libertà senza responsabilità, l”io’ senza il ‘noi’, la scienza senza la fede, l’intelletto senza il cuore, il mondo senza Dio sono necessariamente ‘malati’. La difficoltà delle vocazioni e dell’evangelizzazione consiste nel fatto che, come ogni vera terapia, richiede consapevolezza della malattia, fiducia nel medico e seria disponibilità a seguire le prescrizioni terapeutiche. Il raggiungimento del ‘benessere’ richiede dunque uno sforzo serio e continuo. Cristo e i santi ci fanno vedere questa sana, piena e meravigliosa umanità. È la bellezza infinita di Dio ad attirarci verso di Lui e renderci capaci di proseguire il faticoso cammino di conversione e guarigione”. Quali allora le principali sfide nel nostro continente? Si tratta di una questione di linguaggi e metodi o piuttosto di rivitalizzazione dei contenuti? “‘Solo l’amore è credibile’ ha detto mons. Fisichella (nella prima relazione, ndr) citando von Balthasar. L’amore è anzitutto un’esperienza di comunione. Una comunione che ha tre dimensioni: Dio, gli altri, me stesso. La convinzione più errata dell’uomo di oggi e di tutte le epoche è che solo pochissimi altri sono necessari per la sua piena autorealizzazione e che non ha per niente bisogno di Dio. Invece, se non impariamo continuamente l’amore da Dio, perdiamo la nostra capacità di amore autentico e, cadendo nelle varie forme dell’egoismo, facciamo male a noi stessi e agli altri”. In ambito vocazionale, Internet costituisce un rischio o un’opportunità?“La rete è un mezzo potente, come tale ha una potenzialità enorme nel bene e nel male. Tutto dipende dal modo e dallo scopo per i quali si utilizza questo gigantesco amico o nemico del nostro tempo. Grande è dunque la responsabilità nostra e di chi deve insegnare ai giovani l’uso consapevole e responsabile di Internet. Spero che, nonostante tutti i suoi rischi, questo nuovo modo di comunicare favorisca un autentico sviluppo integrale della famiglia umana e costituisca un potente mezzo per la nuova evangelizzazione”. Quali le prospettive e le future linee di lavoro dell’Evs?“Quest’anno ricorre il 70° anniversario della fondazione della Pontificia Opera per le Vocazioni Sacerdotali (Povs). In vista di un convegno romano (3-5 novembre prossimo, ndr) in occasione della ricorrenza, il Santo Padre ha di recente invitato la pastorale vocazionale a insistere con più decisione sul profilo del sacerdozio ministeriale. Per questo la presidenza del Ccee intende specificare il suo servizio per le vocazioni in un’apposita Commissione per le vocazioni sacerdotali”.