SUD SUDAN

Non rimanga solo

Da oggi, raggiunta l’indipendenza, è il 54° Stato africano

La gente è in festa per la raggiunta indipendenza, dopo un conflitto ventennale costato 2 milioni di morti e più del doppio di profughi. Dalla scorsa mezzanotte esiste il 54° Stato africano, il Sud Sudan. Un evento storico per tutto il continente, che per la prima volta vede ridisegnate le antiche frontiere coloniali, e per di più sancito – dopo le violenze e nonostante recenti provocazioni giunte da Khartoum – da un referendum condotto in maniera pacifica. Presidente del nuovo Stato, che ha Juba come capitale, è Salva Kiir, il quale ha giurato oggi e ha firmato la Costituzione alla presenza del presidente sudanese Omar Al Bashir, seduto al suo fianco durante i festeggiamenti. Nonostante un sottosuolo ricco, il Sud Sudan si presenta come uno dei Paesi più poveri del mondo ed è unanime il riconoscimento che è necessario un supporto della comunità internazionale nell’accompagnare i suoi primi passi.

“Pace e prosperità”. La nascita del nuovo Paese è stata accompagnata, tra gli altri, dall’augurio di “pace e prosperità” di Benedetto XVI, mentre il presidente statunitense Barack Obama si è detto “orgoglioso di dichiarare che gli Stati Uniti riconoscono formalmente la Repubblica del Sud Sudan come Stato indipendente e sovrano”. “L’indipendenza – ha aggiunto il capo della delegazione Usa a Juba, Susan Rice – non è un regalo, bensì un premio che vi siete guadagnati”. Alla cerimonia tenutasi nella capitale ha preso la parola anche il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, ricordando che “oggi si apre un nuovo capitolo che vede il Sudan riprendersi la sua libertà e dignità”. Sempre Ban Ki-moon, nei giorni scorsi, aveva parlato di “un giorno importante ed emozionante” per gli oltre 8 milioni di cittadini del Sud Sudan, raggiunto in modo “pacifico”, ma dopo il quale rimangono da affrontare sfide “scoraggianti”.

Sfruttare l’opportunità. Il neonato Stato, aveva evidenziato il segretario Onu, si colloca “nella parte inferiore di tutti gli indici di sviluppo umano”, ma allo stesso tempo “ha un notevole potenziale”, dato da “considerevoli riserve di petrolio, immense quantità di terreni coltivabili e il fiume Nilo che scorre attraverso il suo centro”. Esso “potrebbe svilupparsi come una nazione prospera ed autosufficiente”, ma serve “un completo (e continuo) impegno con la comunità internazionale e, soprattutto, con i vicini”. “L’Unione europea è accanto al popolo del Sud Sudan in questo giorno storico e sarà un partner affidabile per il futuro”, ha affermato Catherine Ashton, alto rappresentante Ue per la politica estera, a Juba per le celebrazioni dell’indipendenza in rappresentanza dei Ventisette. “Noi continueremo – ha aggiunto – a sostenere una transizione pacifica nel Sudan meridionale, con la speranza che i leader nazionali sappiano sfruttare appieno l’opportunità che hanno davanti a loro”. Dal 2005 l’Ue ha investito in Sudan oltre 650 milioni di euro in cooperazione, circa la metà dei quali giunti nella parte meridionale del territorio. A questi si aggiungono 776 milioni in aiuti umanitari negli ultimi 8 anni. Soluzioni giuste ed eque. La Santa Sede “invita la Comunità internazionale a sostenere il Sudan e il nuovo Stato indipendente perché in un dialogo franco, pacifico e costruttivo trovino soluzioni giuste ed eque alle questioni ancora irrisolte e augura a quelle popolazioni un cammino di pace, di libertà e di sviluppo”. Questa la dichiarazione rilasciata da padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa vaticana, alla vigilia dell’indipendenza. Per l’occasione il Vaticano ha inviato a Juba una delegazione ufficiale guidata dal card. John Njue, arcivescovo di Nairobi e presidente della Conferenza episcopale del Kenya, con il nunzio apostolico in Sudan, mons. Leo Boccardi, e il segretario della Nunziatura apostolica in Kenya, mons. Javier Herrera Corona, “per far pervenire alle autorità del nuovo Stato e a tutti i suoi cittadini, numerosi dei quali sono cattolici, l’augurio di pace e di prosperità”. “La pace, la riconciliazione e il rispetto dei diritti di tutti, in particolare la libertà religiosa, rappresentano – ha ricordato padre Lombardi – i pilastri fondamentali su cui edificare il nuovo assetto socio-politico della regione e le condizioni per guardare a un futuro di speranza”. L’arcivescovo di Khartoum, card. Gabriel Zubeir Wako, intervistato dalla “Radio Vaticana” ha rimarcato l’impegno della Chiesa cattolica “per convincere la gente che con la violenza e la guerra non si risolve nulla e che la via migliore è quella del dialogo e collaborare l’uno con l’altro per raggiungere la pace”. Compito della Chiesa, adesso, è “mantenere vivo questo momento di pace, di riconciliazione e unità”. “Ora – ha ribadito l’arcivescovo – bisogna trovare il modo di far capire alla gente che la pace è una cosa così preziosa da non potersi permettere che sia gettata via”. “Credo che il Sud Sudan – ha concluso – stia sviluppando un nuovo concetto di pace e dell’essere cittadini: questa è una cosa davvero importante”.