SUD SUDAN

Con la mano sul cuore

La testimonianza di un medico Cuamm di Conegliano

Mosè che passa il Mar Rosso, per evocare la liberazione, e l’annuncio ai pastori della Natività di Gesù, da accostare alla nascita di una nuova nazione. Sono questi i due brani biblici che hanno aperto la cerimonia di sabato 9 luglio a Kediba, contea di Mundri Est, regione dello Western Equatoria.
C’era da celebrare la nascita, proclamata in quelle stesse ore nella capitale Juba, di un nuovo stato: il Sud Sudan.
E a Kediba c’era anche Rinaldo Bonadio, il medico di Conegliano (Tv) che guida l’intervento di "Cuamm – Medici con l’Africa" a Lui, non lontano da Kediba. Per mettere a disposizione competenze, e attrezzare un ospedale, in un’area dove i tassi di mortalità materna sono tra i più alti al mondo: su 100 mila mamme che danno la vita, più di 2 mila nel parto trovano la morte.
La festa per l’indipendenza del "suo" Sud Sudan, seppur vissuta in un piccolo centro di provincia anziché nella capitale Juba con le autorità mondiali convenute, ha fortemente emozionato Bonadio.
Come si evince anche da alcuni passaggi del suo racconto.

La fede. "La cerimonia – racconta via e-mail il chirurgo coneglianese – è iniziata con la preghiera e la lettura della Bibbia, quasi a sancire questo fortissimo legame spirituale della gente del Sud Sudan con la propria religione, punto di riferimento e forza in tanti anni di sofferenza, umiliazione e sopruso: a noi è sembrato molto commovente e meraviglioso!".

La bandiera. "Solennemente è stata ammainata la vecchia bandiera, piegata e consegnata al rappresentante del governo, e poi si è finalmente innalzata quella nuova del Sud Sudan. Tutti in piedi, visibilmente commossi, hanno cantato il loro nuovo inno con la mano sul cuore: questa cosa si sarebbe poi ripetuta più volte nel corso della celebrazione e ogni volta come se fosse la prima! Quindi sono incominciate le parate e il saluto alla bandiera da parte dei vari corpi militari e delle scuole. Le donne invece distribuivano a tutti dell’acqua e avevano preparato un tavolo con dei dolci: erano cinque dolci come i cinque i pani #della parabola del Vangelo, ndr# , ma anche stavolta ‘tutti ne ebbero’ un pezzettino, anche se eravamo certamente più di mille!".

I discorsi. "Sono stati rivolti soprattutto a bambini e ragazzi: ‘Noi vecchi ce ne stiamo andando, ci piaccia o no, mentre tocca a voi far crescere questa nazione… Quando nacque, anche Gesù era nudo, anche questa nazione è nuda, è povera, ma ha grosse potenzialità perché ha voi e perché ha la fede… Dobbiamo essere uniti, datevi la mano, dimenticate i rancori e le divisioni, siamo ora un’unica nazione… Dobbiamo lavorare molto, dobbiamo lavorare insieme, le nostre priorità sono: l’agricoltura, la scuola, la salute… I problemi sono tanti ma la nostra stella ci indicherà la strada…’".

La danza. "Mentre ci allontanavamo sulla via del ritorno, indugiavamo con lo sguardo rivolto indietro ad osservarli mentre continuavano instancabili a suonare e cantare dentro un nugolo di polvere che i loro ritmi di danza contribuivano a sollevare: gente ancora buona e semplice che ha ereditato la sua terra! Come inizio non ci pare per niente male! Forza Sud Sudan!".

#L’Azione – Vittorio Veneto#