DONNE E CRISI

Le prime a pagare

La pari dignità frenata anche da una distorta immagine mediatica

Crisi economica e donne: un binomio che vede in sofferenza le seconde, che ne hanno sopportato e ne sopportano più degli uomini le conseguenze. Ma anche crisi dell’immagine della donna e del suo ruolo nella società. Di tutto questo abbiamo parlato con Elisa Manna, responsabile del settore politiche culturali del Censis.

Durante la crisi economica a perdere il lavoro sono state soprattutto le donne adducendo il motivo che hanno casa e famiglia da gestire, ma poi si vuole alzare l’età per andare in pensione. Non è un controsenso?
"Il nostro Paese continua a essere totalmente distratto rispetto a una politica per le donne degna di questo nome. Le donne sono le prime a cui sono chiesti i sacrifici: se c’è bisogno di contrarre il numero degli occupati si va a pescare tra le donne, chiedendo poi, al contempo, un allungamento dei tempi pensionistici. Quello che manca completamente nella politica di questi anni è una visione d’insieme. Continuano a non esserci politiche di sostegno al lavoro delle donne e per le pari opportunità nel mondo del lavoro. Ci sono ancora i cosiddetti differenziali retributivi, cioè a parità di mansione le donne recepiscono uno stipendio inferiore dei colleghi maschi. Ma c’è di più: il problema dell’immagine femminile".

Si riferisce alla considerazione della donna come oggetto?
"Finché la società ha un’immagine femminile strumentalizzata come una decorazione del mondo maschile, non si potrà fare una politica per la donna degna di questo nome. Sono convinta che le politiche per l’occupazione e per la famiglia sono strettamente correlate alle politiche per la comunicazione che nel nostro Paese mancano completamente. Siamo tra i pochissimi Paesi europei senza un codice di autoregolamentazione per i media che riguardi la figura femminile. È stata fatta un’interrogazione parlamentare bipartisan al governo qualche mese fa per sollecitarlo ad aprire un tavolo su quest’argomento, ma siamo ancora sul vago mentre è urgente che in questa società si affermi un rispetto per la dignità femminile completamente diverso. Tutto il resto viene a seguire. Anche l’Unione europea sostiene da anni che le pari opportunità nel mondo del lavoro non si raggiungeranno fintanto che non si sarà affermato un rispetto per l’immagine e l’identità femminile a livello culturale e quindi nei media".

Le donne spesso sono anche costrette a scegliere tra lavoro e maternità…
"Anche qui c’è una forte pressione culturale: la donna viene rappresentata o come una poco di buono o come una casalinga felice e giuliva. Le donne negli anni Settanta avevano conquistato il diritto a essere persone nella loro globalità, che significa essere madri e mogli amorevoli e persone con intelligenza e voglia di realizzarsi. I talenti il buon Dio li ha distribuiti tra uomini e donne: perché le donne devono essere costrette a non usarli?".

Nei tagli al welfare legati alla crisi le donne hanno anche avuto un ruolo importante?
"Le donne nei fatti stanno tamponando da diversi anni un welfare che non funziona. Le donne sono quelle che si prendono cura dell’anziano, del disabile, dei bambini. La nuova disponibilità da parte maschile a lavorare dentro casa e curare i figli è minoritaria e anche gli uomini che lo fanno tendono prevalentemente a giocare con i figli, scegliendo l’aspetto più leggero e divertente. Sui grandi numeri le donne continuano a essere il grande punto di riferimento delle famiglie e tutto il carico di lavoro e attenzione è sulle spalle della donna. Ci sono tanti buchi neri nel welfare che pesano sulla donna".

Le donne sono ancora poche ai vertici delle realtà economiche, politiche, sociali e si parla di nuovo di quote rosa…
"Bisogna fare le quote rosa per davvero, il che non garantisce automaticamente la crescita delle donne. Anche il senso di solidarietà femminile in questi anni si è molto affievolito a causa di una competizione indotta sempre a livello culturale. Ultimamente, però, stiamo riscoprendo la solidarietà e la sorellanza tra donne con questi movimenti di piazza".

Infatti, in molte città si sono tenute recentemente manifestazioni pubbliche delle donne per rivendicare diritti e dignità, anche sabato e domenica scorsi a Siena si sono riunite un migliaio di donne con le stesse finalità: sono i segnali di un nuovo movimento femminista?
"Il termine femminismo evoca il passato ed è troppo connotato sia positivamente sia negativamente. Preferirei dire che le donne si stanno ritrovando intorno alle loro esigenze, che continuano a non essere ascoltate, per cercare d’imporre un’agenda politica sui temi che veramente interessano: la conciliazione tra lavoro e mondo degli affetti, la dimensione culturale dell’immagine della donna, il rispetto, la dignità, le pari opportunità. Sarebbe bello se da tutto questo nascesse non dico un partito ma un movimento di donne trasversale ai diversi schieramenti che riesca a imporre all’attenzione politica i temi veramente importanti per le donne. Per ora sono cauta. Il momento è così problematico che tutti speriamo in nuove energie che portino intelligenza e trasparenza. Certo, la situazione sul piano culturale è molto preoccupante e le donne ne pagano le conseguenze in modo pesante, perciò spero che abbiano la forza di organizzarsi".