GIOVANI

Un’occasione unica

Libano: una delegazione di 1.000 ragazzi alla Gmg di Madrid

"Un’occasione unica per pregare, conoscere un nuovo Paese e culture diverse, fare nuove amicizie e, cosa più importante, proclamare l’amore di Dio in tutte le lingue": è con queste motivazioni che Ribel Elias, giovane maronita di 27 anni, di professione ingegnere geotecnico, impegnato nel movimento dei laici vincenziani, parteciperà alla prossima Giornata mondiale della gioventù di Madrid (16-21 agosto). Elias non è nuovo ad eventi giovanili, avendo partecipato, nel 2010, anche all’Agorà dei giovani del Mediterraneo, iniziativa del Centro Giovanni Paolo II di Loreto, che si propone di creare relazioni significative e durature tra giovani cattolici dei diversi Paesi del Mediterraneo. Ora si sta preparando per Madrid, con circa 1.000 suoi giovani connazionali, "un numero – racconta al SIR – che non tiene conto di molti altri che partiranno da varie parti del mondo. Dalla sola Australia ne arriveranno 300". Tutti posti sotto l’egida della locale Commissione episcopale per l’apostolato dei laici, i pellegrini rappresentano diocesi, parrocchie e gruppi di tutto il Paese dei Cedri. "Io appartengo alla diocesi di Tripoli e con i miei amici parteciperemo ai ‘Giorni nelle diocesi’ in quella di Malaga", spiega il giovane ingegnere.

Un lungo cammino. Partire per i libanesi non sarà un problema, anche perché "in molte chiese sono state organizzate delle raccolte di fondi con varie iniziative per finanziare il viaggio e l’iscrizione alla Gmg. Per quanto mi riguarda, dal momento che ho un lavoro, mi sono autofinanziato la partecipazione". Partire preparati e formati per vivere la Giornata nel modo migliore, invece, ha richiesto "tempo e un notevole impegno spirituale. La Commissione episcopale ha, per questo motivo, diffuso un libretto con il messaggio del Papa, le lettere delle Chiese locali, l’inno della Gmg, le letture collegate al tema ‘Radicati e fondati in Cristo, saldi nella fede’, le preghiere e i canti, insieme ad altre informazioni. Il volume rappresenta il nostro percorso di preparazione a Madrid sul quale stiamo camminando da tempo".

Un’arma decisiva. La condivisione di fede e l’annuncio del Vangelo restano gli obiettivi centrali della partecipazione libanese a Madrid, "come credo sia per tutte le delegazioni presenti alla Gmg", tuttavia, aggiunge Elias, "abbiamo il desiderio di condividere anche la nostra vita e la nostra tradizione. C’è una frase che nessun libanese deve mai dimenticare – sono parole di Giovanni Paolo II pronunciate nel maggio 1997 nel corso della sua visita nel nostro Paese – ‘il Libano è più di una nazione, è un messaggio’. Parole che sono incise nei nostri cuori e che ci dicono che la missione dei giovani libanesi è quella di costruire ponti tra persone, famiglie e comunità diverse. In Libano, come altrove e nonostante tutte le difficoltà economiche, sociali, politiche, l’emigrazione e i cambi demografici, stiamo cercando di prendere parte alla vita politica e sociale per creare la fratellanza e basi solide su cui edificare il Libano usando quell’arma decisiva che è l’amore. Affidandoci a Dio cercheremo di essere messaggeri di pace e di amore anche a Madrid. Ed è ciò che vogliamo fare con i giovani che incontreremo e con i quali parleremo e pregheremo".

Affidarsi a Dio. Con i libanesi ci saranno anche molti altri giovani dell’area mediorientale e del Nord Africa, zone dove i cristiani sono un’esigua minoranza sempre più in difficoltà. Per questo la loro testimonianza è molto attesa in Spagna, dove giungono gli echi di quella che molti analisti hanno ribattezzato la "primavera araba". "La situazione in Libano – precisa Elias – è diversa da quella degli altri Paesi. I cristiani da noi sono circa il 40% della popolazione locale senza contare i libanesi emigranti e quelli che vivono già all’estero. Parlare di ‘primavera araba’ potrebbe essere fuori luogo anche perché tutto quello che si scrive e si legge a riguardo potrebbe non essere accurato e riflettere completamente la realtà. Personalmente credo che una ‘primavera araba’, sia essa musulmana o cristiana oppure ebraica, non avrà mai luogo fintanto che gli uomini sceglieranno di affidarsi ai leader politici e ai regimi piuttosto che a Dio, fonte ultima dell’amore e della pace". "Ed è con questa preghiera – conclude il giovane – che andremo a Madrid, per riportare con noi un messaggio di pace e di riconciliazione da diffondere alla nostra amata nazione".