EDITORIALE
Paesi d’Europa e integrazione: una provocazione dal “caso irlandese”
Quello che avrebbe dovuto avvicinare l’Europa è proprio ciò che sta creando divisioni al suo interno. La moneta unica europea è una pietra miliare del sogno europeo. Come tanti, ricordo ancora con eccitazione la mezzanotte dell’ultimo giorno dell’anno, il 2001.Al rintocco della mezzanotte, in un piccolo pub irlandese, porsi le mie vecchie sterline irlandesi per comprare una pinta di Guinness e mi furono restituite delle belle monete luccicanti in euro. La stessa cosa accadeva quella notte in tutta Europa.L’unione monetaria che univa le valute d’Europa esisteva già da anni, ma l’introduzione effettiva delle monete e delle banconote ha cambiato il modo in cui pensavamo a noi stessi come a cittadini europei: ora ci sentivamo parte di un continente unificato.A meno di un decennio da questo brillante inizio, si è diffusa sull’euro-zona una feroce crisi economica. L’Irlanda, il Portogallo e la Grecia sono stati finanziariamente salvati dall’Unione europea e, dopo il secondo salvataggio della Grecia, molti temono che la Spagna e l’Italia facciano presto la stessa fine. Scrivendo su Le Figaro, di recente tre economisti francesi hanno fatto appello ad abbandonare l’euro “per salvare gli europei”. Gerard Lafay, Jacques Sapir e Philippe Villin hanno scritto: “Lungi dal promuovere la sperata convergenza, la costruzione dell’euro ha in realtà accentuato le differenze tra le nazioni… l’euro sta morendo”.A Dublino, nel novembre scorso, durante le tese trattative tra Unione europea e Fondo monetario internazionale per il salvataggio finanziario, l’umore era un misto di shock e di rabbia repressa – e tuttavia non ci sono stati tumulti. Quello che ha veramente colpito il popolo irlandese è stata l’inattesa scoperta di avere improvvisamente perso tanta parte della sua sovranità: le decisioni economiche e politiche importanti non gli spettavano più. Come nazione che per otto secoli ha dovuto combattere contro il dominio straniero, molti si sono sentiti di nuovo una colonia: ma, questa volta, una colonia di Bruxelles. Per decenni, l’Irlanda è stata costantemente classificata come una delle nazioni europee più europeiste. E tuttavia il salvataggio finanziario deciso dall’Unione europea e dal Fmi è stato seguito da una sensazione di tradimento. Molti si sono chiesti: chi era il salvatore? E chi il salvato?Dopo tutto, gli obbligazionisti tedeschi e francesi avevano investito abbondantemente nelle banche irlandesi fallite. Quelle banche erano crollate. Secondo le normali regole del capitalismo, quell’investimento avrebbe dovuto scomparire. E invece agli irlandesi venivano offerti enormi prestiti ad alti tassi d’interesse per ripagare un investimento fallito ai banchieri stranieri. L’economista premio Nobel Paul Krugman ha definito il salvataggio finanziario dell’Irlanda come una buffonata, e un coro di altri economisti concordava che tale salvataggio finanziario avrebbe semplicemente ritardato l’inevitabile, cioè la mancata restituzione del prestito, lasciando agli irlandesi debiti che non gli appartenevano. È così che è cominciata ad emergere una sensazione di sfiducia e di ostilità verso l’Unione europea.Alcuni hanno temuto una duplicità: in occasione del secondo referendum irlandese sul Trattato di Lisbona del 2009, all’Irlanda era stato garantito di mantenere la propria bassa aliquota fiscale dell’imposta sulle società del 12.5%: un driver fondamentale di investimento interno per l’Irlanda. E invece, all’inizio del 2011, i leader Ue hanno cominciato a insistere per l'”armonizzazione” dell’aliquota irlandese dell’imposta sulle società.Gli irlandesi hanno cominciato ad avere la sensazione di venir sacrificati per salvare le grandi banche europee e l’euro. Tuttavia, l’euro, come ormai molti sostenevano, era una delle cause principali del crollo economico dell’Irlanda: un rapporto del 2009 per la Banca mondiale diceva che l’economia irlandese era andata a catafascio a causa principalmente dell’adesione all’euro. All’inizio del decennio, i tassi di interesse dell’euro-zona erano stati fissati a livelli molto bassi per adeguarsi a Francia e Germania. Per l’Irlanda, ciò comportava l’impossibilità di tenere sotto controllo un boom immobiliare sfrenato e una rapida inflazione salariale. Questa bolla è stata a sua volta causa del profondo crollo economico dell’Irlanda.Con la disoccupazione al 15%, i salari vengono ridotti drasticamente, nonostante l’aumento delle tasse. L’appetito degli irlandesi per le soluzioni radicali è in aumento: secondo le indagini, la maggioranza non vorrebbe ripagare i debiti legati alle banche e vorrebbe “bruciare gli obbligazionisti”; economisti di tutto rispetto sostengono ora che l’Irlanda dovrebbe uscire dall’euro e tornare alla sterlina irlandese, magari legata alla sterlina inglese.La crisi dell’euro ha insegnato all’Europa una lezione importante: troppa integrazione, invece di avvicinare le nazioni, può in realtà creare delle divisioni. Ma, viceversa, un’integrazione più attentamente limitata potrebbe contribuire a riavvicinarle e a riportare il progetto europeo su una strada più armoniosa e sostenibile.