CONSIGLIO D'EUROPA

Una pericolosa spirale

L’allarme del segretario Thorbjørn Jagland

“In Europa temo il rischio di una rinazionalizzazione delle politiche, che innescherebbe una pericolosa spirale con prospettive e sviluppi difficili da prevedere ma che potrebbe avere conseguenze sulle misure di sicurezza fino alla chiusura delle frontiere”. Lo ha detto il 7 luglio il segretario generale del Consiglio d’Europa Thorbjørn Jagland, in visita ufficiale a Roma per presentare il rapporto “Vivere insieme: Conciliare diversità e libertà nell’Europa del XXI secolo”, elaborato dal “Gruppo di eminenti personalità” istituito dallo stesso CdE. Per l’occasione Jagland ha incontrato il sottosegretario di Stato agli Affari esteri della Repubblica italiana, Vincenzo Scotti. Al centro dei colloqui, la riforma del Consiglio d’Europa e della Corte europea dei diritti dell’uomo.Integrare le minoranze. Alla presentazione del rapporto ai giornalisti è intervenuta anche Emma Bonino, vicepresidente del Senato italiano e membro del Gruppo. Il documento, dedicato al futuro dell’integrazione e indirizzato ai parlamenti e ai governi europei, si concentra in particolare su immigrati e minoranze etniche, tra cui i rom, “il cui trattamento – ha osservato Emma Bonino – in molti Stati non è spesso all’altezza delle convenzioni che questi stessi Paesi hanno sottoscritto”. “Non tutti i mali vengono per nuocere – ha dichiarato poi Jagland a SIR Europa -. L’espulsione dei rom dalla Francia, l’estate scorsa, ha convinto le istituzioni europee dell’urgenza di passare dalle parole ai fatti dando un forte impulso all’azione per la tutela e l’integrazione di questa minoranza nelle nostre società”. Di qui il piano d’azione congiunto Consiglio d’Europa – Commissione europea per la formazione dei mediatori rom, lanciato il 6 luglio a Strasburgo con la sottoscrizione di un accordo da parte dello stesso Jagland e della commissaria europea per l’istruzione, la cultura, il multilinguismo e la gioventù, Androulla Vassiliou. Il programma prevede due accordi di finanziamento. Il primo, ugualmente firmato il 6 luglio, stabilisce che l’Ue metta a disposizione del CdE per il 2011 e il 2012 un milione di euro, consentendo così la formazione di mille mediatori “che si aggiungono – ha spiegato Jagland – ai 500 già formati in 15 Paesi grazie a Romed, programma di formazione del CdE che l’accordo firmato a Strasburgo intende potenziare”.Diversità come risorsa. Secondo il segretario dell’organismo a 47, “l’Europa non solo deve imparare a convivere con la diversità, ma può trarre molti benefici dalla presenza di popoli, etnie, culture e religioni diversi che rappresentano un’autentica risorsa”. Tuttavia, ha precisato, occorre definire “valori comuni e condivisi da tutti: per questo ho deciso di istituire un Gruppo con il compito di elaborare un report di raccomandazioni per il CdE e l’Ue”. Più in generale il segretario ha illustrato i compiti e la mission dell’organismo di Strasburgo: protezione di diritti umani, stato di diritto e democrazia, e ne ha rammentato le oltre 200 convenzioni, molte delle quali “divenute leggi nazionali in tutto il continente”. Oggi, ha aggiunto, “è in atto un processo di riforma” del CdE “per migliorarne il funzionamento”, mentre procede l’iter “per l’accesso dell’Unione europea alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo”. Un passo importante, giacché “l’Ue è un player strategico sulla scacchiera internazionale”. Libertà di stampa ed etica dei giornalisti. Con riferimento allo scandalo delle intercettazioni telefoniche nel Regno Unito per le quali il 7 luglio venivano dati per imminenti gli arresti di alcuni giornalisti e dirigenti del “News of the World”, giornale del magnate Rupert Murdoch, Jagland ha detto: “Occorre trovare un equilibrio tra il diritto fondamentale alla privacy, garantito dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo, e la libertà d’espressione”, ma è indispensabile “una cultura del self-control: giornalisti e editori devono agire in modo responsabile”. Pur ammettendo le difficoltà legate alla “spietata concorrenza” tra i media, il segretario CdE ha affermato: “Le intercettazioni telefoniche sono un reato che i governi devono perseguire con determinazione proteggendo al tempo stesso la libertà di espressione”. Di qui l’auspicio che “questa vicenda non porti ad una richiesta di controllo degli organi di informazione”. Nei Paesi “in cui i media non sono liberi si rischiano corruzione e abuso di potere: è accaduto in molti Paesi nordafricani e prima o poi accadrà in Cina. Senza libertà di stampa non c’è vera democrazia”, ha sottolineato Jagland, che è anche presidente del Comitato per il Premio Nobel per la pace assegnato nel 2010 al dissidente cinese Liu Xiaobo. Un pensiero anche al Marocco e alla Tunisia, ai quali “la Commissione di Venezia sta offrendo assistenza nella costruzione della nuova architettura istituzionale”, e alla Russia. “È difficile stabilire la democrazia in assenza di precondizioni essenziali come i partiti politici e la società civile – ha fatto notare Jagland -. Tuttavia, anche se permangono grossi problemi come il razzismo, penso che la Russia sia sulla buona strada perché altre forze spingono per una sua modernizzazione e per il raggiungimento degli standard europei”.