COMECE

La disabilità, la vita, la diversità

Europe Infos: il numero di luglio-agosto

Il numero estivo di Europe Infos (luglio-agosto) si apre con un editoriale di Frank Turner, in cui il gesuita critica il concetto troppo limitato di “educazione” e “formazione” recentemente esposto dalla commissaria Andrea Vassiliou (cfr. SIR Europa n. 50/2011); quattro interventi sono dedicati a questioni di economia e finanza: un bilancio del Consiglio europeo dello scorso 23-24 giugno; un’analisi del comportamento ancora poco trasparente dell’Ue rispetto alla crisi greca, il percorso di redazione di un documento sull’economia sociale di mercato nell’Ue, che sta impegnando i vescovi Comece; alcune riflessioni dell’economista Philippe Herzog sulla necessità del passaggio da solidarietà a integrazione. Completano il numero alcuni approfondimenti in materia sociale ed etica.L’Ue e la dignità delle persone disabili. Secondo fonti ufficiali, una persona su sei nell’Ue è affetta da handicap (tra un livello medio e uno grave), essendo quindi limitata nella sua partecipazione alla vita sociale e politica. L’Ue ha responsabilità serie nel mettere in atto tutte le misure per permettere un miglioramento della condizione di vita di queste persone, anche sulla base della ratifica della convenzione relativa ai diritti delle persone con handicap avvenuta nel dicembre 2010. In prima istanza, scrive Alessandro Calcagno, del segretariato Comece, è necessario un riferimento “equilibrato, legittimo e non-strumentale del concetto della dignità umana”, che con pretestuosi riferimenti alla “qualità di vita” rischia di mettere in dubbio il diritto alla vita dal concepimento alla morte naturale. Da difendere sono altresì “i diritti dei genitori delle persone handicappate”, con un adeguato “riconoscimento dei loro sforzi”. Occorre inoltre definire “politiche strutturali, fiscali e non fiscali per permettere alle persone” che su base di azioni caritative e volontarie si occupano dell’handicap là dove gli stati non riescono a far fronte alle necessità, “di portare avanti le proprie attività in maniera stabile e non episodica”. Se l’handicap attualmente è inserito a livello legislativo tra gli elementi di non discriminazione nella direttiva relativa all’uguaglianza di trattamento orizzontale, è necessario che esso diventi l’oggetto “di un nuovo pacchetto legislativo che affronta la questione in tutti i diversi aspetti”.Alternative per le cellule staminali. La ricerca sta ormai consolidando alternative alle cellule staminali derivanti dall’embrione umano. La domanda che pone José Ramos-Ascensão è se “l’Ue sia disposta a prendere in considerazione le recenti scoperte scientifiche nel momento in cui abbozza il prossimo programma quadro di ricerca che entrerà in vigore nel 2014”. È un fatto che sulla questione delle cellule staminali embrionali umane esistono numerose opposizioni sulla base di sostanziose questioni etiche, legate all’obiezione sulla necessità di distruggere degli embrioni da cui esse vengono estratte. Tra le diverse alternative possibili, alcune restano deboli per motivi biologici o ancora etici, mentre ci sono alcune strade che superano i limiti citati, come l’utilizzo delle cellule staminali del sangue del cordone ombelicale, già usate nella cura di diverse patologie gravi, o delle cellule somatiche il cui uso clinico non è ancora avvenuto. Tenuto conto della necessità di avanzamento della ricerca per superare anche alcuni limiti legati a questo tipo di materiale genetico, “la decisione politica che deve essere presa consiste nello stabilire se è giustificato o meno un nuovo finanziamento da parte dell’Ue” sulla base delle potenzialità scientifiche dei progetti in questione, ma anche “a motivo del loro impatto concreto sulla società”.L’inclusione dei Rom. Oggi vivono in Europa circa 12 milioni di Rom. Recentemente la Commissione Europa ha approvato un “Quadro per le strategie nazionali di integrazione dei Rom per il periodo fino al 2020”, che è stato molto apprezzato dalle Chiese anche se pone una distinzione tra prospettive a corto e a lungo termine, ponendo ad esempio l’accesso alla giustizia come obiettivo più distante. “La disoccupazione e l’analfabetismo sono le sfide principali che i rom devono affrontare”, ha detto mons. János Székely, vescovo ausiliare di Esztergom-Budapest durante il seminario che si è tenuto il 27 giugno scorso alla Commissione europea, nel convincimento che la coscienza è cruciale, poiché “l’uomo è il principale attore di sviluppo, e non il denaro né la tecnologia”. Come contributo delle Chiese alla strategia dell’Ue sull’integrazione dei Rom “i rappresentanti delle Chiese hanno sottolineato la necessità di lavorare per cambiare gli atteggiamenti discriminatori che la maggioranza dei cittadini hanno nei confronti della minoranza Rom”, sintetizza Johanna Touzel, addetta stampa della Comece. Una strada possibile è che “si creino spazi di informazione sulla cultura, la storia e l’identità dei Rom”. Un’altra necessità, riconosciuta dai rappresentati dell’Ue, è che i fondi europei divengano più accessibili. Sono ora gli stati membri che devono elaborare piani nazionali di inclusione, alla luce della legge quadro.