AIDS NEL MONDO

Per la salute e la dignità

Oltre 120.000 strutte sanitarie della Chiesa impegnate nella cura

Nel mondo si stima che ad oggi siano oltre 34 milioni i malati di Aids, di cui 22 milioni nella sola Africa. Il dato è stato diffuso in occasione della sesta conferenza mondiale sull’Aids aperta domenica a Roma (fino a mercoledì). Così come i grandi organismi internazionali, anche la Chiesa è da oltre 20 anni impegnata nella lotta a questa pandemia. Oltre a interventi diretti di assistenza e cura, la Santa Sede ha anche promosso conferenze internazionali sul tema: nel 1989 si tenne la prima e nel maggio scorso l’ultimo convegno in ordine di tempo. Una delle azioni più importanti consiste nella promozione dell’accesso universale alle terapie antiretrovirali. Per conoscere l’impegno della Chiesa nel settore, il SIR ha intervistato mons. Jean-Marie Mupendawatu, segretario del Pontificio Consiglio per gli operatori sanitari.

In questi ultimi anni, specie in Africa, la piaga dell’Aids risulta particolarmente diffusa. Quali strategie e linee di intervento vengono promosse dalla Chiesa?
"Oggi sono oltre 120mila le strutture sanitarie, dal piccolo dispensario operante nella giungla al grande policlinico metropolitano, che fanno riferimento a questo Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari. La maggior parte di questi centri è coinvolta nell’erogazione di cure anche ai contagiati da Hiv-Aids ma può accadere che, a causa della mancanza di mezzi, non riesca purtroppo a far fronte interamente alla richiesta di assistenza. È così che, nonostante l’impegno suo e di altre realtà internazionali, in alcune zone del pianeta e in particolar modo nell’Africa subsahariana, si stima che appena il 5 percento dei contagiati acceda alle terapie antiretrovirali. Tali cure sono indispensabili per garantire un ragionevole prolungamento della vita della persona, per impedire il contagio da madre a figlio e, come viene sempre più dimostrato, per diminuire la carica virale e dunque la possibilità di trasmissione ad un partner sano, in particolar modo alla coniuge od al coniuge".

Quali sono i maggiori ostacoli che si frappongono per una diffusione su larga scala dei presidi terapeutici oggi disponibili?
"Tra i maggiori impedimenti vi è, oggi, certamente quello economico. La crisi finanziaria che attanaglia molti Paesi del mondo non aiuta certo a promuovere od ad incrementare i necessari interventi della comunità internazionale e dei singoli governi nell’ambito della sanità pubblica e dell’accesso universale alle cure. Vi sono recenti segnali di una rinnovata volontà di estendere le terapie antiretrovirali; speriamo che gli impegni formali trovino una rapida ed efficace attuazione. Da parte di alcune case farmaceutiche, si è registrata, negli ultimi anni, una sempre crescente disponibilità nei confronti dei contagiati. Come più volte sollecitato da questo Dicastero, alcune società di settore stanno cercando di trovare delle soluzioni per andare incontro ai bisogni delle popolazioni meno abbienti e la necessità di non perdere gli investimenti impegnati nella ricerca". 

Qual è il ruolo della Fondazione il Buon Samaritano e in quali Paesi specialmente opera? Con quali risultati?
"La Fondazione, istituita dal Beato Giovanni Paolo II nel 2004 e subito affidata a questo Dicastero, è un’espressione di quella ‘Nuova fantasia della carità’ sollecitata nella ‘Novo Millennio Ineunte’ e ha la finalità di soccorrere gli affetti da malattie quali l’Hiv-Aids, la malaria e la tubercolosi che, proprio a causa della mancanza di accesso alle cure, continuano a mietere milioni di vittime ogni anno. Dal punto di vista operativo, offre il vantaggio di erogare i fondi attraverso le strutture della Chiesa Cattolica, ad esempio nunziature e conferenze episcopali, cosicché le donazioni giungono a destinazione con trasparenza e prive di oneri logistici od organizzativi. Tali fondi sono inoltre inviati ad iniziative concrete portate avanti da realtà ecclesiali o non governative. Ne hanno maggiormente beneficiato, sinora, realtà operanti in Africa, Asia e America Latina. Tra i beneficiari si annoverano, ad esempio, gli abitanti di diverse zone remote servite unicamente da dispensari della Chiesa e detenuti contagiati dall’Hiv-Aids".

Cosa si può rispondere a coloro che dipingono la Chiesa come “retrograda” circa la morale sessuale e l’approccio alla prevenzione dell’Aids?
"Certamente le più recenti ricerche di settore sono tutt’altro che in contraddizione con quanto affermato dal Magistero, se si considera che la riduzione del tasso d’infezione da Hiv è avvenuta sensibilmente proprio nei Paesi che hanno attuato delle campagne basate anche sulla castità e la fedeltà tra coniugi. La scelta di aderire a quanto richiesto dalla Chiesa non è la più ‘facile’, come anche ribadito nel corso del convegno del maggio scorso, ma è e rimane la strada per la Salus, cioè la salute della persona".