EDITORIALE
Una riflessione suggerita dai patroni Cirillo e Metodio
Qualche giorno prima della celebrazione della memoria liturgica di san Benedetto, nel cuore d’Europa e del mondo slavo viene celebrata la solennità dei santi Cirillo e Metodio, nella Chiesa universale il 14 febbraio.Anche se sulla facciata e nell’abside della basilica di San Giovanni in Laterano ci sono le statue di questi due fratelli tessalonicesi e sebbene negli ultimi decenni quattro pontefici abbiano dedicato loro importanti documenti magisteriali, i compatroni d’Europa, proclamati tali da Giovanni Paolo II 31 dicembre 1980, rimangono poco conosciuti.Vale però la pena richiamare l’attualità del loro messaggio.In Slovacchia, ad esempio, ogni anno i padri della cultura dei popoli slavi diventano un segno di contradizione, suscitano una viva discussione. Per forza e per fortuna aprono un dibattito tra coloro che li amano e coloro che, per un’acritica dipendenza da Bruxelles, non ne accettano gli insegnamenti.D’altra parte il modello della struttura sociale e politica costruita sulla base di principi e leggi naturali, espressi nel Nomocanon (uno dei importanti libri, tradotti in lingua slava da san Cirillo) e impiantato nell’Europa slava da questi santi 1150 anni fa, sono inaccettabili per quanti considerano comunque e sempre da accettare le decisioni di una maggioranza politica o di una predominante cultura.La mia esperienza conferma, per esempio, che in molti Paesi occidentali dire “europeo” viene sempre inteso come “westeuropeo”, e il mondo slavo viene percepito solo come un supplemento marginale.Basta sfogliare i sussidiari per rendersi conto di quanto poco spazio e poca attenzione sono dedicati alla storia e alla cultura del mondo slavo, cioè ad almeno una metà della tradizione europea.Non si può dire lo stesso se si guarda alla parte orientale dell’Europa. In tutti Paesi centro e orientali venivano e vengono insegnate le lingue, le lettere, le arti della tradizione occidentale. Ogni tanto, per stuzzicare un po’ la discussione, amo dire: “Voi, Francesi, Inglesi, Tedeschi, Spagnoli, Italiani…siete soltanto i westeuropei. I veri europei sono i Cechi, Slovacchi, Polacchi, Ucraini, Russi, perché conoscono e ritengono propria anche la tradizione occidentale…”.La tradizione e l’eredità di Cirillo e Metodio vanno però oltre. Rappresentano un’alternativa, un modello della civiltà politica e culturale comprovata da più di un millennio di storia, che contiene una vitale sintesi della fede e della cultura, maturata in una cultura dello spirito. Sono la prova di una grande esperienza storica, confermano che il contenuto e l’influsso della fede creano una cultura e una civiltà veramente umane perché spirituali.In un’Unione europea, diventata ora quasi un sinonimo dell’Europa, che sta vivendo una crisi di identità risalta la giustezza delle parole di Giovanni Paolo II che spesso si esprimeva sul futuro europeo affermando che se prevarranno i valori spirituali, culturali ed umani l’Ue sarà una benedizione, se prevarranno gli interessi economici si arriverà al fallimento di un progetto.Guardando all’Unione europea i cattolici slovacchi ritengono che sia un testamento del papa slavo una sua solenne dichiarazione dedicata loro nella basilica vaticana: “La Slovacchia ha un suo ruolo specifico nella costruzione dell’Europa del Terzo Millennio: siatene ben consapevoli! Con le sue tradizioni e la sua cultura, con i suoi martiri e confessori, con le forze vive delle sue nuove generazioni, essa è chiamata ad offrire un contributo altamente significativo all’autentico progresso del continente. La Slovacchia è invitata ad offrire all’Europa soprattutto il dono della sua fede in Cristo e della sua devozione a Maria”. Questo è un compito per gli Slovacchi. Direi che è anche un invito all’Europa per scoprire questa parte delle sue radici, della sua eredità e della sua identità. Quando i modelli negativi stanno crollando è segno di speranza e responsabilità tornare alle sorgenti della vita e della fede. Non é un ritorno nostalgico al passato, é un ritorno alla memoria, come quella dei santi Cirillo e Metodio, senza la quale non c’é presente e neppure si costruisce futuro.