BIOETICA

No alla brevettabilità

Cellule staminali embrionali: in arrivo pronunciamento Corte di giustizia Ue

Secondo le conclusioni espresse lo scorso 10 marzo dall’avvocato generale della Corte di giustizia dell’Unione europea, Yves Bot, “le cellule totipotenti che hanno l’intrinseca capacità di evolversi in un essere umano completo devono essere qualificate dal punto di vista giuridico come embrioni umani e, pertanto, deve esserne esclusa la brevettabilità”. Ribadire la validità di questa posizione, alla vigilia della sentenza della Corte attesa questa settimana, è l’obiettivo della lettera sottoscritta da quindici illustri scienziati e accademici europei e che verrà inviata alla prestigiosa rivista scientifica “Nature”. È la prima volta, ha sottolineato l’avvocato generale, che la Corte è chiamata a pronunciarsi sulla nozione di “utilizzazione di embrioni umani a fini industriali o commerciali” prevista dalla direttiva 98/44 CE sulla protezione giuridica delle invenzioni biotecnologiche. Dopo aver rilevato le significative differenze esistenti tra le normative degli Stati membri e l’impossibilità – allo stato attuale delle conoscenze scientifiche – di utilizzare un siffatto criterio che possa essere ammesso da tutti gli Stati membri, Yves Bot fa riferimento al disposto della direttiva che (al suo art. 5, n. 1) tutela il “corpo umano, ai diversi stadi della sua costituzione e del suo sviluppo”. Il caso nasce dopo la dichiarazione di nullità, da parte del Bundespatentgericht (Tribunale federale in materia di brevetti, Germania), di un brevetto relativo a cellule isolate e depurate, prodotte a partire da cellule staminali embrionali umane. Il Bundesgerichtshof (Corte federale di cassazione, Germania), adito in appello dal titolare del brevetto, ha deciso di sospendere il giudizio e di chiedere che la Corte di giustizia si pronunci sull’interpretazione, in particolare, della nozione di “embrione umano”, non definita dalla suddetta direttiva 98/44.Embrioni umani non brevettabili. “Avendo l’intrinseca capacità di evolversi in un essere umano completo”, le cellule totipotenti “devono essere qualificate dal punto di vista giuridico come embrioni umani e, pertanto, deve esserne esclusa la brevettabilità”. Partono dall’affermazione dell’avvocato Bot i quindici scienziati, secondo i quali “anche le cellule staminali embrionali umane non devono essere considerate brevettabili”. “Dati scientifici – affermano – indicano che l’inizio del ciclo vitale dell’essere umano coincide con la formazione della sua identità genetica, materializzata nel Dna che contiene il patrimonio di ogni singolo essere umano”. Poiché lo sviluppo della vita umana “attraverso le fasi embrionale e fetale deve essere considerato un processo continuo”, per i firmatari della lettera “l’embrione umano, in ogni sua fase di sviluppo, deve essere considerato un essere umano con potenzialità e non solo un ‘potenziale essere umano'”.“No” alla distruzione di embrioni. Per la capacità delle cellule staminali di moltiplicarsi continuamente, negli ultimi anni molti scienziati hanno sviluppato tecniche per derivare cellule staminali embrionali umane (Hesc) “tramite un processo che di solito distrugge gli embrioni donatori”, si legge ancora nella lettera. Con riferimento all’interesse per le linee di Hesc come “fonte di linee cellulari che possono essere mantenute in vitro per venire utilizzate come semplice materiale di base per possibili finalità terapeutiche o diagnostiche nella medicina rigenerativa”, i quindici scienziati precisano che i blastòmeri (ciascuna delle cellule in cui si divide l’uovo fecondato durante il processo di segmentazione, ndr) “possono dare luogo, nelle condizioni adatte, a un embrione”. “Sono cioè parti vive di embrioni” ed è “molto discutibile che una cellula estratta da un organismo vivente possa essere considerata un’invenzione brevettabile”. Inoltre, sottolinea la lettera, “l’uso degli embrioni con finalità terapeutiche implica la distruzione degli embrioni stessi, vale a dire la distruzione di vite umane nelle loro fasi più precoci”.Rispetto per la dignità della persona. Definendo tale pratica “moralmente inaccettabile”, gli scienziati informano che dopo più di dieci anni d’impiego, le hesc non hanno prodotto risultati nella medicina rigenerativa, né significativi progressi nella diagnosi e terapia delle malattie. “Il progresso scientifico e tecnologico dovrebbe essere sempre guidato dal rispetto per l’intrinseca dignità di ogni essere umano, l’intenzione di contribuire al bene comune e il riconoscimento della finitezza della condizione umana”, ammoniscono i firmatari del documento suggerendo come alternativa l’utilizzo di cellule staminali adulte o la più recente tecnologia di riprogrammazione cellulare che genera cellule staminali indotte pluripotenti (Ips) e “offre importanti prospettive per la medicina rigenerativa, ampiamente accettate dal punto di vista scientifico ed etico”. “Le linee cellulari o le invenzioni derivate da queste fonti – concludono gli accademici – possono essere brevettabili in quanto non sono ottenute a scapito di un embrione, né comportano la distruzione di una vita umana”.