SERBIA

Si è voltata pagina” “

L’arresto di Goran Hadzic

Dopo l’arresto di Ratko Mladic, avvenuto a fine maggio, Goran Hadzic era l’ultimo dei ricercati da parte del Tribunale internazionale dell’Aja per l’ex-Jugoslavia per i crimini contro l’umanità e di guerra avvenuti in quei Paesi negli anni terribili dello scontro civile. Ma era soprattutto il maggiore ostacolo perché il cammino di adesione della Serbia all’Unione europea assumesse un passo più deciso facendo cadere le remore anche degli ultimi Stati (Olanda in primis) per i quali Belgrado non aveva ancora pagato il debito contratto con l’opinione pubblica europea in quel decennio.
Figura meno conosciuta dall’opinione pubblica internazionale rispetto a Mladic o Karadzic, Hadzic è accusato (soprattutto nel periodo in cui fu presidente dell’autoproclamata Repubblica serba di Kraijna) del massacro di centinaia di civili croati o comunque non-serbi e della deportazione di migliaia di loro nei campi di concentramento, tenuti segregati in condizioni di violenza disumane e sottoposti a tortura.
Eventi che l’opinione pubblica occidentale ha rimosso con velocità sospetta quasi a voler lasciare da parte le proprie responsabilità su quanto avvenne allora nei Paesi nati dal disfacimento di quella che era stata la Jugoslavia del maresciallo Tito.
Con la consegna di Hadzic al Tribunale dell’Aja la Serbia dimostra di voler definitivamente voltare pagina sul proprio passato: per farlo, però, dovrà ancora risolvere la questione dei confini col Kosovo. Ma non è improbabile pensare che, sotto le pressioni politiche ed economiche internazionali, anche questa situazione troverà ben presto una soluzione. E i Balcani potranno ritornare ad essere quel centro dell’Europa dove, per usare un’espressione cara al beato Giovanni Paolo II, il continente respira con i due polmoni dell’Occidente e dell’Oriente.