EMILIA ROMAGNA
Un percorso unitario tra istruzione e formazione professionale
Un percorso unitario d’istruzione e formazione professionale di tre anni è la novità per il prossimo anno scolastico in Emilia Romagna. Gli studenti diplomati alla scuola secondaria di primo grado potranno iscriversi a questo percorso unitario, dove il primo anno sarà nella scuola, e poi ognuno avrà la possibilità di scegliere se continuare nello stesso istituto professionale o passare nella formazione con un percorso maggiormente orientato al lavoro. È il risultato della proposta di legge approvata dall’Assemblea legislativa della Regione Emilia Romagna a fine giugno. Un sistema, su cui la Regione investe 55 milioni di euro all’anno, che mira a valorizzare la cultura del lavoro e assicurare il successo scolastico dei giovani, cercando di ridurre la dispersione scolastica e l’abbandono. A gestire i percorsi triennali saranno gli istituti professionali che hanno scelto il regime di sussidiarietà e gli enti di formazione professionale accreditati, che dovranno progettare in modo unitario i percorsi.Una legge attesa. “Era una legge attesa – afferma Agnese Borelli, presidente del Consorzio istituti professionali e dirigente scolastico a Sassuolo (Modena) – perché la legge sul riordino dei cicli della scuola superiore aveva penalizzato gli istituti professionali eliminando la possibilità di uscita al terzo anno con una qualifica professionale. La novità sostanziale sta in un’integrazione reale fra i due sistemi formativi sin dal primo anno d’istituto”. “Nella nostra Regione – prosegue – è possibile frequentare nella scuola tutto il triennio per conseguire la qualifica regionale, a condizione che il progetto didattico sia realmente integrato con la formazione professionale. In Emilia Romagna abbiamo avuto nel passato molte esperienze di percorsi integrati e questa normativa ha tenuto conto delle esperienze pregresse, istituzionalizzandole. È poi altamente positivo che i giovani debbano frequentare il primo anno di scuola superiore obbligatoriamente, poiché per scegliere occorre conoscere e solo frequentando la scuola la si può conoscere”.Il successo della formazione professionale in Regione. L’Emilia-Romagna è la prima Regione in Italia per il numero di studenti che frequentano gli istituti tecnici e i professionali (61%). Qual è il segreto del successo della formazione professionale? “Nell’istruzione come pure nella formazione lo studente è considerato come ‘persona’, sono valorizzate le sue competenze formali e non formali, è aiutato a credere in se stesso”, sottolinea Borelli. “Lo stimolo a imparare un lavoro serve come veicolo per apprendere quelle conoscenze indispensabili all’uomo e al cittadino”.Stabilità per le famiglie, i ragazzi e il mondo del lavoro. “Per la prima volta il sistema di formazione professionale rientra in una dimensione ordinamentale, che prefigura una stabilità. Questa è una grande novità per le famiglie, per i ragazzi e per il mondo del lavoro”, dichiara don Ottorino Rizzi, delegato della Conferenza episcopale regionale per la pastorale del lavoro. “Fra le novità principali introdotte da questa legge – rileva il sacerdote – ci sono: i programmi personalizzati che rispecchiano i bisogni formativi di ogni singolo ragazzo adatti ad accompagnarlo al meglio nel mondo del lavoro; l’acquisizione di una qualifica professionale triennale, un diploma professionale e la possibilità di proseguire ancora, non precludendo obiettivi professionali d’eccellenza anche a quei ragazzi che non frequenteranno licei o istituti tecnici; l’occasione di misurarsi con il lavoro vivendo una parte del proprio studio in impresa e la possibilità di apprendere sul lavoro anche discipline tipicamente demandate all’insegnamento classico come l’italiano o la matematica. Ecco allora la novità importante: questa legge mette al centro il giovane e il suo inserimento nel mondo del lavoro”.Valorizzare i giovani capaci. Una legge ben accolta anche per Andrea Biondi, direttore dell’Associazione emiliano romagnola centri autonomi (Aeca), che comprende – unico caso fra le Regioni d’Italia – tutti gli enti di formazione professionale d’ispirazione cristiana presenti in Regione. “Il sistema istruzione e formazione professionale è il primo pilastro per rispondere alle richieste del mondo del lavoro e per valorizzare e qualificare i giovani che sono capaci nel fare”, spiega Biondi. “I risultati degli ultimi anni ci dicono che, nonostante la crisi economica che sta attraversando i territori, i risultati in termini occupazionali dei qualificati sono di buonissimo livello. Con la legge si aumentano gli strumenti a disposizione di istituti ed enti per poter costruire percorsi finalizzati a un inserimento stabile nel mondo del lavoro. Il valore aggiunto infatti lo si deve individuare nella possibilità di aumentare le competenze che consentano ai giovani non solo di trovare occupazione, ma anche di poterla mantenere e, soprattutto, di poter avere una prospettiva di sviluppo e di vera e propria carriera professionale attraverso percorsi formativi impostati sulle competenze e non solo sulle discipline; con il costante riferimento al mondo del lavoro”.a cura di Lucia Truzzi(22 luglio 2011)