UCRAINA

Greco-cattolici, Romano-cattolici

Greco-cattolici: dialogo interecclesiale e interetnico”A mio parere, quanto più profondamente e pienamente scopriremo le profonde radici del cristianesimo di Kyiv, tanto più ci verremo incontro gli uni gli altri. Comprenderemo allora che ciò che abbiamo in comune è molto più di quanto ci divide, come affermava il Beato Papa Giovanni XXIII “. Lo ha detto il 18 luglio in un’intervista all’agenzia Risu (Servizio informazione religiosa ucraina) Sua Beatitudine Sviatoslav Shevchuk, primate della Chiesa greco-cattolica ucraina (Ugcc), ribadendo che l’identità dell’Ugcc è “l’identità del cristianesimo di Kyiv”, nato con “il battesimo di Volodymyr, quando la Chiesa ristabilita sulle terre della Russia di Kyiv era anche una filiale (metropolitanato, ndr) del patriarcato di Costantinopoli” in comunione “con la Sede apostolica”. Secondo la tradizione, la cristianizzazione definitiva di Kyiv risale intorno al 988 quando, dopo il battesimo di Vladimiro il Grande, il cristianesimo si diffuse in tutta la Russia. Ad avviso del primate, nel corso dei secoli l’identità dell’Ugcc “ha dovuto affrontare diversi pericoli” e talvolta “non è stata nemmeno riconosciuta come Chiesa”. Mons. Shevchuk ha detto che nel terzo millennio la Chiesa “dovrebbe vivere questa identità” e ha spiegato che la Chiesa greco-cattolica ucraina vuole aprirsi “non solo a tutti coloro che oggi vivono” nel Paese, “ma anche ad altre nazioni, nazionalità, perfino altre religioni”, in un “dialogo interecclesiale ed interetnico”, e intende mostrare quanto sia importante “il battesimo di Volodymyr per l’ecumenismo”. “Rilevante”, secondo il primate, la questione del patriarcato. “Dobbiamo ancora sforzarci – ha spiegato – di condurre a termine questo percorso, e quindi ottenere la denominazione di Chiesa patriarcale; allora la nostra identità sarà chiara a tutti”. “Il patriarcato è una struttura che aiuterà in certa misura a proteggere la nostra chiesa dal rischio del dissolvimento nell’immenso mare del mondo cattolico”. L’auspicio di mons. Shevchuk è inoltre che l’Ugcc abbia iniziato un costruttivo dialogo con le autorità, in particolare con il presidente dell’Ucraina dopo il suo incontro con il Consiglio panucraino delle Chiese lo scorso 21 aprile. “Cercheremo di dialogare, cooperare per il bene dell’Ucraina e dello Stato ucraino, ma non vogliamo essere usati come propaganda di partito”, tuttavia precisa. Per quanto riguarda il futuro delle chiese della tradizione di Kyiv, conclude: “Dobbiamo riflettere e implementare attivamente la strategia delineata da Sua Beatitudine Lubomyr (Husar, ndr) nel suo discorso programmatico: ‘Un popolo di Dio sulla terra delle colline di Kyiv”.Romano-cattolici: restituire chiesa di SebastopoliIl capo del Consiglio comunale di Sebastopoli, Yurii Doinikov, ritiene che il destino dell’edificio di via Schmidt, che prima della guerra è stato la chiesa cattolica romana di San Clemente e durante il regime sovietico è stato utilizzato come cinema, debba essere deciso da un referendum tra tutti i cittadini. Secondo quanto riferito dall’agenzia Risu, Doinkov avrebbe affermato di avere inserito nell’Odg della prossima sessione plenaria del Consiglio comunale la questione. Prima di assumere una decisione sull’eventuale restituzione del luogo di culto, “dobbiamo almeno tenere delle audizioni pubbliche e forse un referendum cittadino. Allora la decisione rispecchierà con chiarezza l’opinione della gente”, ha affermato. In precedenza, il pastore cattolico della comunità cattolico-romana di Sebastopoli, padre Yurii Ziminskyi, aveva detto che questa comunità chiede con insistenza che la chiesa, costruita 100 anni fa e confiscata nel 1930, venga restituita. “Noi continueremo a difendere la nostra posizione – aveva dichiarato -. Stiamo portando avanti un’iniziativa e abbiamo inviato una lettera al riguardo al capo dell’Amministrazione regionale”, mentre “i parrocchiani romano-cattolici stanno conducendo una campagna non stop”. “Alcuni giorni alla settimana – aveva annunciato padre Ziminskyi -, per qualche ora al giorno accanto alla chiesa ci sarà una tenda dove verranno esposte grandi immagini della chiesa nel periodo 1912 – 1944 (dopo la liberazione della città), ed alcune icone. Abbiamo stampato opuscoli informativi e intendiamo avviare una raccolta di firme”. Ora il religioso afferma che il governo ha chiesto alla comunità di rinviare la campagna e di non installare la tenda. “Il 1° luglio – prosegue – ci siamo trattenuti due ore e mezzo accanto alla chiesa. Non c’è fretta: abbiamo raccolto 75 firme. Continueremo a farlo. E per ora aspetteremo, come ci è stato chiesto di fare, di vedere che cosa deciderà il governo”. Come già riferito dall’agenzia Risu, nel settembre 2010 il Consiglio comunale di Sebastopoli si era dichiarato disponibile a restituire la chiesa romano-cattolica definendone prima il pieno valore. Un membro del Consiglio, Karp Bulatov aveva detto: “Perché dovremmo dare via gratuitamente un bene pubblico?”. I cattolici, conclude Risu, ne chiedono la restituzione perché affermano di essere stati loro a costruirla nel 1911.