EDITORIALE
Vita e Unione europea: perché il progetto sia comune e condiviso
Fin dalla sua nascita, il progetto di unità europea punta a qualcosa di più di una interdipendenza di interessi, punta ad una comunità di valori. E infatti, proprio dietro questa comunità di valori possono essere superati gli egoismi nazionali, come evidenziato oggi in connessione alle varie questioni. Solo intorno ad una comunità di valori, gli europei possono sentirsi parte di un progetto di unità europea ed essere entusiasti di esso, un obiettivo in realtà che oggi sembra sempre più distante.Ma intorno a quali valori può essere costruita l’unità europea? L’Europa si vuole proporre al mondo come modello di protezione dei diritti umani, sia dei diritti classici di libertà e di partecipazione politica, sia dei diritti sociali. La Convenzione europea dei diritti dell’uomo e la Carta europea dei diritti fondamentali sono le caratteristiche distintive di questo progetto. Il rispetto dei diritti è criterio per l’adesione all’Unione europea e ispira la sua politica estera.Per quanto riguarda il primo dei diritti umani, il diritto alla vita, occorre ricordare il ruolo storicamente all’avanguardia dell’Europa volto ad abolire la pena di morte (in cui ha eccelso il Portogallo, il mio Paese), che è completamente scomparso nel Vecchio Continente.Ma non si può dire lo stesso per quanto riguarda l’altro (più grave e frequente) attacco del diritto alla vita: l’aborto. Questo viene visto oggi come un diritto, spesso sotto il nome di “diritto alla salute sessuale e riproduttiva”. E rappresentanti dell’Unione europea gli hanno dato nelle sedi internazionali un ruolo da protagonista nel tentativo di imporre una tale supposto diritto a tutte le aree del mondo. Quando, per esempio, alcuni anni fa, l’amministrazione americana ha tagliato i finanziamenti al Fondo delle Nazioni unite per la popolazione (Unfpa), perché collaborava indirettamente alla pratica dell’aborto forzato in Cina, l’Ue si è prestato a soddisfare il finanziamento mancante.Questo ruolo svolto dall’Unione europea in materia di difesa, in primo luogo, di un presunto diritto all’aborto è una politica abusiva e illegittima perché non è una questione di consenso tra gli Stati membri. Anche se nella maggior parte di questi Stati hanno leggi permissive dell’aborto, ci sono anche Paesi come Irlanda, Malta e Polonia (o la recente costituzione dell’Ungheria) che optano per regimi più restrittivi. Nel suo trattato di adesione, Malta ha reso chiaro che non avrebbe mai permesso di modificare la sua legislazione con l’imposizione dell’Unione europea.Ma ci sono stati il processo di A, B e C contro Irlanda, intrapreso dalla Corte europea dei diritti dell’uomo sul presunto diritto all’aborto derivanti dall’articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. E il caso di Diane Pretty nel Regno Unito riguardo al diritto alla morte, all’eutanasia o suicidio assistito.Sono processi e casi che rivelano quanto non sia coerente chi vuole essere un modello di protezione dei diritti umani: chi cioè da una parte chiede l’abolizione totale della pena di morte in tutto il mondo e, dall’altro lato, mira a facilitare il ricorso all’aborto (anche se sotto le mentite spoglie della “salute riproduttiva”) in tutto il mondo.Non è certamente in questo modo, con l’assunzione cioè di posizioni di rottura con i valori tradizionali condivisi da molte nazioni europee in materia di tutela della vita e tutela della famiglia, che l’Europa può superare la crisi, iniziata come una crisi di identità. Quando i valori che l’Ue intende affermare nel mondo non sono valori che uniscono gli europei, ma che li dividono, perché per molti sono degli anti-valori, il progetto dell’unità europea non può suscitare adesione ed entusiasmo.