UE E CRISI
Con un’intesa più forte tra gli Stati membri
Un poker di buone ragioni ha portato i 17 capi di Stato e di governo della zona euro, riuniti a Bruxelles il 21 luglio, a raggiungere un accordo per "salvare" la Grecia e, con essa, anche l’Unione economica e monetaria. La soluzione, annunciata ieri in serata con grande enfasi, comprende una dose di "etica della responsabilità" (invocata dal presidente della Commissione Barroso), molti interessi (degli Stati, delle banche che finanziano parte del debito greco), la paura di attacchi speculativi a più vasto raggio, e, finalmente, una ritrovata spinta politica, guidata dal duo Merkel-Sarkozy.
"La Grecia necessita di una soluzione eccezionale e senza uguali", si legge nel documento finale del summit. Infatti gli accordi prevedono di far quadrato attorno ad Atene con interventi pubblici e privati, sacrifici ulteriori per i cittadini e risparmiatori greci e anche per i risparmiatori degli altri Paesi. C’è "più Europa" nella soluzione economico-finanziaria indicata all’unanimità dai Paesi aderenti alla moneta unica; ma c’è anche "meno Europa" se s’intende la piena concertazione delle decisioni: in realtà Germania e Francia hanno un maggior peso specifico.
Concretamente è stabilito di aggiungere un nuovo prestito ad Atene, oltre a quello da 110 miliardi dello scorso anno, per 109 miliardi circa; vi è poi un allungamento dei prestiti da 7 anni e mezzo a 15 ("e fino a un massimo di 30") e la riduzione dei tassi di rimborso (dal 5% circa al 3,5%, applicabili anche a Portogallo e Irlanda). "Il programma chiariscono le conclusioni scritte del summit sarà inteso a migliorare radicalmente, in particolare grazie a tassi d’interesse più bassi e scadenze più lunghe, la sostenibilità del debito e il profilo di rifinanziamento della Grecia".
Ma le misure da adottare si muovono in varie direzioni. Per cui è previsto un intervento delle banche (con un contributo netto stimato in 50 miliardi nel medio periodo) "su base volontaria", riscadenzando il debito della Grecia. Ciò potrebbe portare le agenzie di rating a parlare di "default selettivo", facendo perdere valore ai titoli greci: per evitare questo, interverrebbe a garanzia il Fondo salva-Stati creato dall’Unione.
Oltre a giocare in difesa, il vertice di Eurolandia prova a portarsi all’attacco. Per questo si è parlato di un "Piano Marshall" volto a rilanciare crescita e competitività del sistema greco: "Esortiamo dicono i leader dei 17 all’attuazione di una strategia globale di crescita e d’investimento in Grecia" e "ci rallegriamo della decisione della Commissione di creare una task force che collabori con le autorità greche per orientare i fondi strutturali alla competitività e crescita, alla creazione di posti di lavoro e alla formazione". A ottobre la Commissione dovrà riferire "sui progressi conseguiti al riguardo".
I responsabili politici europei insistono, infine, sull’urgenza di prevenire ulteriori crisi finanziarie di questo tipo, facendo squadra e puntando su rigore dei conti statali e crescita economica: è la cosiddetta "governance" attorno alla quale si lavora dall’avvio della crisi dei subprime. "Ribadiamo l’impegno a favore dell’euro e la ferma intenzione di prendere tutti i provvedimenti necessari per assicurare la stabilità finanziaria della zona euro nel suo complesso e dei suoi Stati membri". "Ribadiamo altresì la nostra determinazione a rafforzare la convergenza, la competitività e la governance nella zona euro. Fin dall’inizio della crisi del debito sovrano, sono state adottate misure importanti per stabilizzare la zona euro, riformare le regole e sviluppare strumenti di stabilizzazione nuovi". Poi una promessa, che è anche un impegno assunto dinanzi ai propri cittadini e ai mercati internazionali: "Tutti gli Stati membri della zona euro si atterranno rigorosamente agli obiettivi di bilancio concordati, miglioreranno la competitività e affronteranno gli squilibri macroeconomici". Forse per l’Europa è il momento di ripartire.