LEADERS EUROPEI

Mancano i “costruttori”?

Una domanda a cui si può rispondere con nomi e cognomi

Ci vorrebbero leader politici di statura europea! È una frase che ricorre abbastanza di frequente quando si parla di costruzione della “casa comune”, e la lamentela è spesso seguita dall’illustrazione di fulgidi esempi del passato, a partire dai “padri della Comunità”, Robert Schuman, Konrad Adenauer, Alcide De Gasperi, Jean Monnet, Paul-Henri Spaak… Ma esistono oggi personaggi politici di questo calibro? O forse sono attivi sulle scene nazionali e su quella internazionale e non vengono riconosciuti secondo le rispettive capacità? Leader nazionali ed europei. Senza alcuna pretesa di “scientificità” è possibile indicare alcuni nomi che, per una ragione o per l’altra, si sono imposti all’attenzione dell’opinione pubblica negli ultimi mesi, lasciando intendere che “politici di razza” ne esistono, che talvolta riescono a portare a termine buoni progetti sia nell’interesse dei propri Paesi sia per la causa dell’integrazione. Personaggi che, dopo la pausa estiva, saranno chiamati a percorre nuove frontiere, a fronteggiare ulteriori problemi, nella speranza che prevalga una rinnovata tensione al “bene comune europeo”, necessario per dare stabilità al Vecchio continente e per confermare il ruolo dell’Europa sulla scena mondiale. È ad esempio innegabile che tra i politici europei un posto speciale vada riservato alla cancelliera tedesca Angela Merkel e al presidente francese Nicolas Sarkozy. Alla guida dei due Stati Ue più in vista ed economicamente solidi – nonostante il prezzo tributato anche da Berlino e Parigi alla recessione -, i due leader si sono messi alla testa dell’Unione per quanto riguarda la risposta alla crisi economica, talvolta con decise accelerazioni, altre volte con inspiegabili posizioni di retroguardia. Gli interessi nazionali sono sempre prevalenti in “Sarkò” e “Angela”, ma di certo hanno saputo duettare fino a dare la linea ai Ventisette. All’inquilino dell’Eliseo, inoltre, va riconosciuto che sulla vicenda libica ha saputo imporre alla Comunità internazionale l’intervento contro Gheddafi, decisione buona o cattiva che sia.Ruoli istituzionali Ue. Tra i ruoli istituzionali di Bruxelles e Strasburgo, va anzitutto ricordato il portoghese José Manuel Barroso, al secondo mandato come presidente della Commissione Ue. I primi cinque anni erano stati certamente all’ombra dei governi nazionali, e in particolare di quelli dei Paesi più grandi. Ora, non più rieleggibile, Barroso sembra muoversi con maggior autonomia e sulla crisi economica è stato forse il primo a lanciare l’allarme e la chiamata a serrare i ranghi, a “muoversi insieme” perché “nell’era globale le nostre economie sono interdipendenti”. Dunque l’ex capo del governo di Lisbona ha operato per creare gli strumenti per una governance europea, sostenendo in ogni occasione che era necessario andare incontro ai Paesi in difficoltà di bilancio, come Grecia, Irlanda e il suo stesso Portogallo. Accanto a Barroso va posto il belga Herman Van Rompuy, presidente “stabile” del Consiglio europeo (nuova carica creata dal Trattato di Lisbona). Non certo una figura brillante o di comunicatività: Van Rompuy interpreta il suo ruolo di mediatore tra i leader nazionali, cercando di far giungere il Consiglio a quelle decisioni ritenute più utili in chiave continentale. Sempre a Bruxelles sta crescendo il Servizio europeo di azione esterna, ovvero il “ministero degli esteri” dell’Unione, con tanto di sedi diplomatiche nei Paesi terzi (anche questo istituito dal nuovo trattato), guidato dalla britannica Catherine Ashton. Dopo un avvio di mandato davvero deludente, criticata da tutte le parti, la Ashton pare ora aver ingranato la marcia: ma il suo vero punto debole dipende dal fatto di dover rappresentare la politica estera “unitaria” dell’Ue che attualmente non esiste e che molti Stati sembrano osteggiare.Bce, Eurogruppo, Europarlamento. Altri personaggio stanno portando, in questa fase, la bandiera europea, con maggiore o minore convinzione. Il presidente della Banca centrale, il francese Jean-Claude Trichet (che a novembre cederà il posto al successore designato, l’italiano Mario Draghi), e quello dell’Eurogruppo, il lussemburghese Jean-Claude Juncker, hanno vissuto con impegno e rigore – salvo qualche sbavatura – i rispettivi ruoli, peccando forse di fantasia e capacità d’innovazione in taluni frangenti economici. Il presidente dell’Europarlamento, il polacco Jerzy Buzek, sta dando l’impressione di rappresentare con dignità e intelligenza politica l’Assemblea sia nel consesso interistituzionale europeo sia dinanzi ai cittadini dei 27. Una citazione meriterebbero anche alcuni eurodeputati che si stanno distinguendo in emiciclo per la vivacità delle proposte ad esempio sul fronte del budget o della difesa dei diritti fondamentali entro e fuori i confini dell’Unione. E proprio al di là degli attuali confini comuni l’attenzione talvolta si concentra su due personaggi che spesso interrogano i 27: i premier di Russia Vladimir Putin e di Turchia Tayyp Erdogan. Ma questa è un’altra storia.