NORVEGIA
Anche l’Ue incoraggia scelte di fiducia
"Dovremo ricostruire una nuova Norvegia, fondata sull’apertura e sulla fiducia nei confronti degli altri". Il quotidiano norvegese "Dagbladet", all’indomani delle stragi di Oslo e Utoya, esortava i connazionali a non cadere nella tentazione di militarizzare il Paese o di procedere con un inasprimento delle leggi che, con l’intento di contrastare emergenti fenomeni terroristici, rendessero la vita dei cittadini comuni meno libera, meno serena, meno "nordica". "Non vogliamo scriveva Lars Helle il 25 luglio una Norvegia che vari nuove restrizioni per i movimenti, che introduca più uniformi, più ingerenze nella vita privata di chi non vuole ascoltare la lingua del terrorismo. Altrimenti, ad averla vinta sarebbero gli estremisti". E, in positivo, il giornale ribadiva: "Noi vogliamo una Norvegia fondata sui valori della libertà e dell’uguaglianza. […] Adesso dobbiamo soltanto evitare di lasciarci travolgere dalla paura, come è accaduto agli Stati Uniti dopo l’11 settembre 2001".
Sembra questa la linea che si sta imponendo nel Paese, segnato dal dolore, dal dramma, dagli interrogativi. Ma l’equilibrio sinora dimostrato dalla maggior parte dell’opinione pubblica, dai politici, dalle forze dell’ordine, indirizza la Norvegia verso una ripresa di fiducia, pur nella determinazione a contrastare le forze neonaziste, xenofobe e populiste.
Un segnale interessante appare, sempre in questa direzione, la più stretta collaborazione che sembra nascere con l’Unione europea, della quale la Norvegia non fa parte. Per il 28 luglio è convocata a Bruxelles una riunione bilaterale, Ue-Norvegia, per discutere della situazione, alla presenza di Gilles de Kerchove, coordinatore europeo per l’antiterrorismo. Il 22-23 settembre il Consiglio dei ministri degli Interni Ue affronterà lo stesso argomento; già si annunciano inoltre la costituzione di una task force per monitorare e prevenire razzismo, xenofobia e altre forme di intolleranza etnica, culturale e religiosa; nel 2012, poi, dovrebbe tenersi una conferenza interministeriale sugli stessi aspetti. Nel frattempo Europol ha organizzato una "cellula di crisi" per verificare soprattutto la diffusione, la rilevanza e la "pericolosità" degli ambienti estremisti dell’ultradestra cui ha dichiarato di riferirsi l’attentatore norvegese Anders Behring Breivik.
Resta valido il monito della commissaria Ceclilia Malmström, svedese, dunque una politica che conosce le tendenze antistranieri che attraversano i Paesi scandinavi da alcuni anni: "Purtroppo i leader politici che sostengono la diversità e l’importanza di società aperte e tolleranti sono troppo pochi". "Molte altre volte ho espresso la mia preoccupazione nei confronti dei partiti xenofobi che sfortunatamente hanno costruito il loro successo su opinioni negative e retoriche sull’Islam e altre presunte minacce alla nostra società", ha detto ancora Malmström. "Fortunatamente non è comune che dalle parole si passi a fatti orrendi come quelli commessi da Breivik. Ma questo dimostra quanto sia importante lavorare contro ogni forma di radicalismo".