TERRA SANTA
Conferenza a Londra sui cristiani in Terra Santa
Che cosa si può concretamente fare per aiutare i cristiani in Terra Santa? È stata la domanda cui si è cercato di rispondere nel corso di una conferenza internazionale, promossa a Londra (18-19 luglio) dal primate anglicano, Rowan Williams, in collaborazione con l’arcivescovo cattolico di Westminster, mons. Vincent Nichols, alla quale hanno partecipato, tra gli altri, il patriarca latino di Gerusalemme, Fouad Twal, e il rappresentante della Santa Sede, il card. Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso. Due giorni di lavoro che sono serviti per mettere a fuoco la situazione in cui versano le comunità cristiane di Terra Santa e per ribadire la necessità e l’importanza di sostenere la presenza dei cristiani nella regione. Alla conferenza hanno partecipato anche diversi politici, tra cui Lord Howell, ministro di Stato (Foreign & Commonwealth Office), e John Dalli, membro della Commissione europea. Garantire i diritti. Dal card. Jean-Louis Tauran è arrivato un forte appello al dialogo tra cristiani, ebrei e musulmani in Medio Oriente: “La storia, come la religione – ha detto il rappresentante del Papa – c’insegna che esiste solo un futuro, un futuro condiviso. È importante non interrompere questo dialogo ma implementarlo, continuare con il nostro pellegrinaggio verso la verità con la convinzione che non è perché le cose sono difficili che non dobbiamo osare, ma sono difficili perché non osiamo”. Il card. Tauran ha inoltre invocato pieni diritti per i cristiani in Terra Santa: “Per i cristiani locali, come per gli ebrei e i musulmani, Gerusalemme non è solo una città santa, è anche la loro città natale, dove hanno il diritto di continuare a vivere e lavorare. A loro devono essere garantiti e assicurati i diritti fondamentali: libertà di coscienza e libertà di religione, libertà di circolazione, diritti civili e storici, l’educazione, gli ospedali, il possesso di proprie istituzioni (seminari, università, monasteri, ecc.) Naturalmente, tutto questo deve essere riconosciuto non solo per i cristiani, ma per tutti gli abitanti della Terra Santa”. Il tema dei diritti è stato affrontato anche da Lord Howell, che ha parlato dell’impegno del suo governo nel difendere i diritti delle minoranze religiose evidenziando anche i problemi pratici legati alla vita dei palestinesi, segnata da restrizioni nei movimenti e nel rilascio dei permessi. Dal canto suo John Dalli ha ribadito gli sforzi messi in atto dalla Commissione europea nel campo della difesa della libertà religiosa, così come della giustizia e dell’uguaglianza: “Senza di queste non ci potrà essere democrazia”.Speranza distrutta. Un appello per un’azione concreta a favore delle “pietre vive” della Terra Santa è arrivato anche dal patriarca latino di Gerusalemme, Fouad Twal, che, nel suo intervento, ha delineato delle misure concrete per risolvere il conflitto tra israeliani e palestinesi, che ostacola il dialogo interreligioso e provoca gravi danni alla minoranza cristiana. Il fatto “più allarmante”, per il patriarca, è che “la speranza viene praticamente distrutta. Un’intera generazione di israeliani e palestinesi è cresciuta sia come testimone sia come vittima della violenza, dell’occupazione, della separazione e dell’odio. Sono state poche le occasioni e meno le possibilità di interagire, e il sospetto e la paura crescente persistono in entrambe le parti”. Pertanto, ha ammesso, “è sempre più difficile immaginare un futuro di convivenza, è più facile demonizzare gli altri, è più difficile perdonare, è faticoso avviare un dialogo costruttivo”. La mancata soluzione del conflitto, ha spiegato, risiede nella “mancanza di una buona volontà politica e israeliani e palestinesi non potranno raggiungere la pace senza un intervento esterno”. Per Twal la soluzione che permetterebbe di vivere a tutti con dignità è quella di “due Stati”. Ma il tempo sta passando e con esso “diminuiscono le possibilità di una soluzione giusta”. Il momento, ha sottolineato, “è cruciale” e sebbene “le forze dell’estremismo stanno crescendo e guadagnando adepti e seguaci, vi è un contesto favorevole alla pace regionale. L’iniziativa araba di pace rimane sul tavolo, e molti governi arabi riconoscono che le minacce alla sua sicurezza nella regione, non vengono solo da Israele. Gli stessi governi di Usa e Ue, così come le Nazioni Unite concordano sull’urgenza di porre fine al conflitto, il recente sollevamento delle giovani generazioni nella regione, chiamato ‘Primavera araba’ si estenderà prima o poi, in maniera violenta o pacifica. Arriva, e nessun regime è immune da questi eventi, neanche Israele”. È un momento importante per agire, ma come? Per Twal è necessario “essere in comunione con i cristiani che vivono in Terra Santa e sostenerne le istituzioni. Questo solidifica la presenza delle pietre vive”. In risposta a questa richiesta, nella conferenza stampa finale Rowan Williams e mons. Vincent Nichols hanno preso l’impegno di istituire un fondo per il finanziamento di progetti efficaci per l’economia locale, per migliorare le condizioni di vita dei cristiani e fermarne l’esodo.