TERRA SANTA

Sul sentiero di Isaia

Mons. Pietro Sambi, un costruttore di pace

"Ha molto amato la Terra Santa e la Terra Santa ha molto amato lui". Con queste parole, rilasciate al SIR, il patriarca latino di Gerusalemme, Fouad Twal, ricorda l’arcivescovo Pietro Sambi, nunzio apostolico a Washington, dal 1998 al dicembre 2005, rappresentante pontificio a Cipro e in Israele e delegato apostolico per Gerusalemme e la Palestina. "La notizia ci rattrista enormemente. Lo abbiamo conosciuto e amato. Appreso delle sue condizioni di salute avevamo chiesto preghiere a tutti i fedeli e a tutte le comunità ecclesiali e religiose del Patriarcato. Ora più che mai la preghiera deve continuare", conclude il patriarca. Mons. Sambi si è spento la sera del 27 luglio, a 73 anni, a Baltimora. Le sue condizioni di salute si erano aggravate negli ultimi giorni dopo un intervento chirurgico al polmone. I funerali si terranno nella basilica dell’Immacolata Concezione a Washington, il prossimo 6 agosto, Festa della Trasfigurazione. Nello stesso giorno verrà celebrata una messa anche a Gerusalemme, nella concattedrale latina. A presiedere il rito saranno il patriarca Twal e l’attuale nunzio apostolico, mons. Antonio Franco.

Un vero punto di riferimento. È proprio mons. Franco a ricordare al SIR la figura del suo predecessore: "Ho conosciuto mons. Sambi durante gli studi presso la Pontificia Accademia Ecclesiastica e quando sono arrivato a Gerusalemme ho potuto constatare la bellezza e l’importanza dei ricordi che aveva lasciato prima di assumere incarico analogo negli Stati Uniti. Il lavoro svolto nei suoi anni in Terra Santa è stato a dir poco notevole e anche per questo ho voluto mantenere il contatto con lui, sia direttamente sia indirettamente". "In queste ore sto ricevendo moltissime manifestazioni di cordoglio per questa morte prematura: mi ha telefonato il rabbino David Rosen, e stanno arrivando messaggi da vescovi di tutto il mondo". Il custode di Terra Santa, padre Pierbattista Pizzaballa, lo ricorda come "un uomo schietto, attivo e, potrà sembrare strano dirlo se riferito ad un ambasciatore, poco diplomatico. Per questo suo modo di fare, per la sua franchezza, si era attirato molte simpatie. Determinato e attento vantava una profonda conoscenza della regione, seguendone i problemi in prima persona con grande attenzione. È stata una persona di grande devozione e fede che ha fatto tanto per la Chiesa di qui". "Con Sambi – dichiara al SIR il custode – la diplomazia vaticana in Terra Santa ha fatto un grande salto di qualità. Era un esperto molto considerato sia dai palestinesi sia dagli israeliani, la sua opinione era importante. Lo ricordiamo presente e attivo in crisi delicate come l’Intifada, l’assedio alla Basilica della Natività e in altri momenti storici come la visita di Giovanni Paolo II della quale fu il regista. Riuscì a gestire situazioni delicate grazie alla sua capacità di relazione. Un vero punto di riferimento anche per la Chiesa. Il suo modo franco e diretto a volte spiazzava i vescovi locali. Ma queste piccole sterzate li aiutavano poi a prendere coscienza dei problemi e li incoraggiavano. Nutriva molta nostalgia per i Luoghi Santi".

Intervista al SIR. "Prima o poi sarà pace": era questa la convinzione che ha sempre animato mons. Sambi quando era rappresentante del Papa in Terra Santa. Pur consapevole delle difficoltà e dei nodi, anche internazionali, collegati al conflitto tra israeliani e palestinesi, mons. Sambi non ha mai smesso di credere alla pace. Ecco ciò che disse, in un’intervista al SIR, il 7 dicembre 2001, dopo l’ennesimo appello per i negoziati e la pace di papa Giovanni Paolo II: "Quando i governanti sapranno ascoltare la saggezza divina che qui è stata rivelata potranno condurre questi popoli alla pace. E la pace prima o poi si farà. Si tratta di evitare altri morti e sofferenze inutili”. Mons. Sambi, infatti, era convinto che "il desiderio di pace è sentito da entrambi i popoli anche se è soffocato da un’esistenza di quotidiana incertezza, di paura non solo economica ma anche di vita. Nessuno è più sicuro né in casa né per la strada. Occorre, allora cominciare a pensare che anche l’altro ha il diritto di esistere, di essere rispettato, di vivere con sicurezza e di guardare con serenità al futuro”. "La pace – spiegava nel suo camminare sul sentiero di Isaia – sarà frutto di un compromesso che richiede negoziati e duri sacrifici. Ma ciascuna delle parti guarda ancora al sacrificio dell’altra e non al proprio. Ricordo quello che mi disse un capo di Stato un mese fa: ‘Per quello che abbiamo vissuto sono sempre meglio dieci anni di negoziato che un giorno di guerra’. E qui la guerra dura da 56 anni. La pace non si può imporre. Deve essere realizzata tra i due popoli. Ma può e deve essere aiutata. Sul piano politico, della sicurezza e del sostegno economico. E qui la comunità internazionale può fare molto”.

Breve profilo. Mons. Sambi era nato 73 anni fa a Sogliano al Rubicone, diocesi di Rimini. Ordinato sacerdote nel 1964, entra nel servizio diplomatico della Santa Sede, prestando servizio in Camerun, Gerusalemme, Cuba, Algeria, Nicaragua, Belgio e India. Il 10 ottobre 1985 viene nominato arcivescovo titolare di Belcastro e pro-nunzio apostolico in Burundi; il card. Jozef Tomko lo consacra vescovo il 9 novembre dello stesso anno. Nel 1991 viene nominato nunzio in Indonesia e successivamente, nel 1998, assume l’incarico di rappresentante pontificio a Cipro e in Israele, nonché quello di delegato apostolico per Gerusalemme e la Palestina. Dal 17 dicembre 2005 è stato nunzio apostolico per gli Stati Uniti d’America e osservatore permanente presso l’Organizzazione degli Stati americani.