DIACONATO
Un servizio che si apre a ogni persona: a partire dagli ultimi
(Rimini) Chiamati al servizio non solo nell’assemblea liturgica, ma nella società, andando al di fuori dei confini della sacrestia in cerca del prossimo, in particolare dei poveri, degli ultimi, degli emarginati. Così il 23° convegno nazionale della Comunità del diaconato in Italia (www.comunitadiaconato.it), in corso a Rimini fino a domani, delinea il ruolo dei 3.700 diaconi presenti in pressoché tutte le diocesi italiane. Di fronte a circa 200 persone tra diaconi, spose, candidati e delegati diocesani, il vescovo di Rimini e presidente della Commissione episcopale per il clero e la vita consacrata, mons. Francesco Lambiasi, ha aperto i lavori soffermandosi sulla necessità di "sentirsi amati per amare, sentirsi serviti per servire e sentirsi custoditi per custodire gli altri", richiamando l’esigenza di "riconoscere la presenza del Padre nella nostra vita per poter annunciare Gesù Cristo al mondo intero".
” “” “Al servizio degli ultimi. Il servizio, per la Chiesa, è "l’immancabile segno sacramentale che continua nel tempo degli uomini l’azione misericordiosa e salvifica di Cristo, della sua umanità redentrice", ha sottolineato ieri mattina don Giuseppe Bellia, direttore della rivista "Il diaconato in Italia". La Chiesa, per don Bellia, "è vincolata ai poveri da salvare" e per questo motivo "la diaconia cristiana, attraverso il servizio dei ministri svolto all’altare e il servizio caritativo verso i poveri, diventa il punto concreto e irrinunciabile di raccordo tra la diaconia liturgico-eucaristica e la vita concreta della Chiesa", congiungendo "in modo inseparabile il servizio reso a Cristo con il servizio reso ai fratelli e a tutti gli uomini, cominciando dai più poveri e indifesi". "Quando la Chiesa riscopre i poveri", ha aggiunto, riscopre pure "i diaconi come ministri di servizio permanente che collegano la mensa del corpo di Cristo alla mensa dei poveri", laddove "eucaristia, poveri e diaconia sacramentale sono la misura storica del cammino di santità della Chiesa".
” “” “La strada dell’educazione. Sul servizio agli ultimi si è soffermata pure Giuliana Martirani, docente alla facoltà di Scienze politiche dell’Università "Federico II" di Napoli, avvertendo che "il nostro Paese ha smarrito il senso e le caratteristiche principali che ne facevano il Paese della solidarietà": una solidarietà da "riscoprire" e vivere con "carità" e "giustizia", prendendosi cura "di quanti sono anche definiti scomodi o invisibili". Nell’orizzonte degli Orientamenti pastorali per il decennio si è mosso invece oggi don Luciano Meddi, docente di catechesi missionaria alla Pontificia università urbaniana, osservando che "l’educazione è una strada" che il diaconato deve percorrere e "il processo educativo, un tempo centrato sul bene educativo da trasmettere, ora invece è basato sulla libertà di apprendimento della persona, perciò l’educatore si deve pensare come accompagnatore e tutor".
” “” “Una cittadinanza responsabile. Esiste poi una "diaconia politica", che si può intendere come "servizio alla piena consapevolezza della cittadinanza". A rimarcarlo è stato don Franco Appi, responsabile del Servizio per la scuola di formazione all’impegno sociale e politico e direttore del Centro di pastorale sociale e del lavoro della diocesi di Forlì-Bertinoro. "Il cittadino è titolare dei diritti di pensiero, di scelta e di partecipazione", ha evidenziato il sacerdote forlivese, avvertendo che la partecipazione politica non si esaurisce nel momento del voto, bensì è "capacità di discernimento e di compiere delle scelte". "La cittadinanza responsabile ha proseguito indica il protagonismo di ogni cittadino consapevole di appartenere a una comunità umana", a una società che non è "somma di individui", bensì "aggregazione di persone". Ma don Appi ha pure denunciato una certa "apatia" del mondo cattolico nel "prendere sul serio questa missione all’interno della società". "Nelle nostre agenzie educative raccogliamo i bravi giovani, le brave famiglie, i bravi adulti… ma noi ha concluso saremmo per gli altri".
” “” “Il "disagio" da superare. Nel corso del convegno, a fianco delle relazioni e dei dibattiti in sala, si è registrato un incontro delle spose e uno dei sacerdoti delegati diocesani per il diaconato. Questi ultimi, in particolare, hanno segnalato "un disagio generale che nasce, alla fine dei conti, dalla frammentazione con cui si vive e si affronta la realtà del diaconato nelle Chiese locali", dovuto a una "mancanza di formazione" tanto per i laici, quanto per i sacerdoti "circa la realtà del diaconato, con conseguenti difficoltà nelle relazioni e nella collaborazione pastorale". "Si percepisce hanno riportato i delegati in una nota che i percorsi diocesani vengono gestiti autonomamente, condizionati fortemente dalla sensibilità dei singoli vescovi" e risulta "una costante fatica nell’identificare un profilo comune del ministero diaconale, che, se nei primi anni del suo ripristino in Italia tendeva a occupare soprattutto gli ambiti della diaconia della carità, negli ultimi anni si è espresso in grande maggioranza nel contesto della catechesi".