BURQA

Cosa c’è dietro questa paura?

In un mercato a Milano un episodio che impone una riflessione

Neanche a farlo apposta, solo pochi giorno dopo l’approvazione in commissione affari costituzionali della legge sul burqa, ecco che a Milano, in un mercato una donna quarantenne italiana incontra due donne islamiche con il niqab, coperte dalla testa ai piedi e – così riferisce, ad esempio il sito internet del Corriere della Sera – "si innervosisce. ‘Mi fate paura – urla – è vietato dalla legge’. Quindi s’avvicina e tira il velo a entrambe, scoprendone i volti in pubblico".
In breve, si può immaginare, capannelli di persone, "voci grosse", schieramenti contrapposti. Poi arrivano anche i carabinieri e tutto viene archiviato come "una semplice lite".
In realtà il fatto è ricco di suggestioni, a cominciare dal luogo dove è avvenuto: un mercato. Il posto simbolo degli scambi, dell’incontro, delle diversità. I mercati, da sempre, sono tutto questo, non solo il luogo di affari economici, realizzano la mescolanza sociale e culturale, religiosa anche. In qualche modo rappresentano tutta la nostra società contemporanea che, direbbe qualcuno, è votata ormai al meticciato. Non possiamo fare a meno delle diversità. È un fatto.
Un’altra suggestione è quella della paura. La diversità, molto spesso spaventa. E tante volte le paure sono anche più o meno consapevolmente fatte lievitare. La donna milanese urla: "Mi fate paura". Di fronte a due donne in nero, di cui non vedeva il volto. Qualche tempo fa un argomento simile è stato sollevato in un asilo nido, per una mamma velata, che "spaventava" i piccoli. Cosa c’è dietro questa paura? E, verrebbe da chiedersi: un/una motociclista col casco integrale, irriconoscibile, bardato nella sua tuta, avrebbe scatenato una reazione uguale? Difficile pensarlo. In questo caso il niqab, il velo integrale viene a rappresentare l’alterità per eccellenza, con tutto il carico di timori legati all’Islam, al fondamentalismo e quant’altro.
Per restare all’esempio del motociclista, si può fare una considerazione in più: nessuno si sognerebbe di strappargli di dosso il casco integrale, però in molte stazioni di servizio, quando dovesse entrare a pagare il rifornimento di benzina, gli chiederebbero gentilmente di toglierlo: problema di sicurezza, per evitare rapine e permettere alle telecamere di sorveglianza di individuare la persona. Ecco: le regole servono, certo anche nel caso del velo integrale (e le leggi ci sono), ma la paura, la diffidenza, lo scontro, sono un’altra cosa.
Da ultimo la coincidenza con i provvedimenti in esame in Italia. E la comunicazione che ne è venuta sui media. La donna italiana vi si appella: "È vietato dalla legge". Non è questo il caso di divieti, e ciò di cui si è discusso nei giorni scorsi è solo un provvedimento "a venire", se mai verrà. Però è probabilmente bastato sventolare niqab e burqa sulle prime pagine dei giornali per colpire noti nervi scoperti, ben al di là, certo, dell’episodio milanese. Questo rimanda una volta di più alle responsabilità e alla consapevolezza di costruire reali occasioni e situazioni di integrazione. Con coraggio e inventiva, immaginando e costruendo, certo, regole da rispettare, ma senza giocare sulle intolleranze più o meno latenti presenti inevitabilmente in una società multiculturale. Senza illudersi che si possano eliminare i conflitti. No. Ma cercando con lungimiranza i modi di gestirli nel rispetto prioritario per tutte le persone.