SCONTRI A LONDRA

Ascoltate quei giovani

Intervista con mons. Antonio Mennini, nunzio apostolico in Gran Bretagna

Terzo giorno di fuoco e guerriglia in Inghilterra. Da Londra a Birmingham, da Liverpool a Manchester, fino a Bristol, si ripetono scene di violenza, saccheggi, bombe molotov e scontri tra giovani con il volto coperto e polizia. Un’escalation che ha spinto il premier David Cameron a rientrare precipitosamente in Inghilterra. Partita da Londra, la rivolta è stata innescata dall’uccisione da parte della polizia di un giovane nero. E il bilancio si aggrava: in tre giorni nella sola capitale sono stati feriti 35 agenti, oltre 450 persone arrestate. La Chiesa anglicana di Inghilterra ha lanciato oggi una preghiera per la pacificazione nazionale e la fine delle tensioni. Abbiamo intervistato mons. Antonio Mennini, nunzio apostolico nel Regno Unito.

Mons. Mennini, come è la situazione oggi a Londra?
"È stata per tutti una sorpresa, sorpresa confermata anche dal fatto che esponenti di governo e personalità politiche si trovavano fuori in vacanza e sono dovuti rientrare. Certamente tutti conosciamo il pretesto di questi disordini, però è ovvio che c’è un nucleo di delinquenza giovanile dietro al quale si cela un problema sociale di integrazione. È pur vero che la società britannica è una società molto integrante, basti pensare ai numerosi casi di matrimoni misti. C’è comunque a mio avviso anche un altro problema: questa crisi al di là delle forme violente che presenta, rivela la necessità di mettere in molto agenzie educative attrezzata a dare risposte ai giovani che se da una parte esprimono speranze di maggiore qualità di vita e possibilità di lavoro, ancor prima hanno bisogno di formarsi una coscienza sociale e civica senza la quale non si può costruire quella speranza. È certo anche che questi problemi sono legati allo sfascio delle famiglie e non a caso i dirigenti della polizia lanciano continui appelli ai genitori. È evidente che la crisi economica si sta facendo sentire e chi ne risente di più sono certamente i giovani".

È il fallimento del multiculturalismo?
"Senta, credo che ora non bisogna proprio esagerare. Ci sono tante famiglie miste, come pure è impressionare vedere quanti medici indiani o africani ci siano negli ospedali britannici, oppure quanto personale non di origine britannica sia impiegato negli uffici o nelle banche. Non dico con questo che non ci siano dei gap tra culture. Credo però che la società britannica sia molto tollerante. Certo rimangono sacche di povertà molto forti e sono la popolazione nera a risentire di più della crisi, in tutte le sue forme".

Quale appello o auspicio si sente di lanciare?
"Che questi giovani da una parte ritrovino il buon senso ma dall’altra vengano anche ascoltati. Mi sembra che stiamo assistendo ad un movimento un po’ generale: saranno anche domande che i grandi potrebbero essere tentati di considerare come scontate ma non di meno se questi ragazzi si esprimono così hanno evidentemente delle inquietudini di fondo che hanno bisogno di essere ascoltati e aiutati a trovare un vero senso alla loro vita, e non a parole ma con dei progetti di crescita anche economica e di integrazione lavorative".