SCOUTISMO

Grazie Francesco

Una vita donata con gioia ai più piccoli

Francesco Paganoni, aveva 23 anni. Di Cucciago, nel Comasco, era uno scout. Francesco è morto una sera di qualche giorno fa, il 6 agosto, in Valle Dorizzo, a Bagolino, in provincia di Brescia. È caduto nel greto di un torrente mentre era impegnato nel gioco notturno che concludeva il campo dei suoi lupetti, il gruppo di Cantù. Una caduta accidentale, che è stata fatale. Francesco è stato trovato dopo qualche ora: quando gli altri adulti non l’hanno visto tornare al campo sono scattate le ricerche e le operazioni di soccorso, ma ormai non c’era niente da fare.
È, questa, una notizia che non ha impegnato le prime pagine dei grandi giornali . Eppure vale la pena di fermarsi un momento. Francesco, dice l’Agesci – l’associazione cattolica degli scout, di cui faceva parte – era un giovane capace e consapevole: "In questi anni ha sempre mostrato attenzione, preparazione e competenze". Era un giovane che sapeva stare in quella natura che pure, quella notte, gli è stata fatale. La natura, la vita all’aria aperta: caratteristiche dell’esperienza scout, capaci di dare stimoli e aiutare piccoli e grandi a crescere.
Ecco, Francesco era – dicevamo – uno scout. Ed è morto da scout. Forse questo non consolerà nessuno, tantomeno chi gli era più vicino. Però non è inutile pensarci. Francesco, come tanti altri capi scout, stava dedicando il suo tempo, probabilmente i giorni di vacanza, a stare con i "fratellini" più piccoli, i lupetti. Bambini, figli, di altri adulti, che per quella fratellanza che unisce il mondo dello scautismo, erano diventati anche suoi. Alla loro crescita, alla loro educazione –nelle modalità gioiose e giocose del "branco", dell’esperienza della "giungla" – Francesco si stava dedicando, insieme ad altri capi come lui. Gratis. Proprio questa esperienza del dono di sé, consapevole, entusiasta e gioiosa , gratuita è quella che sottolinea l’Agesci nel rivolgere un pensiero a Francesco e ai suoi familiari – “Vogliamo ricordarlo con la sua gioia e la sua disponibilità" – ed è anche quella che vorremmo raccogliere da una vicenda purtroppo tragica ma dove è possibile comunque scorgere una luce capace di fare breccia.
È difficile, oggi, pensare al "gratis". Eppure ci sono tanti Francesco che sono capaci di dedicarsi gratuitamente agli altri e, in questo caso, a chi ha più bisogno, come i bambini che stanno crescendo. A volte i genitori non ci riflettono a sufficienza, ma come diventa importante, al di là dell’occupazione del tempo, il sostegno e l’accompagnamento di un’associazione – di persone – che si affiancano al cammino educativo quotidiano delle famiglie e mostrano, con l’esempio, il valore della vita donata, dell’amicizia gratuita, del prendersi cura. "Sacrificando" tempo al riposo, alle occupazioni private, alla "morosa"… Non sono cose scontate, a volte risultano anche difficili da scorgere tanto ormai siamo abituati al "mercato".
E allora grazie Francesco. I lupetti del Cantù ricorderanno quel loro capo che giocava con loro e che a loro, chissà quante volte, ha spiegato di stare attenti, di accostarsi con riverenza e rispetto alla natura, a "cacciare con lealtà" e amicizia tra "fratellini". A loro ha trasmesso sicuramente quell’entusiasmo e quello slancio contagioso nell’affrontare con fiducia le cose e le persone che chi frequenta il mondo degli scout e dei lupetti ben conosce. Entusiasmo, fiducia, gioia: cose per cui una vita vale davvero la pena di essere vissuta. Buona strada.