GMG 2011

Non si può mancare

Da Reggio Emilia uno dei gruppi più numerosi, dopo Milano e Brescia

È tra le prime diocesi italiane per numero di partecipanti alla Giornata mondiale della gioventù, con 2.400 pellegrini accompagnati da 45 sacerdoti e dal vescovo ausiliare, seconda solo a Milano e Brescia. E si aggiudica il primato se viene fatto il rapporto con la dimensione della diocesi. Da Reggio Emilia sono partiti principalmente in pullman e, dopo 14-15 ore di viaggio, in 1.750 sono giunti a Girona per vivere il gemellaggio pre-Gmg con la diocesi spagnola; i restanti, invece, arriveranno direttamente a Madrid.

Un movimento "dal basso". "Il desiderio di partecipare è nato pian piano con un movimento ‘dal basso’ travolgente: i ragazzi si sono autocaricati fino a raggiungere questi numeri", racconta al SIR, sotto il sole catalano, don Giordano Goccini, dallo scorso settembre responsabile della Pastorale giovanile di Reggio Emilia-Guastalla. Il sacerdote ricorda i meriti del suo predecessore e come già ci fosse, all’interno della Chiesa reggiana, un’"ottima tradizione" che parla di numeri significativi anche alle precedenti Gmg; tuttavia "non eravamo così tanti neppure a Roma". "I giovani oggi hanno voglia di grandi eventi", osserva don Goccini guardando all’entusiasmo dei suoi giovani, che si mescolano e si confondono con gli altri gruppi che stanno vivendo i "giorni nelle diocesi". "Alla Gmg si sperimenta la gioia di appartenere e al tempo stesso di stare in mezzo a tanti altri coetanei di ogni nazione. Qui è bello essere cittadini del mondo, non ci sono le tensioni date dalla differente appartenenza geografica o dal colore della pelle". E questo è il primo motivo che spinge le nuove generazioni a rispondere ancora una volta alla chiamata del Papa.

Trasmissione simbolica. In secondo luogo, prosegue il sacerdote, "vi è stata una trasmissione simbolica molto forte da parte degli educatori di questi giovani, che a loro volta hanno partecipato alle precedenti Gmg e hanno trasmesso la sensazione di un evento che non si può perdere". Ma, ancora più importante, è quella "trasmissione simbolica" che si avverte tra le generazioni. "Ormai cominciano ad esserci i figli di quanti erano giovani all’epoca delle prime Gmg: Buenos Aires, Santiago, Czestochowa, Denver, Manila… E in questi casi sono proprio i genitori a trasmettere quello che si può definire il ‘mito’ della Gmg". Un dato che non si limita ad essere significativo per l’evento ecclesiale in sé, ma che in un certo senso sovverte certe interpretazioni sociologiche secondo le quali la trasmissione padri-figli "è qualcosa venuto a mancare". C’è invece da interrogarsi, e la risposta innovativa è che "è possibile una trasmissione tra le generazioni, anche dei riti, di quella spiritualità che non è, come può sembrare, superata". Semmai bisogna rivedere alcune forme dell’annuncio, ma la sostanza non cambia e, quando si parla una "lingua" che i giovani capiscono, la risposta non può che essere sorprendente.

Il valore delle rughe. Il cammino di preparazione, a Reggio Emilia, è cominciato lo scorso autunno per culminare nella celebrazione diocesana delle Palme. Filo conduttore, il tempo. "Abbiamo capito – racconta il responsabile della pastorale giovanile – come per comprendere questo nostro tempo si debba essere radicati in un passato, e questo permetta di proiettarsi sul futuro". Ecco dunque che le varie tappe si sono snodate secondo il trinomio futuro-presente-passato. Fino ad arrivare alla "preparazione" fatta una volta giunti a Girona, un "percorso fortemente simbolico, camminando sulle mura della città, centrato sui racconti di alcuni personaggi significativi come Enzo Bianchi (priore di Bose), don Giovanni Nicolini (sacerdote bolognese a lungo impegnato nella Caritas), don Giuseppe Dossetti (parroco a Reggio)". "Raccontare significa trovare una grammatica dell’esistenza", in altre parole "dar senso alla vita". Così l’età non è una condanna, ma un arricchimento perché si ha di più da raccontare e perfino le rughe non un qualcosa da nascondere senza pietà, ma "un punto d’onore". "I nostri punti di riferimento – provoca don Giordano – sono madre Teresa di Calcutta e Rita Levi Montalcini".

Tutti dalle parrocchie. Dei 2.400 giovani, tutti vengono dalle parrocchie. "Non è che non ce ne siano appartenenti a movimenti o associazioni, come l’Azione cattolica o gli scout, ma nel partecipare a questo evento ciascuno è ‘radicato’ nella propria comunità parrocchiale", riprende il sacerdote. E anche se oltre i due terzi sono alla prima esperienza (e solo 400 hanno già compiuto i 25 anni, mentre 600 addirittura sono minorenni), "il ‘mito’ di Giovanni Paolo II – riconosce – ancora resiste. I filmati di Tor Vergata con quel ‘voi siete le sentinelle del mattino’ hanno ancora una forza travolgente". Ancora oggi il messaggio della Gmg è che "è bello essere qui" per una ricarica spirituale. E perché ogni Giornata è davvero un appuntamento unico, che non si può perdere.

a cura di Francesco Rossi – inviato SIR a Girona