GMG - CARCERE

Un filo di preghiera

Da Rebibbia e Casal del Marmo

I giovani che stanno partecipando in questi giorni all’evento di Madrid insieme a Benedetto XVI, riusciranno a toccare anche i cuori dei loro coetanei rinchiusi in carcere? Un’impresa non facile ma forse possibile, a sentire alcuni cappellani dei penitenziari romani, interpellati dal SIR.

Con i ragazzi di Casal del Marmo. "Sarei contentissimo di una partecipazione, seppure a distanza, da parte dei giovani detenuti". A parlare è padre Gaetano Greco, da circa 30 anni cappellano di Casal del Marmo, l’istituto penitenziario per minori dove si trovano attualmente 45 giovani detenuti. Il religioso, appartenente ai Terziari Cappuccini dell’Addolorata, è anche fondatore e responsabile della comunità di accoglienza per minori "Borgo Amigò", per coloro che possono usufruire di misure alternative alla detenzione. Dal 1995, anche grazie ai fondi dell’8xmille, la comunità, in zona Casalotti, viene incontro "alle esigenze di quei ragazzi che vogliono dare una svolta alla loro vita dopo una condanna penale o una situazione di disagio". Con nove di questi ragazzi, italiani e stranieri, e le dovute autorizzazioni, padre Greco è ora al mare a Gallipoli, in Puglia, per una decina di giorni. "Abbiamo ricordato e pregato per la Gmg durante la messa di ferragosto – dice padre Greco, sovrastato dalle voci allegre ed eccitate dei ragazzi, che non stanno nella pelle per l’euforia delle vacanze e della libertà – e pregheremo domenica mattina. Domenica a Casal del Marmo mi sostituirà un sacerdote della mia comunità, padre Pedro, che inviterà i ragazzi ad unirsi spiritualmente all’evento di Madrid". Dal 1° al 15 agosto a Casal del Marmo si sono alternati gruppi di giovani volontari, per compensare il calo di operatori, assenti per ferie. Scout e giovani della parrocchie (una trentina da Faenza), hanno condiviso una intera settimana con i ragazzi. "Quello è stato il periodo molto intenso per noi, ed in quell’occasione abbiamo ricordato la Gmg".

A Rebibbia tempi difficili. "Abbiamo fatto una preghiera durante la messa del 15 agosto. Ho chiesto ai detenuti un coinvolgimento nella preghiera, forse guarderanno un po’ la televisione, ma non possiamo fare altro purtroppo. Quando la Gmg è stata fatta a Roma abbiamo potuto organizzare catechesi ed altre iniziative. Stavolta non è molto sentita perché siamo completamente tagliati fuori dal mondo esterno". Sono le parole di don Sandro Spriano, cappellano di Rebibbia, dove vivono, nella solita situazione di sovraffollamento, 1700 detenuti (a fronte di 1100 posti). "In questo periodo il carcere è ancora di più una tomba, perché mancano gli operatori, i volontari – racconta -. L’estate è come l’inverno, è solo più caldo, con i disagi che ne conseguono. D’estate poi il numero dei dipendenti e degli operatori è dimezzato. Cerchiamo di supplire come possiamo tramite il volontariato, ma non è certo sufficiente". Secondo il cappellano di Rebibbia "oggi la situazione delle carceri italiane è assolutamente peggiore di ieri. Si vive con il nulla". Don Spriano precisa che "non è solo un problema di sovraffollamento, ma anche di mancanza di risorse, di personale". "C’è bisogno di interventi immediati – auspica -, invece si parla del problema da 23 anni ma nessuno interviene concretamente. Anche l’annunciata costruzione di nuove carceri, sono solo annunci senza fondi. Non c’è un reale interesse sul carcere, di conseguenza non c’è la volontà politica di cambiare una situazione sempre peggiore".