MEETING RIMINI
Le parole di Benedetto XVI e del presidente della Repubblica
L’esistenza "non è un procedere cieco, ma è un andare incontro a colui che ci ama". In altre parole, "l’uomo non può vivere senza una certezza sul proprio destino" e "solo la certezza che nasce dalla fede può permettergli di vivere in modo intenso il presente". È questa l’interpretazione che Benedetto XVI ha mandato al popolo del Meeting per l’amicizia fra i popoli, che si è aperto il 21 agosto a Rimini (fino al 27), del titolo centrale della trentaduesima edizione, "E l’esistenza diventa un’immensa certezza". Nel messaggio a firma del Segretario di Stato, card. Tarcisio Bertone, il pontefice sottolinea che è proprio "quando viene meno la speranza cristiana, quando cioè viene meno la certezza della fede e il desiderio delle"cose ultime" che "l’uomo si smarrisce e diventa vittima del potere". Aggiungendo che "oggi più che mai noi cristiani siamo chiamati a rendere ragione della speranza che è in noi, a testimoniare nel mondo quell’oltre senza il quale tutto rimane incomprensibile". A fare da guida in questo percorso di consapevolezza è la Chiesa che rende "presente nel tempo il mistero dell’eternità di Dio". La Chiesa, conclude Benedetto XVI, "il soggetto adeguato di questa certezza". Del resto già il giovane Joseph Ratzinger, come ricordato dal vescovo di Rimini mons. Lambiasi, in apertura del Meeting, si chiedeva se fosse "davvero lecito aggrapparci al fragile stelo di un singolo evento storico? Possiamo correre il rischio di affidare l’intera nostra esistenza, anzi l’intera storia, a questo filo di paglia di un qualsiasi avvenimento, galleggiante nello sconfinato oceano della vicenda cosmica?”. Proprio dalla storia di Gesù di Nazaret, ha concluso mons. Lambiasi, "il cristiano apprende che la potenza di Dio non è un potere faraonico che schiaccia e annichila l’umano, ma una incredibile potenza d’amore che lo salva e lo esalta".
Riappropriarsi della storia. Nell’inaugurare l’edizione 2011 del Meeting di Rimini dopo una visita alla mostra sulla storia della sussidiarietà nei 150 anni dell’unità d’Italia, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano si è ricollegato alle parole di Benedetto XVI e all’importanza di riprendere in mano il proprio passato, presente e futuro. “Siamo immersi in un angoscioso presente, in un’ansia del giorno dopo. Non possiamo sfuggire alla ricerca di risposte” ha detto Napolitano. “Con le celebrazioni del centocinquantenario ci stiamo riappropriando del nostro passato. Abbiamo insistito sulle capacità dell’Italia di riprendersi dopo la guerra, dopo il terrorismo perché le sfide che abbiamo davanti sono più che mai ardue e di esito incerto". Dal palco di un Auditorium gremito di giornalisti, operatori volontari e comuni spettatori, il presidente non ha fatto mancare un richiamo alle forze politiche invitando maggioranza e opposizione a superare i conflitti avviando "un dialogo vero con le realtà sociali". “È necessaria una vera svolta per una crescita di tutta l’Italia, del nord e del sud insieme" ha continuato precisando che "al di là del Pil, degli aspetti quantitativi contano anche gli aspetti qualitativi della condizione umana”. Tra i temi affrontati dal presidente il problema del debito pubblico "che sarebbe una colpa storica e morale lasciare sulle generazioni future", la piaga dell’evasione, la situazione delle carceri e dei carcerati in Italia. E ai giovani di Cl l’invito conclusivo: "Portate nel tempo dell’incertezza il vostro anelito di certezza”.
Verso un nuovo umanesimo. L’incertezza del presente è riemersa durante uno degli incontri della prima giornata, dedicato al profondo significato e all’impatto che la visita dell’anno scorso del Papa nel Regno Unito, hanno avuto nel mondo anglosassone e in tutta Europa. Da una parte la crisi del capitalismo e della finanza lasciati liberi a se stessi, dall’altra il "collasso morale" esploso con la recente guerriglia londinese: segnali che "il vecchio progetto liberal britannico con i suoi miti dell’autonomia, libertà, ragione e laicismo, non basta più" secondo il giornalista Austen Ivereigh, che alla guida della Citizen Organizing Foundation ha promosso un network di "catholic voices", cittadini competenti e formati, capaci di utilizzare un linguaggio efficace per diffondere alle autorità i valori della Dottrina sociale della Chiesa (esperienza portata anche in Spagna in occasione della Gmg di Madrid). "Serve un nuovo umanesimo spirituale ha aggiunto che sia fondamento etico per le scelte politiche e che rimetta al centro la società civile. La stessa ‘big society’ citata a modello dal primo ministro Cameron per ‘rattoppare la Gran Bretagna rotta’ si fonda sui messaggio del pontefice e del Meeting di Rimini".
Il Meeting da casa. Anche quest’anno sono numerose le modalità attraverso cui seguire l’evento di Cl anche fuori dal quartiere fieristico riminese. IlSussidiario.net Tg Meeting è operativo fino al 27 agosto con due edizioni giornaliere (alle 14 e 19 e alle 24 disponibile anche in lingua inglese) e sempre sul web (www.meetingrimini.org) si possono seguire i convegni in diretta o differita. Dal sito dell’evento si può inoltre scaricare la copia on line del Quotidiano Meeting (12mila copie distribuite in cartaceo in fiera). Per restare aggiornati ci sono anche i contatti sui social network Facebook, Twitter e Flickr (con servizio fotografico) mentre sul piccolo schermo danno spazio ai principali appuntamenti: 3 Channel (visibile su Sky al canale 904), Icaro Tv (canale 91 digitale terrestre) e Tele1 che mette a disposizione un canale sul web (www.tele1.it/).