LIBIA
Ore decisive: un commento di mons. Giovanni Martinelli (Tripoli)
Ore decisive ma concitate a Tripoli dove le forze del Consiglio nazionale di transizione stanno arrivando nel cuore della capitale libica. In città, sono rimasti tre religiosi francescani che si stanno prendendo cura dell’unica Chiesa cattolica presente a Tripoli: 2 filippini ed un egiziano. Questa mattina sono entrati nella loro casa dei delinquenti. La Chiesa non è stata oltraggiata. Volevano solo rubare qualcosa. La situazione ora è tranquilla, afferma mons. Giovanni Innocenzo Martinelli, il vicario apostolico di Tripoli, che è attualmente in Italia e non potendo rientrare sta costantemente in contatto con la sua comunità. Lo abbiamo raggiunto telefonicamente per chiedergli notizie. Ecco che cosa ci ha detto.
Mons. Martinelli, cosa sa della situazione a Tripoli in queste ore decisive?
"Le informazioni che ricevo dicono che le vie di accesso dalla Tunisia e da Malta sono ancora chiuse. Stamattina abbiamo avuto qualche disturbo, ma sono azioni di delinquenti che sono entrati in casa per prendere qualcosa, non c’è stato nessun oltraggio alla chiesa. I miei collaboratori francescani, due filippini e un egiziano, si stanno prendendo cura della chiesa e sono tranquilli".
In città però c’è molta tensione…
"Certamente aspettiamo il ritorno dell’ordine. Che la gente ritrovi la pacificazione tra le diverse parti. Ma se non c’è ora un ritorno all’ordine, non si può fare niente, non c’è nemmeno la pace".
Cosa sarà ora della Libia. Ne uscirà come un Paese spaccato?
"Non credo, perché il fatto che siano venuti a Tripoli ed abbiano conquistato Tripoli, vuol dire che in qualche modo dovrà ricomporsi l’unità. Certamente in una forma da studiare tra loro, con le persone di buona volontà che sappiano imporsi con linee riconciliatrici. Questo è il problema: trovare le persone che siano capaci di avviare un dialogo tra le due parti. Ma non credo che ci siano divisioni. La rivoluzione è nata a Benghasi ed è arrivata fino a Tripoli. A Tripoli pensavano che ci fosse una grande resistenza, e c’è stata, ma alla fine hanno ceduto. È vero che non dappertutto, perché ci sono delle zone a Tripoli e fuori Tripoli con le fazioni che si battono ancora, ma penso e spero che si arrivi presto ad una riconciliazione. Lo speriamo veramente".
Come sta vivendo tutta questa situazione da fuori, lei che ha sempre voluto stare accanto alla sua gente?
"Sto vivendo con l’ansia di tornare giù presto, appena possibile, appena c’è la prima occasione di tornare".