MEETING DI RIMINI
Testimonianze e pensieri su grandi temi d’attualità
Il rapporto tra spiritualità e conoscenza, il dialogo tra cattolici e musulmani come motore della trasformazione politica del nord Africa, il ruolo delle università, la ricerca scientifica: questi alcuni temi affrontati nella seconda giornata di lavoro del Meeting per l’amicizia fra i popoli in corso a Rimini.
Conoscenza e saggezza. Pur in un contesto dove le università cattoliche si trovano spesso ad andare controcorrente, marchiate da pregiudizi da parte di chi difende il laicismo del sapere, "è possibile ottenere una conoscenza profonda senza rinunciare alla saggezza e alle virtù propri dello sviluppo spirituale". E’ questo il messaggio lanciato al popolo del Meeting, in gran parte studenti universitari, da Moshe Kaveh, presidente della Bar-Ilan University israeliana durante l’incontro sul "Senso religioso alla radice dell’Università". Partendo dal concetto di "sfida educativa" tanto caro a don Giussani, Kaveh ha sottolineato i progressi perseguiti in 56 anni di attività dall’università ebraica che sotto il suo mandato ha visto raddoppiare il corpo studentesco (30mila iscritti oggi) e avviato 15 nuovi insegnamenti e ambiti di ricerca. Lo studio della religione di appartenenza è fondamentale (i corsi sono aperti anche ai non ebrei che devono seguire obbligatoriamente, come gli ebrei, il 25% dei corsi della propria dottrina) ma il 60% degli studenti proviene comunque da scuole superiori secolari. "L’obiettivo più importante ha concluso è la convivenza tra le diverse culture e religioni e l’apprendimento da parte degli iscritti della tolleranza e del rispetto della dignità degli altri". Nessuna discriminazione neppure nelle università cattoliche americane dove negli ultimi anni è più che raddoppiato il numero di musulmani (da 40 a 100) e i docenti cattolici rappresentano appena il 60% in dieci anni di carriera a detta del presidente John Garvey. "La tradizione intellettuale cattolica afferma Garvey – è il grande dono della Chiesa per l’istruzione superiore. Eppure oggi la tendenza predominante è di tenere separata la religione da tutto il resto e dalle scienze cosiddette secolari. Non è così: anche la storia ha concluso può essere ripercorsa con un punto di vista spirituale, alla stregua delle letture marxista, idealista e femminista".
I nuovi orizzonti della scienza. Proprio una delle discipline tradizionalmente considerate agli antipodi della cultura spirituale, la fisica, si ricollega in modo particolare al tema del Meeting di quest’anno, "E l’esistenza diventa un’immensa certezza". Se ne è parlato all’incontro "Atomo: indivisibile? Domande e certezze nella scienza" con Lucio Rossi, ricercatore dell’Infn (Istituto nazionale di fisica nucleare) e del Cern. Come premessa, le parole pronunciate da Giovanni Paolo II durante una visita al Cern nel 1982: "Sono i segreti della materia, della sua composizione e della sua energia fondamentale che voi cercate di decifrare – disse in quell’occasione papa Wojtyla – Per questo […] tutti gli uomini sono interessati o almeno sollecitati, perché si svela una parte del loro mistero". Cosa significa dunque ricercare la certezza nel mondo della ricerca scientifica? Potrebbe sembrare che il progresso scientifico e il continuo superamento dei modelli passati siano prova che la certezza non esiste. In realtà, per il fisico italiano, la certezza è un processo dinamico che apre a sempre nuovi orizzonti e domande, tramite il raggiungimento di alcuni "punti di non ritorno, cioè risultati di cui non è ragionevole dubitare".
L’avventura di un popolo. Al Meeting di Rimini spazio anche alla trasformazione politica dell’Egitto, paese particolarmente caro alla kermesse di Cl dopo il debutto del Meeting Cairo qualche mese fa. All’incontro "Egitto: la bellezza, lo spazio del dialogo" Antonios Naguib, il patriarca di Alessandria dei Copti-Cattolici (appena 250mila persone su 88 milioni di abitanti di cui 80 milioni di musulmani), ha sottolineato le luci della fine di un regime dittatoriale, basato sulla menzogna e sulla corruzione, e l’avventura di un popolo che sta elaborando un nuovo modello di Stato, distante tanto dalla teocrazia iraniana quanto dal secolarismo occidentale. Ma ha messo in evidenza anche le contraddizioni di una elite che vuole la democrazia, mentre la maggioranza silenziosa appoggia gli estremisti, con le elezioni politiche che si avvicinano. La soluzione, in un contesto tanto difficile, può essere proprio il dialogo tra cristiani e musulmani, promosso anche da Meeting Cairo. Un dialogo da tradurre concretamente in una vera e propria casa per cristiani e musulmani secondo l’annuncio fatto a Rimini da H. G. Bishop Armiah, segretario del papa copto ortodosso Shenouda III. "La religione ha detto – ha unito, non diviso la civiltà egiziana. La ricchezza dell’Egitto non può esserci senza la presenza dei copti e dei musulmani che lavorano insieme". Anche il Rettore dell’Università di Al-Azhar del Cairo, Usamah Elabed, nel descrivere il quartiere più antico della capitale, dove convivono una moschea, una sinagoga e una chiesa, ha ribadito che "gli egiziani sono spinti da un desiderio innato che è la tolleranza delle religioni. Spesso i media fanno credere che vi siano conflitti in atto, che la situazione stia per esplodere, ma ciò non è vero". "Ricordo quel gruppo di cristiani che difendevano i musulmani raccolti in preghiera durante la rivoluzione del 25 gennaio scorso ha aggiunto Hosam Mekkawy, presidente del Tribunale del Cairo sud – viviamo in una realtà segnata da incertezze, dalla confusione e dai contrasti, ma alla fine prevarrà sempre il giusto".