MEETING DI RIMINI

Oltre le sicurezze

Nella terza giornata diverse testimonianze di dialogo

"Il Meeting non sarebbe quello è, e che abbiamo visto in questi giorni con l’arrivo di Napolitano e l’incontro con gli amici d’Egitto musulmani, se non ci fosse dietro un’esperienza umana che si lascia liberamente guidare dal mistero della compagnia nato con don Giussani e che oggi continua con don Carròn". Così Emilia Guarnieri, presidente del Meeting per l’amicizia fra i popoli ha introdotto l’incontro della terza giornata della kermesse di Cl (23 agosto) sul tema di questa edizione "E l’esistenza diventa un’immensa certezza". "Un titolo che porta ognuno di noi a interrogarsi sul significato che per ciascuno ha la certezza – ha proseguito -. Ognuno di noi fa esperienza del disagio che proviene dall’incertezza ma anche dell’inevitabile certezza che proviene dal nostro desiderio. Questa è la certezza – ha concluso Guarnieri -: non tenere un bagaglio di cose certe, ma correre il rischio di lanciare la spada al di là delle sicurezze, per guadagnare ciò che il cuore desidera".

C’è in gioco qualcosa di più. A Costantino Esposito, professore di Storia della filosofia dell’Università di Bari, il compito di illustrare ancora più nel profondo il significato del titolo del Meeting 2011. Partendo dalla presa di coscienza di gran parte del pensiero moderno dell’incertezza quale "condizione diffusa del nostro tempo", "mostro policefalo" secondo la definizione del sociologo Bauman, Esposito ha spiegato come l’umanità abbia cercato di combattere l’imprevedibilità e incertezza con la conoscenza scientifica e le applicazioni tecnologiche. "La contingenza, la casualità e l’ambiguità, negli ultimi cinquant’anni – prosegue Esposito – sono state interpretate come caratteristiche inalienabili dell’uomo e della realtà". Dalla percezione della nostra impotenza, però, è possibile arrivare ad un anelito di speranza: "L’esperienza di quel continuo e incurabile stato di incertezza di cui parlava Bauman – afferma ancora il filosofo dal palco del Meeting – non impedisce la ricerca della certezza. In realtà l’incertezza attesta anche altro: che siamo continuamente esposti a ciò che accade. Il disagio è innegabile, ma è anche segno di un enigma più profondo: la nostra piena realizzazione non dipende da noi. C’è in gioco – spiega ancora Esposito – qualcosa di più". Il filosofo però va oltre il pensiero dei nichilisti che negavano nell’uomo uno scopo, "un concetto radicalmente alternativo alla tradizione cristiana". Così come va oltre quella parte di pensiero "che sostiene la necessità per l’uomo di recuperare le antiche virtù pagane per un pieno governo di sé". "Alla fine il sentimento finale è sempre di insensatezza – dice Esposito – ma se questa è la natura dell’uomo perché il vivere senza un motivo continua a crearci disagio e patimento?". A questo punto il filosofo arriva alla conclusione che "è proprio l’incertezza che ci porta a scoprire che noi siamo stati segnati originariamente da una certezza: la certezza di un significato che viene prima di noi, un significato che non costruiamo ma riceviamo da qualcuno prima di noi". Del resto come diceva lo stesso Agostino d’Ippona, "il desiderio della felicità sarebbe incomprensibile se gli uomini non ne avessero già fatto esperienza".

Una sfida anche per i musulmani. Anche La terza giornata del Meeting è stata anche quella delle testimonianze sull’incontro con Comunione e Liberazione e il messaggio di don Giussani. Un incontro decisamente illuminante per Abdel-Fattah Hassan, professore di Letteratura italiana all’Università de Il Cairo, che ha tradotto in lingua araba Il rischio educativo del fondatore di Cl. "Ho pensato subito che questo libro non fosse stato scritto solo per gli italiani – ha raccontato Hassan – Per questo io, musulmano praticante, ho tradotto questo scritto di un sacerdote cattolico, che tocca punti essenziali anche per noi. Perché la sfida più grande che affrontano i dotti, gli educatori, gli uomini di religione, è la formazione dell’uomo, del cittadino buono, giusto e tollerante qualunque sia la sua religione". Il professore che è anche futuro candidato al parlamento egiziano per conto di "Libertà e giustizia", braccio politico della Fratellanza, ha sottolineato quanto l’educazione sia "la sfida decisiva del nostro tempo" e, citando don Giussani, "l’importanza nel processo educativo della dimensione religiosa".

Seri ma non seriosi. Toccante è stato anche il racconto di Andrew Davison, professore in Dottrina al Westcott House di Cambridge. "Voi vivete come se la fede fosse vera – ha esordito rivolgendosi direttamente al popolo di Cl – I primi aspetti che mi hanno colpito sono il vostro zelo e la vostra gioia. Penso che solo una fede per cui possiamo dare la vita (come i martiri) possa essere vera". E, ancora, Davison ha definito il "gregge" di don Giussani "serio ma non serioso" sottolineandone l’amicizia: "L’ecumenismo – ha continuato il teologo – oggi può fiorire solo come amicizia. Per questo il Movimento può fare così tanto per l’unità della Chiesa". La capacità di incontrare viene definita dal relatore non tanto come una curiosità, quanto come una meraviglia: "Voi gioite nel lavoro dello Spirito dovunque si trovi e date valore all’esperienza di ogni singola persona, che non è la copia di un’altra persona. È una vostra caratteristica tenere aperti i vostri occhi per un particolare compito, una particolare persona che Dio vi dà. Solo così si riceve il mondo come un dono di Dio". Il teologo nel delineare infine i principali punti di contatto tra Cl e la chiesa anglicana, ha auspicato per il Regno Unito un diverso rapporto tra Chiesa e politica: "Faremmo meglio a seguire il principio di sussidiarietà – ha affermato rivolgendosi ai connazionali – perché tutte le nostre vite sono vissute assieme e quindi sono politiche. La vita quotidiana è un campo politico". In questa considerazione non manca una punta di velata polemica contro altri filosofi che in passato invitarono i ciellini e in generale i frequentatori del Meeting a tenersi lontani dalla politica.     a cura di Alessandra Leardini – inviata SIR al Meeting di Rimini