CULTURA E FEDE
In corso a Camaldoli la settimana Meic
Come "funziona" la città multireligiosa? Quali sono le conseguenze della presenza delle diverse fedi nel campo delle istituzioni, del lavoro e dell’educazione? A rispondere ci sta provando il Meic con la sua Settimana teologica in corso a Camaldoli, e dedicata al tema "Le religioni nella città. Sfide per la responsabilità dei credenti". Fino a domani oltre cento intellettuali cattolici provenienti da tutta Italia si stanno confrontando in compagnia dei credenti delle altre fedi per capire come le diverse religioni costruiscono la realtà sociale, già oggi multiculturale, delle nostre città. "L’anno scorso ha spiegato il presidente del Meic, Carlo Cirotto – abbiamo scandagliato le visioni antropologiche delle maggiori religioni mondiali. Adesso prendiamo in esame le loro conseguenze in campo sociale. In una società come la nostra è fondamentale riconoscere il contributo che le varie religioni possono portare alla realizzazione di una convivenza ordinata e pluralista". All’interno della Settimana teologica il Meic ospiterà anche un pomeriggio di convegno dedicato alla dialettica tra appartenenza e libertà religiosa e cittadinanza.
Lavorare insieme. Cristiani e musulmani devono "lavorare insieme" per "cambiare le convinzioni di chi ha ancora paura delle religioni": è l’invito lanciato dal presidente dell’Ucoii Izzeddin Elzir, intervenuto, ieri, alla Settimana teologica del Meic. Una vera e propria necessità, secondo il leader della più grande associazione italiana di comunità islamiche, per "ribadire il ruolo positivo della religione nella nostra società e la necessità del contributo di tutti i credenti alla convivenza civile". "Dobbiamo essere consapevoli che più è avanzata la società, più abbiamo necessità della fede e della spiritualità – ha continuato Elzir -. Oggi dobbiamo smettere di avere paura delle religioni come di possibili fonti di scontro e di violenza, il nostro ruolo di credenti è di sradicare questa convinzione in chi ancora ce l’ha". Questo vale anche per l’Italia: "Nella nostra realtà viviamo un problema di estremismo religioso e antireligioso. L’equilibrio fra questi due estremismi lo dobbiamo ricercare noi credenti. In tutti i campi: ricerca scientifica, progresso economico, salvaguardia del creato, politica internazionale. Noi europei, noi occidentali abbiamo ancora questa convinzione di essere il centro del mondo, il centro di tutto. Una visione errata, che esclude la condivisione, che annulla la fratellanza, che porta una mentalità dove ci sono i ‘nemici’. Una visione che dobbiamo modificare lavorando su noi stessi, impegnandoci nell’educazione nostra e degli altri".
"Gelosia" positiva. lzir non si è sottratto alle domande degli oltre cento intellettuali cattolici presenti alla Settimana e ha parlato anche della convivenza delle diverse identità e della questione dei luoghi di culto: "Dovrebbe nascere una sorta di gelosia ‘positiva’ tra le fedi, una possibilità per ciascuno, musulmani e cristiani, di riscoprire le proprie radici anche per essere capaci di confrontarsi con l’altro. L’altro è una ricchezza, la sua presenza e i suoi segni e valori sono una ricchezza: penso alla polemica sul crocifisso. Che bisogno c’è di togliere? I musulmani non si rispettano togliendo qualcosa della propria identità, anzi, li si deve rispettare mantenendo ciò che si è. Noi vogliamo aggiungere, non togliere". Lo stesso vale per il dibattito sulla costruzione di nuove moschee nelle città italiane: "A Firenze, dove sono imam, quando abbiamo visto che ne avevamo la necessità, abbiamo detto che bisognava farla con la coesione di tutti, attraverso un percorso partecipativo. La Costituzione ci garantisce il diritto alla professione religiosa, ma a questo diritto acquisito ci dobbiamo arrivare guadagnando la consapevolezza di tutti, e anche la solidarietà di tutti. Le questioni religiose non devono essere ridotte sempre a discussioni politiche, come se si trattasse cose di destra o di sinistra. La pratica religiosa non può essere ridotta a questo". E sul tema della reciprocità, in tema di libertà religiosa, tra Paesi occidentali e arabi Elzir è stato netto: "Nel nostro caso non c’entra: noi siamo italiani di fede islamica e i nostri diritti non dipendono dalle relazioni tra Italia e stati esteri ma dalla nostra Costituzione".
Un modello. Sull’ebraismo è intervenuto Marco Morselli, vicepresidente dell’Associazione di amicizia ebraico-cristiana: "Abbiamo vissuto a Camaldoli giornate che rappresentano un modello di quello che potrebbero essere le relazioni tra ebrei e cristiani o un’anticipazione di quello che saranno. Scendendo nelle nostre città e nei nostri paesi dovremo rimettere indietro le lancette dell’orologio messianico". Il teologo ha auspicato un incremento delle "occasioni di dialogo ebraico-cristiani. Ci vuole maggiore conoscenza reciproca e maggiore confronto, ma questo può avvenire soltanto sviluppando maggiori occasioni di incontro. Sarebbe l’ideale se il clima di dialogo che sperimentiamo a Camaldoli, sia oggi che durante i ‘Colloqui’ organizzati dai monaci in dicembre, ci fosse anche altrove".