GIOVANI E CULTURA

La fede ama la bellezza

” “” “Anche nel cinema le grandi domande

"È il momento di donne e uomini vivi, veri"; di "cattolici che sanno far dialogare la fede con la cultura e con la vita", insomma, di "cattolici che giocano all’attacco". Usa espressioni forti, poi citazioni avvincenti, quindi riferimenti al vangelo e al magistero ecclesiale: padre José Luis Almarza è sacerdote diocesano di Madrid, insegna pedagogia religiosa all’Università statale ed è critico cinematografico. Durante la Gmg di Madrid ha portato il suo contributo durante il "giorno del cinema", presentando alcune nuove pellicole ai ragazzi arrivati dai quattro angoli del pianeta. Incontrando il SIR nella capitale spagnola, si concentra proprio sui giovani, sul dialogo tra cristianesimo e ragione, sul ruolo dell’arte nella nostra epoca. Un riflessione che spinge la XXVI Gmg verso il futuro.

Padre Almarza, lei ha indicato ai partecipanti della Giornata mondiale della gioventù il valore umano e religioso di alcune pellicole cinematografiche. Ma la trasmissione della fede può passare anche per quella strada?
"Certamente. Tutti i grandi creatori, gli artisti, hanno le stesse domande e le medesime preoccupazioni di noi cristiani. Sono persone in ricerca, guardano in alto. Questo vale per i registi come per i pittori, per i letterati come per i musicisti, naturalmente quando l’arte è orientata al bello, al vero. E la fede in Cristo non rinuncia alla bellezza, alla verità, all’arte… Per esempio quando vedo un bel film che esplora l’umano, che indaga sul nostro tempo o sulla storia, mi sintonizzo su quella lunghezza d’onda, mi sento chiamato in causa, non resto indifferente. E’ la conferma che oggi c’è bisogno di pensiero".

Ma lei ai ragazzi della Gmg ha parlato anche di film come "Toy Story" o "Ratatouille": sono dei cartoni animati, non è vero?
"Verissimo. Sono pellicole, come molte della Pixer, che vanno bene per tutte le età. Il soggetto, la storia proposta, è avvincente, divertente; a tratti indaga sui valori, sulle relazioni profonde e durature, senza filtri ideologici. Sono pellicole che vanno al di là di preconcetti e pregiudizi. Fanno riflettere, appunto".

Lei insegna all’università: qual è il livello di preparazione, di conoscenza, forse potremmo dire di "cultura", degli studenti?
"Sinceramente? Non è proprio esaltante. Ci sono tanti giovani in gamba, ma una gran parte consuma un po’ di notizie pescate in internet o filtrate dai mass media, si ciba di telefilm americani o delle grandi produzione di Hollywood, tende a recepire più che a creare. In altri casi si scambia l’erudizione per la cultura. Ma è un errore: la cultura dev’essere espressione di vita e di creatività, per quanto supportata da formazione, studio, confronto".

E la cultura cattolica, specie nell’Europa di oggi, a che punto si trova?
"Io credo che il popolo cattolico sia oggi di fronte a una certa separazione tra fede, cultura e vita. E poi vedo tante posizioni sulla difensiva. Il cristianesimo, sollecitato dalle forti spinte della secolarizzazione, rischia di ridursi a pratica di pietà oppure a codice di condotta morale. Spesso presentiamo così la religione ai nostri ragazzi. Invece occorre crescere in sapienza e umanità, evitando l’omologazione tra chi crede e chi no. Serve una rinnovata originalità del pensiero cattolico. Penso, ad esempio, alla grande capacità di papa Benedetto di far convergere vangelo e ragione".

Torniamo per un momento alla Gmg. Lei, madrileno, che impressione ne ha avuto?
"Mi è sembrato di scorgervi una Chiesa che ha il desiderio di aprirsi al mondo, di parlare a tutti. Un’idea di freschezza. I giovani che sono venuti nella capitale hanno ascoltato tanti testimoni, catechesi, interventi, omelie: si può ascoltare anche per ore una stessa voce che ti parla, l’importante è che questa abbia qualche cosa da trasmetterti. Ricordiamo, in questo senso, alla naturalezza con la quale Giovanni Paolo II si rivolgeva ai giovani. Ebbene, questo della Gmg è stato un ascolto positivo, che ora deve ovviamente essere calato nella quotidianità".

Credenti nel terzo millennio. I cambiamenti in corso in questi anni, le novità imposte dalla globalizzazione, il rapporto con le altre religioni e quello con l’indifferenza al credere. Quali gli scenari?
"Mi limiterei a dire che oggi servono cristiani più maturi, convinti e preparati, testimoni generosi in un mondo più complesso. Disponibili a mettersi in gioco nella società, nell’arte, nel sapere, nella politica. La crisi che stiamo attraversando, che ha diverse facce, può trovare nel cristianesimo risposte convincenti, perché la politica da sola non sa andare alle radici della crisi, ma la fede lo può fare".