CARD. ANGELO BAGNASCO
La rettitudine morale nell’esercizio del potere
Un monito alla politica e a quanti hanno "poteri ed interessi economici" perché affrontino la "questione morale", ed un invito alla società intera affinché torni ad essere "società educante". Li ha espressi questa mattina l’arcivescovo di Genova e presidente della Conferenza episcopale italiana, card. Angelo Bagnasco, nell’omelia pronunciata in occasione della solennità della Madonna della Guardia presso l’omonimo santuario situato nell’immediato entroterra di Genova.
Urge conversione culturale e politica. In una chiesa affollata da oltre due mila persone, il cardinale ha rinnovato l’impegno a quanti, a tutti i livelli ed in tutti i settori, hanno responsabilità pubbliche. "C’è bisogno di una grande conversione culturale e sociale – ha affermato il cardinale – e coloro che hanno particolari responsabilità rispetto alla vita pubblica, in qualunque forma e a qualunque livello, ma anche quanti hanno poteri e interessi economici, ne hanno il dovere impellente più degli altri, sapendo che, attraverso il loro operare, propongono modelli culturali destinati a diventare dominanti". "Anche per questa ragione – ha proseguito – la questione morale in politica, come in tutti gli altri ambiti del vivere pubblico e privato, è grave e urgente, e non riguarda solo le persone ma anche le strutture e gli ordinamenti". Nonostante "l’impegno generoso e la rettitudine limpida di molti", ha precisato, "la questione riguarda tutti come un problema non solo politico, ma culturale ed educativo" perché "non si tratta in primo luogo di fare diversamente, ma di pensare diversamente, in modo più vero e nobile se si vuole purificare l’aria, e i nostri giovani non siano avvelenati nello spirito". Il card. Bagnasco non nasconde le difficoltà: "So bene che si tratta di intaccare consuetudini e interessi vetusti, stili e prassi lontani dall’essenziale e dalla trasparenza, dal sacrificio e dal dovere, ma è possibile perché la gente lo chiede e perché è giusto". Da qui l’appello a quanti hanno responsabilità in ogni campo ed a tutti i livelli. "Chi ha responsabilità pubbliche oggi e domani – ha precisato il cardinale – ha questo primario dovere e onore: mettere in movimento delle decisioni puntuali e coraggiose perché la ‘cultura della vita facile’ ed egoista ceda il passo alla ‘cultura della serietà’".
I giovani non vogliono essere ingannati. In un altro passaggio, il presidente della Cei ha parlato delle giovani generazioni e dell’importanza dell’educazione. "I giovani – ha detto – non vogliono essere ingannati: sanno che la vita non è di chi se la gode, di chi è più scaltro e forte, di chi ha la strada spianata; e che il successo del potere e dell’affermazione personale, anche a prezzo della propria onestà, non porta lontano". Infatti, "nonostante turbolenze e cadute, il giovane sa che la strada della realizzazione e della gioia sta da un’altra parte, quella del dovere e del sacrificio, della famiglia stabile e feconda, di rapporti veri. Intuisce che nulla è così triste quanto una vita vuota e priva di senso". Di famiglia il cardinale ne ha parlato anche ieri sera, nella messa vigilare celebrata al termine del pellegrinaggio a piedi al santuario. "Lo Stato ha il compito grave di salvaguardare e di promuovere il bene primario della famiglia" difendendo "la famiglia tradizionale contro chi vorrebbe renderla un soggetto ondivago, senza il sigillo oggettivo del matrimonio". Nell’omelia odierna, parlando della recente Gmg, il cardinale ha ricordato che "i due milioni di giovani giunti a Madrid sono una buona notizia per il mondo, l’unica buona di questi tempi" perché "ben consapevoli delle difficoltà dell’ora, essi non hanno ceduto alla sfiducia né alla rabbia che distrugge, ma hanno rinnovato la speranza in Cristo ascoltando il Papa, e vivendo la gioiosa appartenenza alla Chiesa".
La società sia educante. L’altro appello del porporato è stato rivolto alla società intera affinché diventi "una società educante". "Se i giovani cercano dei punti di riferimento veri ai quali poter guardare con fiducia e, in qualche misura, anche affidarsi davanti alla vita – ha ribadito – comprendiamo quanto sia necessario e auspicabile che l’intero corpo sociale diventi un soggetto affidabile e vero: e cioè un ambiente di vita, un orizzonte di modelli, un clima respirabile di valori, un humus comune, dove l’apparenza, il raggiro, la corruzione non la spuntano, e la disonestà non è la regola esibita e compiaciuta". "Sappiamo che il sentire profondo della gente non è così e reagisce", ha aggiunto il cardinale, perché "l’esempio della vita dura, onesta e dignitosa dei propri avi è ancora vivo" e "questo mondo fatto di gente semplice e vera esiste, reagisce spesso disgustato, e resiste a fronte di stili non esemplari che, palesi e amplificati, sembrano rappresentare la norma". "Purtroppo – ha concluso il card. Bagnasco – i messaggi, che giungono prepotenti e insistenti nell’anima dei ragazzi, ma anche degli adulti, lasciano il segno, creano reazioni e fragilità emotive, paure, illusioni, rancori".