UNGHERIA
Approvata una nuova legge sulle Chiese e Comunità religiose nel Paese
Una nuova legge sulla Chiesa approvata dal parlamento ungherese il 12 luglio scorso ha provocato un certo subbuglio nella vita politica e sociale del Paese. La legge, che riduce le attuali 358 Chiese e comunità religiose riconosciute dallo Stato a sole 14 (fra cui la Chiesa cattolica, i cui fedeli sono pari al 54,5 % degli abitanti) entrerà in vigore il 1 gennaio 2012. Lo scopo di questa legge, fortemente sostenuta dal partito dell’attuale primo ministro, Viktor Orbán, è di bloccare l’espansione delle associazioni che hanno beneficiato di un aiuto finanziario pubblico “mascherandosi” da comunità religiose dopo la caduta del regime comunista. Le comunità religiose non approvate ai sensi della nuova legge possono fare richiesta di essere registrate in aggiunta alla lista. Una risposta positiva a tale richiesta esige l’approvazione di due terzi dei membri del parlamento e diverse altre condizioni (debbono dichiarare la loro fede e le loro attività religiose, presentare le prove di essere operative da almeno 20 anni e specificare la normativa relativa alla loro struttura e al loro funzionamento). Un emendamento al progetto di legge, sottoposto dal comitato parlamentare per gli affari costituzionali poco prima della votazione finale, ha eliminato i criteri concernenti il requisito di avere al proprio attivo almeno mille fedeli per poter istituire una Chiesa.La protesta. La legge è stata approvata con 254 voti a favore e 43 contrari, provocando una serie di proteste e reazioni, a cominciare da 16 piccole Chiese che sono destinate a perdere il loro riconoscimento ufficiale. Queste ultime hanno recentemente depositato un appello presso la Corte Costituzionale, sollevando l’obiezione che la nuova legge non garantisce la separazione fra Chiesa e Stato, viola il principio fondamentale della libera pratica della religione che è in genere applicata dai Paesi che si ispirano allo stato di diritto, e non prevede alcuna risorsa che consenta una soluzione legale. Le Chiese hanno inviato una lettera al presidente Pál Schmitt, al primo ministro Viktor Orbán, al portavoce László Kövér e a tutti i membri del parlamento. Con un appello a riprendere in esame la nuova legge sono venuti allo scoperto numerosi dissidenti, anche 15 firmatari – comprendenti scrittori, intellettuali, politici, fra cui Gábor Demszky, Miklós Haraszti e Ferenc Koszeg – chiedono “di intraprendere un’azione decisa in difesa della libertà di religione e delle altre libertà fondamentali che si trovano attualmente in grande pericolo in Ungheria”. La lettera sostiene anche che questa nuova legge sulla Chiesa priva del loro status ecclesiastico numerose comunità religiose, molte delle quali stanno svolgendo un ruolo chiave nel fornire servizi ai senzatetto, agli anziani, ai Rom e ad altri gruppi svantaggiati che rappresentano decine di migliaia di persone. Zoltán Kovács, il Segretario di Stato incaricato delle comunicazioni governative, ha replicato con una dichiarazione in cui si affermava che la nuova legge sulle Chiese riconosce “il diritto inalienabile degli individui di scegliere e praticare una religione”, ma lo Stato ha selezionato 14 Chiese per concedere loro dei sussidi speciali in virtù del loro ruolo in campo umanitario e nei settori dell’istruzione e dell’assistenza sociale.Fuori dalla lista. Il capo della Chiesa Metodista ungherese, István Csernák, ha affermato che la sua comunità – un’organizzazione attiva da un centinaio di anni – è stata “sconvolta” nel venire a sapere che la sua denominazione era stata omessa dalla lista delle 14 Chiese approvate dalla nuova legge, pur ammettendo che il cambiamento legislativo risulta “importante e necessario” per filtrare le organizzazioni aventi “finalità commerciali”. Zoltán Bolek, il capo della comunità islamica ungherese, ha affermato che sono stati “costernati” nell’apprendere che la loro comunità non compariva nella nuova lista, pur prendendo atto della decisione del parlamento. Il leader della comunità buddista Karma-Kagyupa, Zsolt Balog, ha dichiarato che la sua organizzazione è pienamente compatibile con i requisiti richiesti e che presenterà domanda per essere registrata in aggiunta alla lista. Secondo il Segretario di Stato incaricato degli affari ecclesiastici, László Szászfalvi, le Chiese e le comunità precedentemente menzionate, così come molte altre, potranno presentare richiesta di uno status ecclesiastico ufficiale durante la sessione autunnale del parlamento. Finora le Chiese Anglicana, Metodista, Pentecostale e Avventista del Settimo Giorno, così come due congregazioni islamiche, la comunità buddista e alcune altre entità, hanno segnalato il proprio desiderio di essere ufficialmente registrate come Chiese. Le loro domande dovranno essere sottoposte al Ministero di Giustizia e poi trasmesse al parlamento per una decisione. Szászfalvi ha promesso che il suo segretariato garantirà “un livello burocratico minimo e la massima celerità” nella procedura di registrazione. Ha anche aggiunto che il governo si impegna a garantire che le organizzazioni religiose che gestiscono istituzioni di utilità sociale o scuole, ma che non sono considerate Chiese ai sensi della nuova legge, continueranno a ricevere i finanziamenti pro capite tratti dal bilancio statale centrale nel 2011 e nel 2012. I dettagli relativi al finanziamento debbono ancora essere stabiliti.