EDITORIALE

Puntare in alto

Il messaggio della Gmg di Madrid all’Europa

La Giornata mondiale della gioventù di Madrid è stata un grande evento di fede e di gioia. È stato impressionante vedere le centinaia di migliaia di giovani che si sono sentiti convocati dal Papa ed hanno intrapreso un cammino per arrivare a Madrid con una grande voglia di fare una forte esperienza di fede. A Madrid hanno ascoltato le catechesi dei loro vescovi, hanno pregato, si sono confessati e, infine, hanno incontrato il Successore di Pietro. Sono tornati a casa e la Gmg continua.Ci sono stati 2 milioni di giovani (l’organizzazione ha parlato di 2.100.000, alcuni giornali parlano di 2 milioni, altri di 1 milione e mezzo), più di mille vescovi, circa 12.000 sacerdoti e migliaia di religiose e di animatori adulti. Sappiamo che tantissimi altri giovani e meno giovani hanno seguito l’incontro attraverso la televisione o su internet. È anche evidente che ogni gruppo, che è venuto a Madrid, ha lasciato molti amici a casa, e sono sicuro che tanti pellegrini, come il Papa ha chiesto loro, tornando a casa, racconteranno quello che è successo per trasmettere un po’ dell’entusiasmo vissuto. Il fatto che questi giovani si siano ritrovati in tanti, aiuterà loro ad avere più coraggio senza la paura di essere guardati dai loro coetanei in modo strano. Benché per una settimana i giovani cattolici hanno letteralmente invaso le strade e la metropolitana madrilena non dobbiamo cadere per questo in trionfalismi. Seppur tantissimi, non erano che una minoranza dei giovani nel mondo. Non ci dobbiamo illudere. Non siamo tornati alla cristianità. Rimaniamo in una società laica, in cui la maggior parte delle persone non sembra interessata alla religione. La missione è un’urgenza!Visibile è stata anche, oltre al numero, la qualità spirituale di tantissimi giovani. Ciò che ognuno ha vissuto lì, solo Dio lo sa. Ma possiamo essere certi che la stragrande maggioranza era lì perché voleva un vero incontro personale con Gesù nella sua Chiesa, e lo ha vissuto. Lo hanno percepito bene i vescovi e sacerdoti nelle confessioni e nelle catechesi o nelle Messe celebrate con i vari gruppi, hanno percepito questo bene. Ora, però, occorre fare in modo che l’entusiasmo rimanga in mezzo alle difficoltà e che la solita dicotomia tra fede e vita non torni, quando le scuole riprenderanno o quando torneranno al lavoro. L’unità tra vita e fede sarà il segno di un’esperienza ben vissuta.Si è capito subito che il Papa non era venuto per perdere tempo. Puntava in alto. Si può dire che Benedetto XVI è venuto per convocare ognuno ad assumere, in un dialogo personale con Dio, la sua vocazione, e a fare un’esperienza di fede e di appartenenza alla Chiesa e, di conseguenza, ad accogliere la dottrina della fede e la morale che la Chiesa insegna. E i giovani non si sono scoraggiati. Hanno applaudito, erano d’accordo con il Papa. Quello che Benedetto XVI diceva coincideva con quanto il loro cuore desidera. Questo dialogo esigente, ma vero, tra il Papa e i giovani ha contraddetto quelle proposte pastorali che pensano che per “attrarre” i giovani la Chiesa debba cambiare la morale e “seguire” i tempi. Le sfide attuali non chiedono soluzioni semplici ma, come il Papa ha detto alle giovani religiose, richiamano alla radicalità della fede. Adesso bisogna essere creativi per mantenere vive le parole sentite e trasformarle in carne e sangue nella vita quotidiana dei giovani e a partire da questi anche nelle famiglie e nella società.Certo, la Gmg non risolve tutti i problemi dei giovani e della Chiesa, però è una grande spinta alla nuova evangelizzazione dell’Europa. Davanti alle tante difficoltà sociali, economiche, culturali, affettive e spirituali dei giovani, la Gmg fa crollare l’idea che la Chiesa sia una realtà del passato e che il suo discorso è retrogrado ed incapace di interessare i giovani. Dopo Madrid è chiaro che quello che la Chiesa porta al mondo interessa agli uomini e alle donne di oggi, come anche a quelli di domani. Adesso bisogna procedere in questo cammino. La vita della Chiesa si realizza nella quotidianità di ogni momento e di ogni decisioni. Abbiamo bisogno di momenti speciali, come Pietro, Giacomo e Giovanni che hanno avuto bisogno di salire al Monte Tabor per non perdersi d’animo davanti alle difficoltà annunziate; ma poi si deve scendere e seguire la vita normale. La Giornata mondiale della gioventù di Madrid non è sufficiente, ma è un grande dono per l’Europa e certamente la Chiesa non lascerà che essa cada nel vuoto. Quei giorni hanno dimostrato che laddove c’è Dio – e Dio è sempre disponibile – lì c’è una vita piena. Ed i giovani insieme al Papa hanno insegnato questo al mondo.